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Il Latte nel Frigo

È sempre dalle storie più semplici che iniziano i casini.

Questa storia comincia in una mattina come tutte le altre, in una delle solite piccole città dove una signora di mezza età, semplicemente, esce di casa per andare al mini market appena due vie oltre la sua abitazione.

La vecchia porta del negozio si apre accompagnata dal tintinnio di una campanella.

“Buongiorno Adele.” La signora di mezza età conosce bene la commessa, più vecchia di lei di qualche anno, e spesso sosta nel negozio per parlottare del programma in TV della sera prima, di un po' di gossip, ricette o di qualche stralcio di politica.

Adele, intenta a posizionare accuratamente le confezioni di zucchero sullo scaffale alle sue spalle, si volta verso la cliente.

“Oh, salve Marta. Serviti pure.”

Adele si fidava della signora Marta perciò poteva continuare col sistemare la merce sugli scaffali mentre la sua cliente sceglieva i giusti prodotti.

Marta scelse la farina, il tipo di pasta che preferiva, ovvero i rigatoni, la salsa di pomodoro classica, qualche cracker, o come li chiamava lei "cracks", del formaggio e del detersivo per piatti al limone.

Era pronta davanti alla cassa quando...”Oh, che sbadata. Ho dimenticato il latte.”

Adele abbozzò un sorriso mentre cominciò a battere i prodotti sul registratore di cassa; nel mentre, iniziò a parlare di quell'attore di quella fiction da due soldi che si era trovato una nuova fiamma.

“Si si. Ho visto, va là!” Esclamò Marta mentre tornava alla cassa con la bottiglia di latte. “Eh, quello è furbo, è un vero sciupafemmine.”

Adele ridacchiò: “Vero, vero. Però ha buon gusto.”

“Ah, ma hai cambiato latte?” Chiese Marta in maniera quasi dispiaciuta dando un'occhiata alla bottiglia.

“Si, il vecchio fornitore ha cambiato giro di consegne e per adesso mi appoggio a questo signore. Un tale di una grossa fattoria a pochi chilometri da qui.”

Marta guardò la bottiglia e il bianco liquido all'interno. La scrollò. “Be', proviamolo.”

“Poi mi dirai.” Disse la commessa. “Sei la prima, per ora, a provarlo.”

Marta annuì e dopo altre quattro chiacchiere uscì dalla bottega.

Entrata nel suo appartamento ripose la spesa al giusto posto.

Marta viveva sola dopo che qualche anno prima il marito aveva deciso di scappare con un'altra donna molto più giovane di lui. Ma a Marta ormai, fregava ben poco. Aveva le sue amiche, e ogni tanto pure qualche storia.

Il pomeriggio assolato era perfetto per leggersi sull'ampia terrazza l'ultimo romanzo rosa appena acquistato: “Lacrime di Petali di Ciliegio”.

Dopo un bel po' di pagine, qualche sospiro e un paio di lacrime, era giunta l'ora di prepararsi una cena leggera.

Marta andò verso il frigo e aprendolo cercò disperatamente il formaggio spalmabile light, che con i cracker appena comprati e poco salati in superficie, era la morte sua.

Ma dove l'avrò messo?” Disse mentre spostava confezioni e contenitori vari.

Spostata la bottiglia di latte, ecco spuntare il formaggio.

Preso l'ambito premio, venne innescato un effetto domino che cominciò a spargere vasetti e bottiglie per il ripiano del frigo. Il vasetto di maionese, la marmellata e pure il latte appena comprato ruzzolarono ma la prontezza da casalinga esperta riuscì a fermare il danno.

Marta fece un sospiro.

“Per un pelo. Sai che voglia, poi, a pulire tutto?”

Cena light, smalto corallo, un po' di reality show ed era già ora di andare a letto.

Nel silenzio della notte, a parte qualche schiamazzo in lontananza, Marta si svegliò.

Un lieve ticchettio proveniente dalla cucina risuonava come un gong nel silenzio del buio.

“Che sia il gas? O forse la lavastoviglie? O magari il lavandino...faccio prima ad andare a vedere.”

Scocciata e assonnata camminò sciabattando verso la cucina.

Accese la luce e ascoltò con attenzione. Ora non si sentiva più nulla.

“Bah! Fanculo!”

Si voltò per spegnere la luce e tornare nella stanza, ma ovviamente, proprio in quel momento (è un clichè...) il rumore ripartì preciso come un orologio.

Marta si voltò nuovamente. Il ticchettio, che ora sembrava leggermente più forte e insistente, proveniva dal frigo. Dall'interno del frigo.

Perplessa, Marta sbirciò all'interno del frigorifero.

Non poteva credere a ciò che stava vedendo.

Qualcosa dentro la bottiglia di latte si stava muovendo, e avvicinando lo sguardo vide che qualcosa stava picchiettando sul vetro della bottiglia.

“Alla faccia dei fermenti lattici vivi, ma cosa mi ha venduto quella santa donna?”

Prese con delicatezza la bottiglia e posandola sul tavolo controllò la data di scadenza.

“Ok. Almeno non è andato a male.”

Ripose delicatamente la bottiglia nel lavabo.

“Domani la riporto in negozio e chiedo di poterla cambiare. Non credo sia sano berne il contenuto.”

Chiuse dietro di se la porta della stanza e tornò a dormire.

La mattina si svegliò dimenticandosi completamente della bottiglia di latte. Si fece una doccia, si cambiò, uscì a fare colazione e qualche commissione veloce.

Il cielo grigio minacciava un bel temporale e in effetti tornò a casa poco prima che scoppiasse un grosso acquazzone.

Aperta la porta della cucina, le narici vennero sconvolte da un odore terrificante.

“Dio mio! Ma cheppuzza!”

Ecco che nella mente riaffiorò la bottiglia di latte.

Andò verso il lavandino. La bottiglia era lì con il tappo divelto, sdraiata, con il liquido denso che fuoriusciva lentamente.

La cosa strana di quel liquame, oltre la densità, era il colore. Un giallo maionese che ribolliva pigramente nella vasca del lavandino e che stava scivolando dentro lo scarico.

“Eh no, cazzarola!”

Disse Marta tappando alla svelta la vasca d'acciaio.

“Niente liquami strani nelle tubature...che poi mi si intasa tutto e devo chiamare l'idraulico.”

Il fetido liquame pareva vivo e muovendosi verso la bottiglia cominciò a crescere di volume, come una schiuma, facendo forza contro le pareti di vetro del recipiente.

La bottiglia si crepò prima da un lato, poi da un altro. Marta si scansò appena in tempo prima di vedere la bottiglia esplodere in mille pezzi.

Quello che ne scaturì fu un orrore giallognolo e puzzolente che prese le sembianze di un grosso verme con tanto di piccoli tentacoli che si muovevano in maniera frenetica come le zampette di un insetto.

“Oh porca putt...” In quel momento squillò il citofono.

Marta era a terra con gli occhi fissi sul mostro che, con movimento lento e strisciante, le si stava avvicinando spargendo bava da quella sottospecie di cavo orale fetente.

Marta scattò al secondo squillo del citofono. Si alzò prontamente come un centometrista e scappò dalla cucina chiudendo la porta mentre le decine di minuscoli occhi del verme schifoso la seguivano.

Marta sollevò la cornetta: “Chi è? Non è un buon momento...”

“Lo so...se è quello che immagino.”

La voce al di là del citofono era quella di Adele. Marta aprì subito il portone d'ingresso.

La proprietaria del minimarket era accompagnata da un uomo sulla sessantina con i capelli folti e grigi, i baffi che pareva uno sceriffo del Texas. Indossava un impermeabile marrone e tra le mani brandiva una strana arma.

“Ma chi diavolo è quest'uomo?” Chiese Marta fissandolo tra l'incredulità e la paura.

Adele la tranquillizzò subito: “è il lattaio, quello che ha la fattoria fuori città.”

L'uomo fece un passo avanti.

“Sono Paride il lattaio ed è ora di ritirare il latte scaduto!”

Detto questo, l'uomo tirò un calcio alla porta della cucina facendola sbattere violentemente contro il muro.

Vide il vermone lento e goffo avanzare verso di lui. Paride prese la mira con lo strano fucile e sparò.

Dalla canna uscì un sibilo accompagnato da un raggio candido come la neve che colpì la bestia.

Il larvone cominciò a divincolarsi in silenzio per poi gonfiarsi e ridursi in una pellicola bianca e viscida mista a poltiglia che rimase inerme sul pavimento della cucina.

Paride fu sopraffatto da un brivido carico di adrenalina. Guardò l'ammasso bianco rimasto a terra e sorrise stile Bruce Willis: “Ora siete fermenti lattici...morti!”

“Porca vacca!” Marta fu davvero impressionata ma comunque rimaneva ancora una cosa: “Scusate ma potete spiegarmi cosa cazzarola è successo?”

“Un bel problema.” Disse Adele dando un'occhiata a quell'ammasso di yogurt sul pavimento.

“Spiego io alla signora.” Paride conosceva la storia, l'aveva raccontata alla proprietaria del minimarket ed ora toccava spiegare tutto a Marta.

“La faccio breve. Circa una settimana fa, il campo dietro casa mia prese fuoco e da quel giorno le mucche cominciarono a fare un latte...diciamo, particolare.”

“Tutto qui?” Chiese Marta.

“Ovviamente no.” Rispose il fattore mentre ripuliva il fucile dagli schizzi di latte e yogurt.

“Dopo un paio di giorni ho scoperto cosa era successo. Nel campo trovai una strana pietra cava grossa quanto un uovo di struzzo. Credo che da lì siano usciti questi vermi o larve insomma.”

Intervenne Adele: “Alla fine hanno contaminato le mucche e si sono insediati nel prodotto finale...il latte.”

Marta non poteva credere alle sue orecchie e nemmeno ai suoi occhi, ma a questo punto la realtà era evidente. O forse era solo un sogno? No, fidatevi, è tutto vero. Non è una di quelle storie che il protagonista si sveglia nel letto dicendo: “Per fortuna era solo un incubo”, e poi si scopre che era solo dovuto tutto alla mancanza del Brioschi o dell'Alka-Seltzer. Proprio no!

Avrebbe dovuto vedere la mia fattoria, signora...un vero casino. Altro che l'Uomo di Marshmallow di Gozer!” Disse impettito l'uomo lisciandosi i baffoni. “È solo grazie al mio fucile a fermentazione rapida che l'ho scampata.”

Adele stava guardando fuori dalla finestra del palazzo. “Oh, giusto cielo! Questo non vi piacerà, signori.”

Tutti e tre andarono sulla terrazza. In mezzo alla città, un enorme verme giallastro grosso almeno quanto Godzilla stava seminando caos e viscidume per le strade.

Tonnellate di fluido maleodorante ricoprivano le strade mentre la gente scappava urlando in tutte le direzioni.

Paride rise di gusto mentre caricava il fucile a fermentazione rapida: “Signore, siete invitate alla festa.”

Puntò l'arma verso il bestione.

A Marta, questo casino, tutto sommato non dispiaceva. Era meglio di quelle fiction pallose sul primo canale: “Facciamolo a frammenti lattici, Paride!”

 


 


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