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Il Solstizio di Pancrazio

In un futuro non molto lontano, la tecnologia è riuscita a creare una tuta spaziale resistente al calore del sole, questa scoperta portò alla spedizione mondiale nota come “Praise the Sun” che consisteva nel lancio in orbita di un razzo spaziale con una squadra di 4 uomini provenienti da varie nazioni: uno tra questi era l'ufficiale Pancrazio Brunetti.

Per arrivare vicino al Sole ci impiegarono più o meno 8 anni ed è proprio dinnanzi alla splendente ed enorme palla di fuoco che nacque la leggenda del solstizio che da il titolo a questa storia.

Erano passati due gironi da quando la nave spaziale “Highlight” si era fermata nel punto studiato dalla base terrestre. Tutto era filato liscio e l'equipaggio, perfettamente addestrato, compiva ricerche e studi sull'enorme stella.

Yuri Popov, astronauta russo, era molto impressionato dai suoi compagni di viaggio che in un paio di giorni avevano già terminato alcune difficili ricerche. “Caspita ragazzi. Non avete idea di quanto sia felice di stare qui con voi, davvero. Abbiamo compiuto delle ricerche incredibili in pochissimo tempo e quando ci hanno messi nello stesso gruppo, non avrei scommesso un centesimo su di voi.”

Ryan Stewart, l'americano, era adagiato sul comodo sedile di guida con i piedi sulla plancia dei comandi; lanciò un sorrisetto meschino a Yuri. “Ci credo. Vale lo stesso per me. Ma ammetto che con questo equipaggio stiamo andando alla grande!”

Tutti erano felici quel giorno o quella sera, essendo davanti al Sole non potevano sapere se era giorno o notte, ma non importava a nessuno.

L' altro membro della squadra era il tedesco Friedrich Wagner. Non era un tipo molto solare, preferiva stare per conto suo giocando solitamente a briscola da solo, ma anche quell'attività ludica non lo divertiva un granché poiché spesso perdeva.

Ultimo membro, ma non per importanza, era Pancrazio Brunetti. Un uomo non molto affascinante, ma dallo sguardo fiero. Il suo sogno, sin da bambino, era quello di volare nello spazio e c'era riuscito, finalmente. Nel giro di pochi anni, durante gli studi all'accademia di Culdalmello, un piccolo borgo italiano, si era subito fatto notare dai professori che spesso lo lodavano per le sue doti: “Sei proprio bravo Pancrazio e vedrai come sarai bravo pure nello spazio.”

E infatti non si erano sbagliati. Purtroppo passò molti anni in povertà, vivendo nel giardino della villa dei suoi genitori, dentro una capanna di sassi e terra dove il tetto bucato gli mostrava le bellezze del cielo notturno. In teoria però, dopo anni di buio e sofferenza, deve per forza arrivare il giorno dove si trova un raggio di Sole. All'età di 26 anni, la Società Spaziale dell'Accademia di Culdalmello, la SPAC, notò la bravura di quel ragazzo negli anni di studio, l'impegno e la volontà, così decisero di premiarlo e dopo qualche anno di addestramento, a 30 anni cominciò la missione verso il Sole.

I suoi genitori furono molto fieri di lui, tanto che non andarono nemmeno a salutarlo al momento del lancio dello shuttle, anzi, proprio quel giorno distrussero quella piccola capanna diroccata per ampliare la piscina. “Buona fortuna Pancrazio.” Esclamò suo padre guardando il sole per qualche minuto, provocandosi una grave lesione alla retina.

Ed ora Pancrazio era lì, nello spazio profondo insieme ai suoi compagni astronauti.

Popov sospirò: “Uff. domani tocca uscire per avvicinarci alla stella. Che stress!”

Ryan sbuffò parecchio forte da smuovere il tupè di Friedrich che tanto manco se ne accorse. “Hai ragione amico. Pensa che ho già l'ansia. E tu Pancrazio? Non sei preoccupato?”

Brunetti era coraggioso e non gli importava di rischiare la vita, anche perché dentro di lui sapeva che tutte le ricerche e la preparazione fatte sulla Terra erano servite a rendere la missione sicura.

“Io esco volentieri. Abbiamo le tute e tutte le attrezzature che ci servono a svolgere per bene il nostro lavoro.”

“Beh, vista così, non posso che darti ragione. In fondo cosa vuoi che succeda.” Disse Popov.

“Esatto ragazzi. Rilassiamoci e andiamo a dormire.” Esclamò Ryan.

Gli astronauti andarono verso le loro stanze, solo Friedrich era rimasto lì, ingarbugliato nella sua partita di carte.

Al risveglio erano tutti pronti, compreso Wagner che aveva dormito sulla poltrona del pilota. Indossarono le tute pronti ad uscire nel vuoto.

Fuori era stupendo. Il sole abbagliava, ma dietro i loro caschi fumè la luce non dava fastidio e i nostri eroi vedevano perfettamente ogni cosa.

Pancrazio era stupefatto da quell'atmosfera, in senso poetico, eh, perché nello spazio di atmosfera non ce n'è mica. Vedeva le stelle lontane, le galassie luminose, i pianeti e i corpi celesti che saettavano nel nero profondo. Davanti a lui però, c'era il Sole, la sua missione era quella. Si avvicinò insieme agli altri, raccolsero i dati che avrebbero studiato più tardi nella base spaziale e tornarono indietro verso la navicella.

Tutto era filato liscio, ma Pancrazio avvertì improvvisamente un gran caldo.

Gli altri non se ne accorsero e andarono avanti verso la Highlight, Pancrazio notò un piccolo foro nel tubo del serbatoio dei razzi di spinta. Provò ad andare avanti ma rimase lì, immobile.

Chiamò i suoi compagni, ormai a bordo della nave, ma capendo la situazione si misero all'opera per arrivare il più vicino possibile all'astronauta in pericolo.

“Forza! A tutta birra!” Disse Ryan. Alzò la cloche al massimo compiendo un enorme balzo in avanti con la nave che mancò Pancrazio e finì dritta dritta dentro al Sole, sparendo. Pancrazio rimase immobile, non credeva alle sue pupille. Attorno a lui non sentiva nulla a parte il suono del suo respiro.

Passarono parecchie ore. Pancrazio rimase lì immobile, sapendo che ormai era inevitabilmente finita per lui.

Chi avrebbe mai potuto recuperarlo. L'astronauta finì la sua vita di fronte alla grande stella chiamata Sole, ma come per magia, come per ricordarlo, il Sole lo attirò a se, facendolo roteare attorno a lui. Il resto lo fece la tuta ad energia infinita che lo conservò per sempre come una mummia spaziale.

Roteando intorno al Sole, una volta all'anno, l'ombra del prode astronauta Brunetti si staglia sul pianeta Terra e la gente lo festeggia ogni 365 giorni come un evento speciale. Evento che fu battezzato come “Solstizio di Pancrazio.”

 


 





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