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Pipe Watcher

Un insolito lunedì di lavoro


Un altro odioso lunedì mattina per Armando che ad andare a lavoro con quel freddo di fine novembre non ci avrebbe neanche pensato. Avrebbe voluto avere l'energia di sua moglie Laura che si alzava dal letto un'ora prima di lui e preparava pure la colazione prima di correre in ufficio.

Comunque, la sveglia aveva già suonato e Armando, idraulico di 32 anni, si era messo a sedere sul letto. Con un energico sbadiglio e un portentoso stiracchiamento, si diede lo slancio per incominciare la giornata.

Dopo essersi preparato e aver consumato la colazione, scese nel parcheggio del palazzo dove lo aspettava il suo Fiat Fiorino semi nuovo, pronto anche lui a buttarsi in mezzo al traffico caotico di Alessandria.

Il motore, freddo, rispose pigramente all'accensione.

Prima tappa: il magazzino di prodotti all'ingrosso di idraulica.

Armando non amava percorrere la strada principale, ma per andare al magazzino era la via più veloce.

“Veloce un cazzo!” Imprecò colpendo il volante. Davanti a lui si era materializzata una schiera di mezzi che percorrevano il viale in maniera lenta e nervosa. Fu un sollievo quando lesse l'indicazione che suggeriva di svoltare per una strada asfaltata vent'anni prima. Gli scossoni lo svegliarono un pochino di più, ormai era abituato a buche e solchi sull'asfalto.

“Almeno a quest'ora non ci sono problemi di parcheggio.” Esclamò parcheggiando il furgone a pochi metri dall'entrata.

Le porte scorrevoli del magazzino si aprirono automaticamente davanti ad Armando, come per dargli un freddo, cordiale benvenuto.

Fortunatamente poco più in là c'era Ugo, l'addetto agli scaffali che prontamente alzò il braccio in segno di saluto verso l'idraulico. Un paio di minuti di chiacchierata e via tra le file di scaffali.

Armando non impiegò molto tempo nel recuperare ciò che gli serviva, quel posto ormai lo conosceva bene, però mancava ancora qualcosa.

“Ah! Il disgorgante per tubi!” Si lanciò verso la corsia dove spurganti, disgorganti e altri liquidi colorati, erano scaffalati per bene.

Arrivato davanti ai pianali non trovò il disgorgante che era solito usare.

Chiese ad Ugo che col muletto stava passando proprio di lì.

“Guarda...” disse Ugo grattandosi la testa ormai sgombra dai capelli, “...non ne abbiamo più, di quello. Questa mattina è passato un tizio che ha comprato gli ultimi flaconi.”

“Che sfiga!” Esclamò l'idraulico alzando lo sguardo verso il soffitto.

Poi Ugo si illuminò osservando gli scaffali dall'alto del sedile del suo muletto: “Ah però qui è rimasta una tanica di questo.” Scese dal mezzo e aiutandosi con una scaletta, prese il prodotto sul fondo del ripiano superiore dello scaffale.

“Ecco qui, Armando. Questo dovrebbe andare.”

Il commesso osservò l'etichetta con un certo disappunto.

“Mh, però non dovrebbe essere qui...è stato ritirato dal commercio mesi fa.”

Ad Armando non fregava un tubo di quella storia, voleva soltanto prendere ciò che gli serviva e filare via. “Va bene lo stesso! Lo prendo e scappo, altrimenti il capo s'incazza se vado in ritardo sul posto di lavoro.” Esclamò infastidito dal pensiero di Paolo, il suo padrone: un grasso e unto cinquantenne baffuto.

Armando caricò tutto sul furgone e si buttò di nuovo nel traffico che si era leggermente diradato, pronto per andare in direzione “Zona Industriale”, alla fabbrica di leghe e metalli, la “GreyMetal”, fortunatamente poco lontano dal magazzino.

Il lavoro era parecchio tosto e gli avrebbe impegnato l'intera giornata, poiché c'era stata una grossa perdita nelle tubature e bisognava intervenire tempestivamente.

La tangenziale per arrivare in quell'area era un completo disastro. Buche e solchi facevano da contorno ad una giornata grigia e pesante, per non parlare del traffico.

La voglia era poca, ma il compenso sarebbe stato ottimo e almeno Paolo pagava nei tempi stabiliti.

La mattinata, insieme al capo e la squadra di idraulici, passò in fretta e tra tubi e acqua sporca giunse finalmente l'ora di pranzo: una breve pausa prima di tornare nel primo pomeriggio in quell'inferno di tubature e locale caldaie.

“Lavoro di merda, eh?” Disse un collega mentre prendeva posto allo stesso tavolo di Armando.

Armando alzò la testa, distolto dal piatto di pasta al pomodoro fumante.

“Ah, lascia perdere. È un vero casino in quel posto!” Rispose Armando.

Mauro, il collega, scoppiò a ridere, sputacchiando qua e là particelle di panino al prosciutto.

La sua dentatura spettinata non lo aiutava affatto nella masticazione.

“Ma cosa ci lamentiamo, dai. Alla fine ci pagano bene.”

Il collega si avvicinò alla faccia di Armando che rimase con la forchetta sospesa a mezz'aria e uno spaghetto a penzoloni.

“Ho saputo che questi tizi...” bisbigliò “...hanno le mani in pasta in altre cosacce poco legali, ma molto remunerative.”

Armando rimase ad ascoltare con gli occhi fissi su Mauro: “Che genere di cose?” Chiese infine incuriosito.

“Non so di preciso, ma tutti quei metalli e quelle leghe destinati all'industria sono solo una facciata. Pare che dietro al lavoro onesto ci sia uno smercio di leghe particolari impiegate in armi e dispositivi militari. Roba grossa.”

Terminò il discorso sfregandosi i polpastrelli e mettendo in luce i pochi incisivi sani, abbozzando il tipico sorriso di uno che pensa di aver capito tutto.

Giunta l'ora di tornare a lavoro, Armando pensava ancora alle parole di Mauro. Era una roba parecchio strana anche perché in quella zona di mondo pareva inverosimile che qualcuno fosse immischiato in certe cose.

Nonostante le difficoltà, il lavoro venne concluso verso sera quando gli operai di quella fabbrica di metalli avevano già timbrato il cartellino per tornarsene a casa.

Fortunatamente, il collega idraulico se ne era andato abbastanza presto nel pomeriggio con la scusa di dover sbrigare alcune faccende importanti, dando sollievo ad Armando che ok amava la compagnia, ma non di un tizio che parla solo ed esclusivamente di complottismo e balle varie.

Paolo andò via qualche minuto prima della chiusura dando il compito ad Armando di controllare la qualità del lavoro svolto, promettendogli un buon compenso extra.

Caricato tutto sul furgone, assicurandosi di non aver dimenticato nulla, Armando salutò il custode della fabbrica e salì sul mezzo.

Mancava solo il tappo del disgorgante, ma poco importava. Non sarebbe tornato là dentro a cercarlo. Posizionò la tanica sul sedile vuoto assicurandola con la cintura di sicurezza e solo in quel momento notò l'etichetta con tanto di marchio di una ditta di prodotti chimici di quella zona.

“Bell'affare! Se mi si versa tutto nel furgone quasi sicuramente me lo buca da parte a parte.”

Esclamò con aria sarcastica.

“Il capo me lo farebbe pagare come nuovo! Meglio non fare casini.”

Intanto la nebbia, compagna inseparabile in quella grigia zona di mondo, piano piano scendeva come uno spesso tendone da palcoscenico che chiude una giornata monotona e ridondante.

Gli occhi di Armando erano stanchi dopo la giornata di lavoro e la schiena doleva non poco.

“Ah! Al diavolo la dannata schiena. Almeno ho il collirio per rinfrescarmi gli occhi.”

Qualche goccia di quel liquido trasparente portentoso comprato in erboristeria da Laura, diede sollievo alle sue iridi nocciola, e il mondo parve tornare più nitido.

Posò il collirio sul sedile del passeggero di fianco alla tanica di disgorgante blu.

Si guardò nello specchietto retrovisore, si aggiustò alla buona i capelli biondi e mise in moto il Fiat pronto per tornare verso casa.

La tangenziale era abbastanza sgombra a quell'ora se non per qualche camion che si dirigeva pigramente verso le autostrade.

La nebbia però non dava molta sicurezza, in più le svariate buche nell'asfalto scuotevano il furgone con scossoni e colpi mal assortiti.

“Cazzo di strade...” esclamò sforzandosi di guardare attraverso la foschia.

“Servirebbe la vista a raggi-X di Superman per 'sta nebbia!”

Lo svincolo per la strada di casa non era molto lontano, ma con quel nebbione che ormai era più simile ad un muro, sembrava stesse percorrendo una linea d'asfalto infinita.

Una buca scosse l'abitacolo, poi un'altra, ed un'altra ancora più forte.

Armando imprecò sonoramente.

Lo sportello del cruscotto si spalancò liberando fogli e attrezzi vari.

La distrazione fece sbandare leggermente il furgone che andò a sbattere contro la barriera all'estremità della carreggiata.

Il colpo fece fuoriuscire il liquido all'interno della tanica con un piccolo getto. La boccetta di vetro del collirio scattò in avanti per poi frantumarsi sul cruscotto.

Goccioline per gli occhi e liquido per tubi, volarono proprio sul viso di Armando.

I bulbi oculari cominciarono a bruciargli: qualche goccia di liquido era finita dentro i suoi occhi.

Il dolore era fastidioso, gli occhi colavano, ma fortunatamente era vicino allo svincolo del pronto soccorso e con calma si rimise in carreggiata arrivando a destinazione. Parcheggiò accostando al marciapiede ed entrò.

Spiegato l'accaduto e compiute le dovute visite, i dottori gli alleviarono il dolore rassicurandolo.

“Stia tranquillo. Per fortuna si tratta solo di qualche goccia assorbita dagli occhi, nulla di grave se non un pochino di infiammazione.”

Dopo aver rassicurato Laura al telefono della hall, Armando attese che il bruciore si placasse seduto su una poltrona, mentre nella piccola TV della sala trasmettevano ”La Ruota della Fortuna”. Una volta recuperata la vista fu libero di uscire, ma prima ne approfittò per andare in bagno.


Power Up!


Armando odiava l'odore di disinfettante dell'ospedale, gli metteva ansia e lì nel bagno ce n'era ancora di più, così cercò di darsi una mossa. Ma accadde qualcosa di strano.

Al momento di tirare l'acqua del water, notò qualcosa di insolito, di sbagliato. Il tubo dello scarico della tazza sembrava trasparente; avrebbe giurato che fosse quasi incorporeo, se non fosse una cosa incredibile. Poteva osservare l'acqua scendere dentro il tubo. Scrollò il capo e sbatté le palpebre più volte, infine chinò la testa per guardare all'interno del water se tutto funzionava correttamente (deformazione professionale) e in quel momento tutto ciò che era intorno a lui cominciò a vorticare. Percepì un senso di nausea mentre lo scarico lo accompagnava giù con le sue acque vorticose verso il sistema fognario. Per quel breve tratto gli sembrò di soffocare, non poteva urlare, né muoversi.

In pochi istanti si ritrovò ad ammirare l'interno delle fogne. Armando però si accorse che non percepiva più il suo corpo, sembrava essere diventato un fluido leggero che scivolava tra i tubi, una sensazione mai provata prima.

Spaventato da quella situazione si ritrovò nuovamente davanti al water all'interno del bagno del pronto soccorso come se non fosse accaduto nulla. Era asciutto e pulito.

“Che diavolo sta succedendo?” Si domandò ansimando e guardandosi intorno con la fronte imperlata di sudore.

“Stanchezza...ovvio! Direi che per oggi ne abbiamo avuto abbastanza...”

Andò verso il rubinetto per lavarsi le mani e sciacquarsi il viso con l'acqua fresca. Si passò le mani sulla faccia, l'acqua fresca lo calmò, gli fece tirare un sospiro di sollievo. Lo specchio rifletteva il suo viso stanco per la giornata interminabile. Ma qualcosa di diverso albergava nei suoi occhi.

Avvicinandosi allo specchio notò delle pagliuzze azzurre all'interno delle iridi, un contrasto evidente con il colore marrone dei suoi occhi. Sbatté le palpebre, una, due volte, ma non era un effetto della stanchezza, gli occhi erano davvero intrisi di pagliuzze azzurre.

Arretrò, andando a sbattere contro la porta del bagno, uscì all'ospedale e salì in tutta fretta sul furgone.

Corse verso casa come se fosse inseguito dalla polizia e una volta entrato in casa, Laura lo accolse calorosamente, accertandosi che stesse bene.

“Ti hanno dato delle medicine?” Chiese la ragazza.

“Solo in ospedale. Un collirio. Per il resto, passerà da solo.”

Era irrequieto. Andò nel bagno e davanti allo specchio tutto sembrava normale. Gli occhi erano del solito color nocciola.

La mattina seguente, il fastidio agli occhi era passato. Decise di sfruttare il proprio giorno libero per riposarsi e rilassarsi dopo gli eventi del giorno prima.

Uscì di casa solo per buttare la spazzatura. Il grigio del cielo e l'umidità non invogliavano sicuramente a fare un giro per la città.

Aprì il bidone e da sotto sgattaiolò un topo che attraversò la strada di corsa. Armando lo seguì d'impulso con lo sguardo. Vide il piccolo roditore infilarsi in una delle caditoie sotto al bordo del marciapiede. Un formicolio accarezzò l'interno degli occhi dell'idraulico e in un istante fu proiettato all'inseguimento del topo nell'impianto fognario al di sotto della strada.

La sensazione fu la stessa della sera precedente nel bagno dell'ospedale: lui era lì, poteva vedere, sentire e purtroppo pure odorare, perché si sa' che “da un grande potere derivano anche grandi menate”.

Cercò di focalizzarsi su ciò che stava facendo in superficie e in meno di un secondo tornò ad essere sul viale alberato.

Ansimò, si guardò attorno stranito per qualche istante per poi tornare in casa.

Questa cosa doveva essere approfondita.

“Porca vacca. È successo di nuovo.” Disse chiudendo la porta di casa dietro di sé e rimanendo per un attimo appoggiato ad essa.

“Ok...forse è il caso di indagare su 'sta cosa.”

Laura era in ufficio, lui aveva la giornata libera: “Perfetto! Facciamo qualche prova.”

Per prima cosa andò in cucina davanti al lavello, fece un bel respiro e cominciò a concentrarsi sul buco dello scarico.

Non successe nulla. Rimase con lo sguardo fisso sulla parete della cucina a pensare.

Gli venne in mente che nel bagno dell'ospedale, dopo una giornata passata tra scarichi e tubi, si era focalizzato sull'impianto di evacuazione e da lì era partito per quello strano viaggio verso la fognatura. Stesso discorso con il topo di pochi minuti prima: lo stava seguendo con lo sguardo e una volta infilatosi in una delle caditoie si era ritrovato a seguirlo nelle fogne.

Decise di riprovare con il lavello. Si focalizzò sullo scarico, ma questa volta pensò allo scorrere dell'acqua dentro i tubi e si immaginò di poterla seguire in un percorso labirintico come fosse un fluido disgorgante.

Stava funzionando. Il lieve pizzico dietro i bulbi oculari dava il via a quello strano potere e Armando tornò dentro i tubi. Provò a concentrarsi cercando di avanzare il più possibile. Gli stretti tubi del lavabo si collegavano a tubi più grandi sotto la casa e da lì si diramavano a perdita d'occhio.

Per quanto ne sapeva, avrebbe potuto percorrere l'intera città completamente indisturbato. Lo sguardo corse alle tubazioni del palazzo accanto. Poteva vedere e sentire dai lavandini delle cucine, dai rubinetti dei bagni, persino dai water, ma quelli decise che era meglio evitarli visto l'odore spiacevole, e tutto rimanendo semplicemente in piedi davanti al suo lavandino della cucina.

Finalmente poté controllare il suo potere; soddisfatto tornò con lo sguardo alla cucina.

“Che roba! Con questo potere potrei perfino punire i delinquenti!” Armando cominciò a fantasticare.

“Forse potrei diventare un eroe, tipo Batman o come Capitan America.”

Dal nulla pensò ad un nome: “Capitan Idraulico!” Non era convinto.

“O forse lo ''Sbircia Tubi''...il ''Guarda Tubi''...il ''Guardiano del tubo''. No, troppo equivoco.”

Non era facile pensare ad un nome, ma poi gli venne un'illuminazione: “Resto senza nome e chissenefrega!”

Era soddisfatto così. “Rimarrò nell'ombra e agirò senza farmi vedere. E per quanto riguarda il costume, direi che mi farò andare bene la vecchia tenuta da idraulico. In fondo non siamo mica in un fumetto.”

Nel tardo pomeriggio, Laura tornò a casa dall'ufficio.

Armando era seduto sul divano in sala, con lo sguardo fisso su MTV dove le Spice Girls si muovevano a ritmo di Wannabe...e lui con loro. Irresistibile!

Sentendola arrivare, Armando la salutò calorosamente.

“Ah!” Esclamò Laura “Siamo piuttosto in forma oggi.” Diede un'occhiata agli occhi del suo ragazzo. Tutto normale.

“Gli occhi ti bruciano ancora?”

Armando sorrise compiaciuto. Non poteva nascondere il suo potere. Non alla sua ragazza, insomma.

“Oh, no no. Va' tutto alla grande!” Disse quasi eccitato.

Laura lo guardava in maniera perplessa. “Ma stai bene?” Chiese.

“Vieni con me...” disse Armando.

Accompagnò Laura davanti alla porta del bagno, quasi strattonandola.

“Vuoi fare pipì?” Chiese ironicamente la ragazza.

Armando non la ascoltò nemmeno. Aprì la porta e si mise davanti al water.

“L'incidente alla vista mi ha portato un dono!”

Laura annuì ma lo guardava come se fosse pazzo. “Ah si...?”

“Posso guardare dentro i tubi...e percorrerli come se fossero strade restando comodamente qui.” Aprì le braccia e il viso si illuminò come quello di un bambino nel giorno di natale.

Laura non aveva parole. Si vedeva benissimo che non stava credendo ad una minima parola.

Armando notò l'espressione della sua ragazza. “Ok, ok. Capisco che in effetti può essere strano.”

Poi gli venne un'idea.

“Facciamo così, io mi giro di spalle, tu prendi qualcosa e la butti nel cesso. Scommetti che indovino cosa hai buttato?” Disse divertito.

Laura lo assecondò. Almeno quel supplizio sarebbe terminato presto. Sospirò.

“Va bene.” Cantilenò.

Armando si voltò in attesa.

Dopo qualche secondo, Laura gettò qualcosa nel water e aprì lo scarico.

Armando si voltò e si concentrò sull'acqua del water che vorticava.

L'ormai amichevole pizzico dietro agli occhi gli innescò il potere. Dopo alcuni secondi di silenzio con lo sguardo immerso nel water, tornò alla realtà.

“Trovata! È una molletta per capelli rosa a pois bianchi.” Armando si voltò verso Laura che per un attimo rimase sbigottita.

“Ook...Come diavolo hai fatto?” Gli chiese stupefatta mentre notava le pagliuzze azzurre che contornavano le iridi del ragazzo.

Armando spiegò tutto quanto e alla fine Laura dovette credergli.


Alle 20.00, la sigla del TG risuonava puntuale nella cucina mentre i due stavano per mettersi a tavola.

La giornalista alla TV lanciò il servizio: “Parla il presidente dell'azienda GreyMetal di Alessandria. Ecco il servizio.”

L'immagine aveva sullo sfondo la fabbrica in cui armando era andato il giorno prima; il presidente cominciò a parlare: “Non capisco queste accuse infondate. Non abbiamo mai creato leghe per uso militare.” Il volto pieno di rammarico di quell'uomo non convinceva Armando che ormai sentiva sempre di più la voce del suo collega nella testa. Ora quelle frasi da complottista gli sembravano veritiere o almeno avrebbe dovuto dargli una chance.

Intanto il presidente della GreyMetal continuava: “...detto questo, chiedo alle autorità o a chi di competenza, di venire qui a controllare con i propri occhi.”

La regia staccò l'inquadratura e tornò in studio.

Laura sembrava nutrire qualche dubbio. “Non sono convinta di questa cosa. Secondo me è innocente. Il caso ci è passato tra le mani anche negli uffici comunali, sai?” Disse con una certa eccitazione.

“E se invece fosse vero? Cos'altro potrebbero nascondere lì?” Domandò Armando, il volto visibilmente preoccupato. Aveva una voglia irrefrenabile di curiosare e lo avrebbe fatto la mattina seguente.


Attraverso i tubi


Era già metà settimana e in più quella mattina aveva una missione da compiere. Non era più solo un “idraulico”, ottimo motivo per alzarsi dal letto con una marcia in più.

Questa volta era uscito di casa più presto del solito, ma aspettò comunque che Laura se ne andasse prima, giusto per non destare sospetti.

Quella mattina avrebbe dovuto fare qualche riparazione poco impegnativa, il che gli dava la possibilità di passare nel pomeriggio a far visita alla fabbrica GreyMetal con la scusa di controllare il lavoro svolto due giorni prima.

Arrivò nel cortile dell'enorme struttura con l'enorme logo “GM” in metallo appeso sopra l'edificio.

Non ebbe problemi ad entrare. Si diresse subito nei bagni, da lì avrebbe potuto concentrarsi per cercare di carpire qualche informazione.

Il viaggio nei tubi lo portò fino alla sala mensa che però a quell'ora era vuota, poi fuori nel parcheggio, ma anche lì nulla di insolito. Finalmente dopo svariati tentativi in quelle tubature labirintiche, riuscì ad entrare nel magazzino.

Lo sguardo scaturì da un lavabo a libera disposizione per gli operai del magazzino.

Il camion delle consegne era appena arrivato. Sul retro del mezzo si aprì una saracinesca e dall'interno uscirono due militari. Uno di essi doveva essere un generale, o almeno così sembrava ad Armando; aveva vaghi ricordi della leva militare del 1982. L'altro uomo in divisa era un soldato semplice.

Un operaio cominciò a mostrare diverse lastre metalliche ai due militari che sembravano annuire con soddisfazione.

“Molto bene.” Esclamò impassibile il generale. “Con queste leghe potremo costruire mezzi e armi innovativi, indistruttibili!”

In quel momento arrivò un altro uomo vestito di tutto punto con giacca e pantaloni grigi.

Aveva un sorriso sicuro e gagliardo stampato in volto, il suo passo ricordava i modelli nelle sfilate di Milano e la sua postura era salda e dritta. Armando lo riconobbe soltanto quando si avvicinò ai due militari; barba e capelli neri, un viso da prendere a calci: il vice presidente della Grey Metal, Gustavo Frangia.

“Ah, buongiorno generale. Vedo che è soddisfatto del nostro prodotto.” Disse con parole dense da leccata di culo, ma con un tono di superiorità fastidiosamente altisonante.

“Senza dubbio, signor Frangia. Direi che la produzione di “Greystone” può finalmente partire.” Esclamò con sicurezza il generale osservando l'uomo dalla testa ai piedi.

Gustavo sorrise soddisfatto. “Ovviamente il presidente della Grey Metal è all'oscuro riguardo alla faccenda, se dovesse saperlo sarebbero guai per tutti. Abbiamo già fatto sparire un idraulico ficcanaso.”

“Ottimo! Con noi invece, vige il segreto militare, non c'è da preoccuparsi, e poi impiegando il tutto in Kosovo nessuno se ne accorgerà.” Il generale si avvicinò a Gustavo, a pochi centimetri dal suo viso. “Naturalmente, niente scherzi.”

Consegnò due valigette al vice presidente dell'azienda.

“Qui c'è il venti per cento del pagamento. Il restante arriverà a lavoro compiuto, come pattuito.”

Il signor Frangia posò le valigette su un tavolo da lavoro, scostò il ciuffo da davanti agli occhi e ammirò il contenuto. Un bel gruzzolo di svariate centinaia di milioni di Lire.

“Perfetto!” Esclamò. “Aspetterò il resto sulle coordinate bancarie che le avevo inviato.”

“Non si preoccupi, siamo di parola e una volta preso il Kosovo, quando ci muoveremo per prendere tutta la Jugoslavia, lei avrà la sua parte, signor Frangia.”

Detto questo, il generale salì sul camion e uscì dal magazzino; il vice presidente salutò i militari e si avvicinò ad una delle guardie lì presenti.

“Mi raccomando, bocca chiusa.” Guardò gli enormi scaffali in ferro del magazzino, pronti per essere caricati di lastre di Greystone. Era compiaciuto.

“Si inizia questa notte, due ore dopo la chiusura della fabbrica.”

La guardia armata annuì.

Armando aveva visto e sentito abbastanza e ora si sentiva stanco. Il potere sprecava parecchie energie a quanto pare. Peccato non aver potuto registrare tutto e mandarlo al telegiornale. Avrebbero chiuso la fabbrica e tanti saluti.

“Sarebbe stata una degna punizione. Bastardi!” Pensò.

Era l'unico a sapere quella cosa, ma avrebbe dovuto agire, da solo.

Uscì dal bagno abbastanza scosso con il ricordo di Mauro. il suo collega.

“Quei bastardi non scherzano affatto. Meglio stare calmi per ora o mi scopriranno di sicuro.”

Uscito dall'impianto, la guardia, posizionata al cancello, salutò l'idraulico: “Controllato tutto?”

Armando, perso ancora in quello che aveva visto, impiegò qualche secondo prima di rispondere.

“S-si, tutto a posto.” Sfoggiò un bel sorriso rassicurante. “Ho dovuto stringere meglio soltanto un paio di bulloni.”


Durante la sera, Armando era davvero irrequieto e sapeva che Laura lo aveva già notato.

“Che c'è? Non ti senti di nuovo bene?” Domandò la donna accanto a lui sul divano.

Armando tirò un lungo sospiro e scosse la testa guardando lo schermo della TV che trasmetteva le prime pubblicità di panettoni, pandori, regali e tutto lo sbrilluccichio del Natale del reparto giocattoli Standa.

Armando doveva dirglielo, sarebbe stato inutile nasconderlo.

“Sai le storie sulla GreyMetal?”

Laura annuì. Armando continuò: “è tutto vero, ma il presidente non c'entra nulla. Oggi pomeriggio ho spiato un incontro tra il vicepresidente e due militari. Vogliono fabbricare armi e mezzi da guerra d'avanguardia per impadronirsi della Jugoslavia e creare una nuova dittatura.”

Laura rimase scioccata: “è orribile! Scateneranno una guerra!”

Il volto di Armando ora era serio e determinato: “Sono ancora in tempo per fermarli.”

 

                                                                                 Pipe Watcher


Armando decise di agire quella stessa notte.

È vero, si sarebbe potuta scatenare una guerra se non avesse fermato la produzione di Greystone.

Ed era altrettanto vero che avrebbe potuto chiamare polizia o militari, ma sarebbero arrivati in tempo?

Armando pensava di no, o forse era solo il suo orgoglio che stava parlando, il suo nuovo potere che nutriva la sua voglia di agire, di salvare almeno una piccola parte di mondo.

Laura non volle fermarlo, anche se la preoccupazione per lui era tanta, ma non lo aveva mai visto così determinato. Raggiunsero un parco in un quartiere poco lontano dalla zona industriale. La piccola fontana sarebbe stato un ottimo punto di partenza, tanto a novembre nessuno girava per i parchi di notte e difficilmente sarebbero stati notati.

Il sostegno di Laura dava ad Armando un coraggio ancora più grande.

“Ci vediamo tra qualche minuto.” L'idraulico guardava Laura negli occhi; il suo sguardo era saldo e impavido. Le diede un bacio vigoroso e dopo pochi secondi si immerse tra l'oscurità delle tubature.

Là sotto tutto era di colore blu grazie al potere donatogli dal disgorgante, vedeva perfettamente ogni cosa e sapeva benissimo dove dirigersi. In pochi istanti era già dentro alla GreyMetal. Questa volta sbucò da uno dei lavandini d'acciaio presenti nella sala di produzione dove grossi macchinari fondevano e tagliavano lastre di Greystone.

Gli operai non si davano sosta, stavano lavorando come schiavi per poter consegnare in tempo la preziosa lega metallica.

Armando vide la stanchezza e il sudore. Il dolore e la fatica. Un uomo perse i sensi ormai giunto allo stremo delle forze.

Prontamente giunsero due guardie armate di fucile d'assalto che lo sollevarono per portarlo in una stanza sul retro. Poco dopo uscì un altro operaio, sporco e stanco, che subito sostituì il precedente.

“È orribile!” Esclamò Armando nella sua mente.

Si guardò intorno. Come avrebbe potuto fermare tutto questo scempio?

Lo sguardo si posò su una stanza al di sopra di una scala di metallo. Una luce accesa faceva intravedere due figure all'interno.

Tornò dentro i tubi e seguendo un piccolo canale arrivò di sopra.

Il vicedirettore Frangia e un altro uomo vestito con una tuta da lavoro stavano parlando di affari.

Armando era sbucato da un piccolo tubo che sporgeva dal muro.

“Finiti i lavori” Gustavo parlava con la sua solita aria trionfante. “verrai ben ricompensato, caro Luca. Peccato per tutti quegli operai che non vedranno mai più un compenso nella loro vita. Nemmeno la pensione!” Finì quella lugubre frase con una risata da vero maniaco, mentre versava del buon Whisky di marca in due bicchieri di cristallo.

L'uomo insieme a lui che poi si rivelò essere il responsabile degli operai, accompagnò quella stupida risata: “Beh capo. Risparmierà parecchi soldi.”

“Si, esatto, amico mio. Brindiamo!” Disse il vicepresidente della GreyMetal sollevando i bicchieri.

Armando tornò di sotto.

Lo sguardo si posò nuovamente su tutti quegli uomini stanchi che facevano quel faticoso e sporco lavoro probabilmente senza sapere che conseguenze avrebbe portato. Lo svolgevano in silenzio, a testa bassa per regalare momenti migliori alle loro famiglie, per pagare i mutui e per dare un futuro ai propri figli, per comprare quel regalo che la moglie, la ragazza, la mamma o i figli avevano sempre sognato.

Armando si sentì ribollire di rabbia. Percepiva la temperatura salire vertiginosamente.

“BASTA!” Questa volta lo gridò, non lo pensò. Quell'esclamazione carica di rabbia risuonò per la stanza e per le tubature di tutta la fabbrica.

Gli operai si fermarono per guardarsi intorno con aria interrogativa. Anche Gustavo sentì quella parola, quell'esclamazione che alle sue orecchie risuonava come un affronto intollerabile. Uscì dalla stanza sulla piccola terrazza di metallo; appoggiato alla ringhiera scrutò tutta la stanza in cerca di quel sovversivo che aveva osato urlare.

“Chi è stato?” Urlò dall'alto come un dittatore con il volto reso paonazzo dalla rabbia.

Armando si sentiva ribollire, letteralmente.

La temperatura saliva e la pressione nei tubi risultò incontenibile.

Armando scivolò veloce fino al locale caldaie dove i pressostati erano ormai sul rosso e le valvole di sicurezza stavano per cedere.

Nuvole di vapore cominciavano a scaturire in varie zone della fabbrica. Acqua bollente si stava disperdendo dai water. Suonò l'allarme di sicurezza e tutti i macchinari si bloccarono. Le luci si spensero e si accesero quelle di sicurezza che mostravano il cammino fino alle uscite di emergenza.

Le guardie armate uscirono dalla stanza sul retro.

“Andate subito a prendere la navetta di salvataggio. Dobbiamo scappare da qui!” Gridò Gustavo mentre il panico lo assaliva.

Ci fu una fuga da parte di tutti gli operai. Un gruppo andò nelle stanze dove alcuni lavoratori erano feriti o svenuti per aiutarli ad uscire.

Il capo operaio si voltò verso il vicepresidente della GreyMetal:” Anche questi poveracci vengono con noi?”

Gustavo per poco non lo colpì in faccia con un pugno. Dovette trattenersi.

“Idiota! Se questi li lasciamo qui, chi finisce il lavoro? Quei militari mi ammazzeranno!”

La fabbrica si svuotò e la navetta nel cortile portò tutti oltre la strada, in un campo di terra battuta.

Armando scivolò nei tubi incandescenti, ma nella fretta confuse il tratto di tubi e svoltò in un altro segmento di fogne che lo accompagnò sulla strada appena fuori dallo stabile giusto in tempo per vedere la GreyMetal finire in cenere.

L'esplosione fu devastante, nonostante la distanza, il calore emanato arrivò fino alla strada per poi dissiparsi lentamente. L'insegna della GreyMetal bruciava tra le fiamme, seppellita per metà dentro le macerie.

Solo in quel momento Armando si accorse che era uscito completamente, corpo compreso.

“Ma che cazzo?” si guardò ancora intorno incredulo e si tastò la salopette blu.

“Come ho fatto a...” si interruppe, non era solo. Davanti a lui c'era un ragazzino fermo sulla sella della sua mountain bike. Lo stava osservando con la bocca spalancata.

“Tu sei uscito da...lì sotto?” Domandò incredulo spostando lo sguardo verso la grata fissata all'asfalto.

Armando non sapeva cosa dire. Era stato scoperto ormai.

“Cosa hai visto, ragazzino?” Chiese l'idraulico.

Il ragazzino rispose nonostante fosse rimasto ancora inebetito dall'evento: “Io...ho visto te che uscivi da quella griglia in mezzo alla strada. E poi sei diventato un uomo. Ma prima eri...liquido blu.”

Quel ragazzino sapeva il segreto di Armando, aveva visto tutto e probabilmente si era già fatto una prima idea su cosa era successo a quella fabbrica.

“Ti prego di non dire nulla...come ti chiami?” Chiese Armando.

Il ragazzino tentennò per un istante, poi rispose: “Mi chiamo Mario.”

L'idraulico si presentò: “Piacere, sono Armando.”

Il ragazzino fece una smorfia di disappunto.

“Scusa, ma non hai un nome da supereroe?”

Armando lo guardò perplesso: “Ci avevo pensato ma poi alla fine sembravano tutti ridicoli.”

Mario ci pensò un po' su, poi il suo sguardo si illuminò: “Che te ne pare di Pipe Watcher – Il Guardiano dei Tubi?”

Armando rifletté per un istante: “Sai che non è niente male? Soltanto Pipe Watcher, però!”

“Come vuoi tu. Comunque non ti preoccupare per tutta la storia” disse Mario “Non dirò nulla a nessuno. Tanto anche se lo raccontassi chi mi crederebbe?”

“Grazie.” Disse Armando; sentiva che poteva fidarsi di quel ragazzo.

“Figurati!” ribatté Mario. “Sai, mio padre lavora, anzi lavorava ormai, in quella fabbrica. Dice sempre che lì è come essere schiavi.”

Armando ripensò a come erano trattati. Non aveva torto.

“Ora almeno è libero e non torna a casa solo per dormire. Diciamo che lo hai salvato e io ti ringrazio.”

Il ragazzino salutò e si allontanò pedalando.

Armando era quasi senza forze ormai. Per fortuna il parchetto da dove era partito non era lontano.

Subito il pensiero andò a Laura che ad un certo punto lo aveva visto sparire nella fontana.

“Sarà preoccupatissima.”

Giunto al parco, Laura lo stava aspettando su una panchina, in mezzo al freddo umido del novembre alessandrino.

“Armando!” Esclamò alzandosi dalla panchina. Gli corse incontro e lo abbracciò.

“Ho sentito l'esplosione. Ci sei riuscito!” Disse in tono di vittoria. “

Ma come mai ad un certo punto sei sparito. Cosa è successo?” Chiese con un velo di preoccupazione.

“Non lo so, Laura. Mentre scappavo dalla fabbrica mi sono ritrovato fuori sulla strada. Non ho idea di come sia successo.”

I due si incamminarono verso l'auto.

“Mi sa che c'è ancora parecchio da scoprire su questo potere!” Esclamò Armando.

Salirono sull'utilitaria di Laura, mentre pompieri, polizia e ambulanze sfrecciavano sulla statale in direzione zona industriale, riempiendo la fredda serata con acuti canti di sirene e animandola di luci rosse e blu.

Sullo sfondo del cielo notturno, l'incendio della GreyMetal divampava ravvivando il buio.

Armando era soddisfatto.

“Ah, ma sai che un ragazzino mi ha visto.” Dichiarò Armando.

Laura mise in moto la macchina, si voltò verso di lui: “Che cosa? Quindi sa tutto?”

Armando rise di gusto, era stranamente divertito dall'espressione preoccupata della sua ragazza.

“Non ti preoccupare. Lì dentro lavorava suo padre. Ora ha detto che l'ho liberato.”

Laura tirò un sospiro di sollievo: “Beh, meno male. Meglio così.”

“Mi ha anche suggerito un nome da supereroe...” La voce di Armando si fece più seria.

“Pipe Watcher!” Esclamò con una leggera lacrima che gli solcava il viso mentre con lo sguardo osservava le fiamme in lontananza.

Laura non sapeva se ridere o no, lì per lì sembrava ridicolo, ma in fondo non era male come nome.


Il giorno dopo, il vicepresidente della GreyMetal fu arrestato insieme ad un paio di militari e il progetto “Greystone” fu distrutto insieme alla fabbrica.

La notizia girò per tutti i più importanti telegiornali e in una cittadina poco lontana da Alessandria, un uomo nell'oscurità imprecava contro una registrazione video.

Nel monitor si vedevano un uomo e un ragazzino sulla strada adiacente all'entrata della GreyMetal.

L'audio catturato parlava di questa sorta di eroe che chiaramente aveva fatto andare letteralmente in fumo un piano studiato da mesi, forse da anni.

La voce nel buio però, risultava calma e calda: “Dannato Pipe Watcher. Questa me la paghi.”

Finì di bere da un bicchiere di cristallo che subito dopo frantumò con rabbia a terra.

“Non è ancora finita!”

 

 


 

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