Un insolito lunedì di lavoro Un altro odioso lunedì mattina per Armando che ad andare a lavoro con quel freddo di fine novembre non ci avrebbe neanche pensato. Avrebbe voluto avere l'energia di sua moglie Laura che si alzava dal letto un'ora prima di lui e preparava pure la colazione prima di correre in ufficio. Comunque, la sveglia aveva già suonato e Armando, idraulico di 32 anni, si era messo a sedere sul letto. Con un energico sbadiglio e un portentoso stiracchiamento, si diede lo slancio per incominciare la giornata. Dopo essersi preparato e aver consumato la colazione, scese nel parcheggio del palazzo dove lo aspettava il suo Fiat Fiorino semi nuovo, pronto anche lui a buttarsi in mezzo al traffico caotico di Alessandria. Il motore, freddo, rispose pigramente all'accensione. Prima tappa: il magazzino di prodotti all'ingrosso di idraulica. Armando non amava percorrere la strada principale, ma per andare al magazzino era la via più veloce. “Veloce un cazzo!”...
Questa storia è strana, parecchio strana, ve ne sarete accorti dal titolo e se siete qui a leggerla, beh, anche voi sarete alquanto bizzarri. Tutto ha inizio in un soleggiato pomeriggio d'autunno in una piccola città lontana dalle metropoli. Robert stava uscendo dal suo ufficio, quando d'un tratto si ricordò di aver scordato il telefono sulla scrivania. Rientrò dal portone e salì le due rampe di scale. Si soffermò per qualche istante davanti alla porta dell'appartamento a fianco del suo ufficio. Una frase, probabilmente scaturita dalla televisione, gli aveva rubato un attimo di attenzione. Il tizio, o la tizia, stava guardando uno di quei programmi sui misteri irrisolti in qualche cittadina semi sconosciuta del mondo. Nella trasmissione discutevano di creature arrivate da altre dimensioni e di cosa erano venute a fare nella nostra realtà. Forse per avvertirci di qualcosa? Forse per prendere il sopravvento sulla nostra razza? Tutte domande che terminavano con un “ è possib...