Questa storia ha inizio in un mondo lontano, sospeso nel bel mezzo di una sperduta galassia colorata.
Il pianeta “C12H22O11”, meglio noto come Zakhar, è riconoscibile per via del delicato colore rosa emanato dalla sua atmosfera e dal profumo intenso di caramelle che lo avvolge come uno scudo.
Ricco di forme di vita, ospita piante e animali di svariati tipi.
Le foreste sono ricche di alberi con tronchi di biscotto e foglie di pasta di zucchero, di cespugli di zucchero filato, mentre i fiumi e i laghi sono formati da succhi di frutta colorati di tutti i tipi con il corso d'acqua più famoso: il fiume Zueg, mentre più a nord troviamo montagne di panna e cacao che si stagliano sull'orizzonte.
Mari di bibite effervescenti ospitano pesci variopinti con le onde che si infrangono su scogli di caramello salato e si stendono su spiagge di zucchero di canna.
Gli esseri che abitano questo pianeta sono di tanti tipi diversi. Chi di cioccolato, chi di caramella, altri di puro zucchero e altri ancora di gelatine colorate o di marshmallow.
Si racconta che a dar vita a questo pianeta sia stato un enorme asteroide dalla scia multicolore che impattando con questo grosso sasso grigio, abbia dato forma, colore e profumo, creando un caos naturale che infine avrebbe dato origine a tutte le forme di vita.
Questa è la parte scientifica.
Nella parte spirituale si narra di un Titano multicolore e multisapore che, stanco di vagare da solo su un gigantesco sasso grigio, decise di rompere la sua scorza caramellosa per poi ridursi in pezzi, dando vita a tutte le specie presenti sul pianeta Zakhar. Un atto di altruismo senza confini, un sacrificio carico d'amore e gentilezza.
Ma ovviamente le due storie cozzano una contro l'altra e con il passare degli anni andare d'accordo tra le due comunità non è mai stato possibile.
Chi crede fermamente nel Titano da generazioni, è la famiglia del modesto Principato di Dufur.
Questi nobili posseggono vasti terreni che si espandono fino a est ai confini delle Rocky Mountains, una morbida catena montuosa di marshmallow bianco, rosa e azzurro che separa i confini con il piccolo Regno di Fluff, incentrato da sempre sulla ricerca scientifica e sul progresso.
La storia inizia proprio tra questi confini in mezzo alle montagne, nel giorno in cui un giovane minatore di nome Witor, instancabile lavoratore della cava di carbone dolce, si ritrova tra sentieri sconosciuti per via della nebbia che gli impedisce di trovare la strada di casa.
Avanzando tra i Boschi di Liquirizia si ritrovò in un enorme prato nascosto tra le rocce, in una conca ricca di verde menta dove al centro troneggiava un enorme agglomerato colorato.
Avvicinandosi, il minatore vide che era come un enorme guscio infranto e duro come la roccia; attorno ad esso, sul terreno, vide una scia di quello che forse un tempo era liquido, più precisamente caramello ormai secco da chissà quanti secoli.
Provò a romperne un pezzo con le mani, ma era troppo duro. Allora prese il suo piccone e dopo un paio di colpi riuscì a prelevarne un pezzo.
Non aveva dubbi, quello era il meteorite che aveva dato vita al pianeta Zakhar.
Eccitato per la scoperta e dopo aver ritrovato la strada per tornare al paese, corse in fretta verso casa.
L'indomani nel piccolo paese di Elah del Regno di Fluff, in molti avevano visto il minatore tornare con qualcosa di strano sotto la giacca mentre correva distrattamente verso casa, e questo non lo salvò dalle lingue lunghe come fruste di liquirizia.
Il giorno dopo, una carrozza trainata da orsi gommosi lo aspettava sotto casa. Witor era stato convocato al Palazzo del re nella vicina città di Haribo.
L'Onorevole Dunkin, il ciambellano di corte, lo aspettava in tutta tranquillità e con le mani dietro la schiena.
Witor salutò il funzionario di corte con un delicato inchino, senza nascondere un certo imbarazzo, e gli mostrò il pezzo di roccia che aveva prelevato.
Dunkin guardò quel pezzo di sasso con cura, studiandolo nei minimi dettagli.
“Ottimo lavoro, signor Witor. Porterò il campione agli alchimisti reali così potranno studiarlo a dovere. Potrebbe essere una grande scoperta.”
Il ciambellano estrasse dalle tasche una retina di monete di cioccolato e la porse al minatore.
“Grazie, signor Dunkin.” Disse Witor inchinandosi dolcemente.
Uscito dal palazzo, il signor Witor tornò al villaggio di Elah con una carrozza reale, assillato dalla gente che voleva sapere qualcosa di più.
Ma lui non aveva risposte. La verità sarebbe arrivata direttamente da Re Fluff II detto il Morbido in persona.
Intanto nel Principato di Dufur si vociferava di una scoperta quasi surreale proprio nel bel mezzo di una conca verde menta.
Si cominciò a parlare di questo eroe intrepido e senza nome che aveva coraggiosamente attraversato i Boschi di Liquirizia infestati dagli spiriti e che infine fosse giunto al cospetto dell'anima del Titano e questi gli avrebbe parlato e svelato segreti sull'origine dell'esistenza.
Il Principe Dufur, appena gli arrivò la notizia, chiamò subito al proprio cospetto il cavaliere più illustre del suo esercito, Lord Gelèe.
“Oh prode Gelèe, chiedo il tuo aiuto in una missione di Speranza e Fede.”
Il cavaliere gommoso e colorato si inginocchiò dinnanzi al suo dolce e celeste sovrano.
“Certo, mio Principe. Sono sempre pronto a servire Voi e il Titano.”
Il Principe spiegò la situazione al prode cavaliere che subito radunò tutti i suoi sottoposti e in men che non si dica partì verso le Rocky Mountains.
Il viaggio non fu privo di pericoli: feroci creature zuccherine assetate di melassa e mostri senza pietà cercarono di ostacolare il percorso dei valorosi cavalieri, ma ovviamente, grazie alla loro forza, il loro addestramento e non per ultima, la loro Fede, riuscirono a scalare il tratto di montagna che li portò dritti ai boschi di liquirizia.
Lord Gelèe alzò un pugno al cielo e avvertì il suo gruppo prima di avanzare attraverso quei boschi oscuri.
“Attenti, miei guerrieri. Tra questi profumati tronchi di liquirizia ci sono spiriti che tormentano persino le menti più raffinate.”
Gli spiriti in questione erano noti come i “Sukai”, fantasmi neri, spiriti tormentati di guerrieri caduti, un tempo dolci eroi, che ora avevano assimilato l'anima e l'aroma pungente di quei terribili boschi.
Procedendo con cautela e con le dovute preghiere, i guerrieri attraversarono la selva, ma una leggera nebbia di zucchero a velo scese su di loro avvolgendoli.
“Occhi aperti, miei prodi. Non fatevi ingannare dai Sukai.”
Corde nere come la pece e fruste rosse rubino, intrappolarono alcuni dei cavalieri che rimasero a terra immobili. Urla dense come caramello si spargevano nella nebbia, ma nessuno poteva fermarsi, bisognava avanzare a tutti i costi.
Al galoppo dei loro unicorni colorati e zuccherosi, Lord Gelèe insieme ai suoi cavalieri, riuscirono a galoppare fino alla conca verde menta. Lì, l'aria era fresca e il cielo tornò ad essere visibile.
“Che posto è mai questo?” Si domandò Gelèe mentre si guardava intorno con occhi pieni di meraviglia.
Smontò da cavallo e si diresse verso il grosso masso colorato in mezzo alla conca. Osservava quell'enorme guscio spesso e variopinto con orgoglio e umiltà. Poteva vedere il Titano in tutto il suo splendore. Euforico di gloria, fece radunare tutti i suoi cavalieri attorno al masso e incominciarono a pregare tutti insieme.
Terminata la supplica inchinati davanti al Titano, il Prode Cavaliere si alzò e disse: "Ora sappiamo la verità. Ora finalmente, abbiamo trovato il Signore di questo mondo e Zakhar sarà un posto migliore. Dobbiamo diffondere la Verità in tutti gli angoli di questo pianeta con amore, grazia e se dovesse servire, forza!”
Nel Regno di Fluff, invece, gli alchimisti avevano portato a termine le ricerche sul frammento portato dal minatore Witor.
Il capo dei ricercatori, il Signor Seltz, portò i risultati a Fluff II.
“Mio sovrano” disse quasi ansimando e inchinandosi frettolosamente, “Ecco i risultati delle ricerche.”
Porse il foglio al re che subito si alzò dal trono e andò incontro per leggerlo.
Re Fluff quasi perse tutta la sua morbidezza leggendo ciò che era scritto su quel foglio. Lo guardò ancora per essere sicuro. Non c'erano dubbi.
Il sovrano convocò subito un'assemblea speciale con tutti gli alchimisti che avevano lavorato alle ricerche, il generale Rocher , il ciambellano Dunkin e tutti i funzionari.
“Illustri rappresentanti multigusto, quello che abbiamo scoperto ci porterà ad una nuova era. Costruiremo una nuova civiltà avanzata e porteremo la conoscenza su tutto il pianeta. Zakhar sarà riplasmato a beneficio di tutti i suoi abitanti,” Sul volto di Re Fluff si dipinse un aspro sorriso mentre continuava il discorso, “Noi verremo riconosciuti come il regno del progresso e Fluff sarà sulla bocca di tutti!”
Il discorso ebbe un gran successo, ma non era ancora finito. Il sovrano si voltò verso il Generale Rocher seduto in fondo al grande tavolo rettangolare e, con voce morbida e dolce disse: “Ovviamente, i Paesi che non saranno d'accordo con questo quadro generale verranno duramente sanzionati e, se sarà il caso, convinti con la forza!”
L'indomani al sorgere del sole, Rocher e un manipolo di soldati sarebbero partiti per raggiungere la conca verde menta, luogo ignoto fino al giorno prima ma che ora, grazie al ritrovamento di Witor, stava diventando un po' troppo famoso.
Il tramonto colorava il cielo di tonalità calde e brillanti. Witor era sulla terrazza e Rossana, la sua fidanzata, lo stava chiamando per la cena.
Witor si mise a tavola non con il solito spirito allegro e Rossana se ne accorse subito: “Mon chèri, che cosa ti turba?”
L'uomo guardava tristemente il piatto di zuppa di colla di pesce e sospirò.
“Sai è per il ritrovamento che ho fatto ieri. Avrò fatto bene a portarlo al Re?”
Rossana, dolce come sempre, si spostò un ciuffo di chioma rossa dal viso. “Credo che tu abbia fatto la cosa giusta, mon cheri. E poi cosa potrebbe succedere di così grave nell'aver prelevato un pezzo di vecchio e stantio sasso spaziale?” Lo disse con il sorriso che Witor aveva sempre amato e che fece rallegrare anche lui.
Eppure qualcosa in lui lo turbava e quella notte fece fatica a prendere sonno.
La mattina seguente, il Generlae Rocher e le sue truppe avevano raso al suolo mezzo bosco di liquirizia con la scusa che intralciava il loro cammino, per non parlare di tutti quegli animali feroci che gli avevano ringhiato contro nel tentativo di azzannarli e graffiarli. Alcuni soldati erano addirittura morti per via di quelle bestie nere che vagavano impazzite nei boschi.
“È sempre un peccato distruggere parte della natura, ma è il nostro lavoro. E poi se intralcia il cammino c'è poco da fare!” Sbraitò il generale in sella ad un grosso orso gommoso rosso che inarrestabile solcava i boschi di liquirizia e fendeva la fitta nebbia di zucchero a velo.
“Che dite voi soldati? Ho detto la verità?” Domandò con il suo grosso vocione rauco.
“Si Signore, Signor Generale!” I soldati risposero tutti insieme, ormai addestrati anche a quello, a pensare come uno sciame di m&m's.
Ed ecco che la nebbia si dirada e dinnanzi ai soldati prende vita un panorama mozzafiato.
La Conca Verde Menta era un paradiso vergine e fresco dove solo la natura ne era padrona incontrastata.
Rocher fece segno ai suoi soldati di fermarsi. Andò avanti lui, fino al centro dove si trovava la gigantesca pietra infranta caduta dal cielo.
“Finalmente” Esclamò Rocher con gli occhi che brillavano dalla gioia della scoperta.
“Il tanto acclamato asteroide è finalmente sotto ai nostri occhi ed è davvero enorme.”
Uno dei soldati si avvicinò al generale ed altri dietro di lui.
“Signore, è davvero quell'asteroide?”
“Si, soldato. Ed è nostro, finalmente.” Il ghigno sul viso barbuto del generale era pieno di avidità e sogni di grandezza.
“Torniamo dal Re. Dobbiamo organizzare una missione di recupero!”
Il mondo stava per essere piegato dalla tirannia del Re Fluff da una parte e soggiogato dal delirio di onnipotenza del Principe Dufur dall'altra. Ma l'enorme ego di principi e re doveva fare i conti con qualcosa di molto più grande di loro.
La mattina seguente, il recupero da parte del regno di Fluff coincideva proprio con lo stesso giorno della missione sacra di Dufur che aveva impartito l'ordine di ritornare alla Conca Verde Menta, portare via l'asteroide o meglio, l'Idolo, e infine tornare al principato e cominciare la “Missione Sacra della Verità”: così l'aveva chiamata Dufur.
Quella mattina, Witor era uscito di casa poco prima del solito. Avrebbe cercato quello strano luogo che ormai era sulla bocca di tutti ma nessuno osava avvicinarsi per via delle storie sugli spiriti Sukai e sulle bestie feroci.
Tra un sentiero e l'altro trovò finalmente la strada, attraversò il tratto di bosco ormai rovinato e infine giunse alla conca.
Il masso colorato era ancora là in mezzo. Si avvicinò e si sedette davanti ad esso.
Il sole caldo gli calmava lo spirito e stare vicino a quella pietra gli dava una sensazione di benessere mai sentita prima.
Passò qualche minuto quando dagli alberi in fondo alla conca sentì uno scalpiccio.
Spaventato si nascose dietro all'asteroide, ma subito si rilassò vedendo che era Rossana.
“Cosa ci fai qui?” Chiese in tutta calma.
“Mon cheri, ti ho seguito. Ero molto preoccupata.” Rossana camminò verso il suo fidanzato guardandosi intorno stranita e posando gli occhi sul quel grande masso che troneggiava tra l'erba fresca e profumata.
“Ma che posto è questo? Non l'ho mai visto prima.” Chiese la ragazza.
“Questa è la famosa Conca Verde Menta, nascosta e protetta dai Boschi di Liquirizia. Bel posticino vero?”
Rossana annuì senza dire una parola. Sfiorò il masso che risultò subito caldo al tatto.
Rimasero lì distesi senza dire nulla, ascoltavano la natura che parlava loro con il suo linguaggio delicato.
Poi d'un tratto si avvicinarono rumori feroci, pesanti, fastidiosi e sgraditi. L'armonia della natura era finita.
Da est, soldati in sella a grossi orsi gommosi guidati dal Generale Rocher, da ovest su delicati unicorni di zucchero colorato, i cavalieri guidati da Lord Gelèe.
Re Fluff II e il Principe Dufur si trovarono faccia a faccia.
“Miscredenti! Scorrerà la melassa dai vostri corpi!” Li accolse il Principe Dufur.
“Codardi! Vi ridurremo sugar-free!” Echeggiò Re Fluff.
In mezzo a tutto questo si trovavano Witor e Rossana che restavano nascosti in un anfratto dell'asteroide.
Fu un istante. Come una miccia corta che esplose in un attimo, la battaglia prese subito vita.
Le leghe create tramite la polvere estratta dal frammento di meteorite davano alle armi dell'esercito di Re Fluff una forza mai vista prima con colori sfarzosi che spiccavano sul cielo divenuto grigio come piombo.
Il Principato di Dufur si appoggiava solo alla Fede e poteva richiamare magie di luce colorata grazie ai minuscoli idoli forgiati da un altro frammento di asteroide prelevato da Lord Gelèe.
Nessuno dei due eserciti riusciva a tenere testa all'altro.
Nessuno poteva vincere poiché le forze in gioco erano le stesse anche se con forme diverse.
Witor e Rossana se ne stavano nascosti tra il fragore delle armi e le urla dei soldati.
“Basta.” Sussurrò Witor. “Basta...Basta!” Urlò così forte che i due eserciti si fermarono e guardarono attoniti verso l'asteroide.
“Fermatevi!” Ordinò il minatore, mentre Rossana usciva lentamente per poi scattare verso di lui.
“Il potere vi ha reso ciechi. Nessuno di voi sta vincendo. State solo uccidendo uomini che seguono la vostra futile parola.”
Re Fluff riconobbe l'uomo dai capelli giallo limone e buttò fuori una risata sguaiata. “Ah il minatore. Questa battaglia è iniziata da te. Codardo! Togliti dai piedi!”
La battaglia riprese come se niente fosse e dietro ai due eserciti arrivarono altri soldati da entrambe le parti: chi con archi e frecce, chi con spade, chi con armi magiche. Quel posto ormai si stava riducendo ad un inferno.
Ma stava per succedere qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato.
L'asteroide cominciò a emanare una lieve luce che solo Rossana e Witor potevano vedere poiché molto vicini ad esso.
I due si guardarono: “Dobbiamo scappare, dolcezza!” Witor prese per mano Rossana e si voltò per correre ma qualcosa non andava. Tutto d'un tratto Rossana era diventata pesante e quando l'uomo si voltò verso di lei, vide che si stava accasciando a terra, senza forze. La melassa fuoriusciva dal suo corpo.
Disperato, Witor si buttò a terra e trascinò la sua ragazza dietro alla grossa pietra.
Saette colorate stavano volando per tutta la conca. L'energia emanata dalle armi e dalle magie dei due eserciti si stava liberando in maniera selvaggia.
Witor non sapeva più cosa fare. Adagiò Rossana contro l'asteroide che cominciò ad assorbirla in un liquido viscoso e arcobaleno.
Witor cercava di tirarla a sé ma l'energia era troppo forte. Rossana sparì dentro la roccia.
Distrutto da quella visione, Witor non riuscì a rimanere immobile. Nonostante la furia della battaglia, tutto attorno a lui sembrava in silenzio. La disperazione lo abbracciò e senza pensarci troppo si alzò per correre verso i due eserciti, ma una voce scaturì dall'asteroide: “Fermo!” Ordinò.
La riconobbe subito. Si immobilizzò. Era la voce di Rossana che gli tese una mano: “Aiutami ad uscire da qui!”
Incredulo, Witor afferrò la mano e tirò. Non poteva credere ai suoi occhi: Rossana era lì, davanti a lui con la sua chioma rossa splendente.
“Ma che...?” Witor perse le parole. “Dobbiamo andarcene, forza!”
Rossana gli rispose con un secco “no!”.
Afferrò la mano di Witor facendogliela posare sul grande masso. Poi lei fece lo stesso mentre teneva per mano il suo fidanzato.
Un calore mai sentito prima, intenso e calmo li avvolse. Una luce rosa caramella li investì e non videro più nulla. Passarono pochi secondi e si ritrovarono di nuovo davanti alla battaglia ma questa volta la guardavano dall'alto. Erano diventati enormi.
Witor osservò il palmo della sua mano destra. Era rossa come una red velvet. Si sentiva un fuoco dentro e cominciò a colpire il terreno con i suoi enormi zoccoli.
Si voltò verso Rossana che ora aveva le sembianze di una bestia nera, lucida come liquirizia, una sorta di drago o forse un demone, ma non era affatto spiacevole da guardare, aveva una certa armonia.
Rossana osservò Witor che ora aveva le sembianze di un lupo o forse un leone con una criniera che pareva di fuoco.
Dentro di loro le voci erano le stesse e si parlavano come sempre.
I due eserciti videro le due bestie materializzarsi dal nulla e non poterono far altro che rimanere a guardare mentre il caos di vampate di fuoco e raggi di colori mai visti prima li investivano senza lasciare nemmeno una traccia di melassa o gelatina colorata.
Fu un attimo e i due fidanzati si ritrovarono nella Conca Verde Menta da soli, sdraiati accanto all'asteroide.
“Torniamo a casa, mon cheri, è tutto il giorno che siamo qui sdraiati.”
Witor annuì, era in pace con se stesso. Tornò al villaggio Elah. La notizia che gli arrivò alle orecchie fu strana, devastante ma per nulla triste: Re Fluff e il suo esercito erano spariti insieme al Principe Dufur e i suoi cavalieri. In quel momento Witor vide nella sua mente una bestia nera, ma solo per un breve attimo fuggente. A Rossana invece parve di ricordare una bestia rosso fuoco, ma fu un ricordo talmente breve che non riuscì ad afferrarlo.
Il Regno di Dunkin, ex ciambellano di corte, conquistò tramite accordi e senza l'uso della forza l'ex Principato di Dufur. Ora, la più grande nazione al mondo era anche la più rinomata e la più desiderata.
Tutto il mondo era sereno, colorato, dolce e gioioso.
Peccato che a nessuno venne l'idea di fondare un'agenzia spaziale per il controllo degli asteroidi.
Avrebbero notato subito quel grosso meteorite duro come una caramella e amaro al sapor di rabarbaro dirigersi verso il pianeta Zakhar...ma questa è un'altra storia.
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