Passa ai contenuti principali

La Busta Rossa

Questa storia ha un qualcosa di speciale, di strano ed è tutto collegato ad una busta rossa, una di quelle lettere che aspetti da tanto e che celano un messaggio molto importante.

Accadde tutto una mattina di primavera, quando il signor Teodomiro Lungicavalli uscì di casa come al solito per recarsi in ufficio.

Sempre impeccabile con il suo abito grigio, la sua cravatta blu e le sue scarpe di cuoio tirate a lucido, aprì la porta di casa ed uscì sul vialetto che portava al cancelletto di legno; e fu lì che tutto ebbe inizio.

A terra vide due buste una sopra l'altra: in cima, una bolletta del gas, mentre quella sotto spuntava appena con un angolo rosso che faceva capolino.

Teodomiro fu stupito nel vedere quella lettera così presto. Sospirò emozionato e si chinò.

Stava per toccare le buste quand'ecco che giunse sguinzagliato e già pronto a sbavare Carletto, il cane bastardello del vicino; subito si infilò tra le mani di Teodomiro che non poté far altro che coccolarlo, come al solito.

L'anziano vicino Ermanno si scusò con voce roca e tirò a se il cane, Teodomiro sorrise e salutò.

Chinatosi nuovamente per prendere le buste, vide che mancava proprio quella rossa.

Un grido di disperazione si insediò nella sua mente e con occhi sbarrati rimase qualche attimo a contemplare il terreno.

Corse verso Ermanno ed il suo cane, li raggiunse ma la busta non era lì.

Si guardò attorno disperato. Dove diavolo poteva essere andata una busta?

Intanto l'autobus delle 8.20 stava arrivando puntuale come un orologio svizzero sfrecciando per il viale davanti a lui ed è lì che vide spuntare nuovamente la busta rossa. L'uomo si illuminò. La busta stava volteggiando in aria in una frenetica danza di piroette accompagnata dalla corrente d'aria generata dal pesante mezzo di trasporto.

L'autobus arrivò alla fermata e Teodomiro fu indeciso solo per pochi secondi: guardò il pullman, poi la busta. Scelse la busta rossa, al diavolo l'autobus, a lavoro ci sarebbe andato a piedi.

Corse all'impazzata seguendo la lettera che continuava ad avanzare spinta dal vento mattutino che non dava tregua a quell'insignificante pezzo di carta rettangolare. Volteggiò una, due, tre volte, fino a spingersi oltre gli alberi di castagno che davano il benvenuto nel parco della città.

Come in un film di spionaggio, Teodomiro si guardava attorno muovendo veloce la testa a destra e a sinistra, con gli occhi che andavano di qua e di là in mezzo al via vai delle persone e del traffico. Aveva perso di vista quella dannata busta vermiglio.

Fortunatamente c'era poca gente al parco durante la mattina in settimana, forse sarebbe stato più facile trovarla. Almeno così sperava.

Mentre Teodomiro cercava la lettera come un pazzo, un uomo su una panchina era intento a leggere il giornale, ma guardando attentamente si potevano notare due fori per gli occhi proprio in mezzo alle pagine. L'uomo indossava occhiali scuri, un cappello nero da spia e un completo scuro tipico delle spie e quando Teodomiro passò accanto a lui, aspettò qualche istante prima di alzarsi, buttare il giornale in un cestino della spazzatura e inseguirlo con le mani in tasca.

Teodomiro percepì una strana sensazione dietro al collo, un lieve pizzico, si voltò e vide questo uomo in nero che lo inseguiva a qualche metro di distanza.

La spia si accorse di essere stato visto e così fece finta di allacciarsi una scarpa.

Il fuggitivo, impaurito, accelerò riuscendo ad uscire dal parco senza farsi vedere. Si nascose dietro ad un cartellone pubblicitario e riprese fiato. Sentì un lieve rumore di carta proprio sopra la sua testa. Alzò lo sguardo e vide che appiccicata sul cartellone c'era proprio la sua busta. Sorrise, finalmente il destino aveva deciso di dargli una mano, ma il destino a volte ama giocare e farsi beffe degli umani. La spia spuntò dall'uscita del parco, appena venti o trenta metri da Teodomiro che si spaventò nuovamente e nello sprint della fuga andò a sbattere contro un operatore ecologico buttandolo a terra.

Una volta alzatosi in piedi un po' frastornato, lo spazzino scrollò la testa, non aveva visto chi gli era andato contro, ma voltandosi scorse l'uomo in nero che procedeva a passo spedito. Subito gli montò uno sguardo assassino. Spronò l'uomo a fermarsi e a voltarsi. La spia in nero si bloccò all'istante, conosceva fin troppo bene quella voce, ecco chi avrebbe dovuto inseguire, non era Teodomiro l'uomo giusto. Prima di voltarsi verso il netturbino tirò fuori la pistola con silenziatore che teneva nascosta sotto alla giacca, al momento giusto sparò, ma l'operatore ecologico fu più furbo di lui e riuscì a deviare il proiettile con la paletta di metallo mentre la scopa venne lanciata come giavellotto proprio in faccia all'uomo in nero che cadde tramortito.

La spia russa travestita da netturbino l'aveva fatta franca. Prese la pistola alla spia della CIA e scappò veloce come un fulmine.

Teodomiro aveva sentito lo sparo pochi metri dietro di lui e questo bastò per farlo correre ancora di più. Ora la cravatta dava fastidio, gli mancava l'aria; sciolse il nodo e se la tolse. Il sudore gli impregnava la camicia e i piedi gli facevano male perché quelle scarpe non erano per niente adatte alla corsa.

Rallentò la fuga e si fermò, riprese respiro. Controllò se la busta fosse ancora nella tasca della giacca e fortunatamente non era stata persa durante l'intrepida fuga alla Jason Bourne.

Sospirò e si calmò. Erano le 9.00 passate ormai e la giornata di lavoro era stata compromessa, ma diamine, non si sarebbe mai lasciato scappare quella dannata busta, era troppo importante. Anni e anni di sudore, di fatica, fardelli portati fin dentro le mura di casa, pensieri e calcoli che non facevano dormire la notte.

Era il momento, ora la busta era nelle sue mani, doveva solo recarsi sul posto e prendere ciò che gli spettava.

Camminò per circa venti minuti e finalmente arrivò davanti al gigantesco stabile.

Le doppie porte si aprirono scorrendo silenziosamente e facendosi notare il meno possibile andò verso la reception di quell'impero di supremazia e potenza.

Cercò di nascondersi più che poteva alle telecamere di sicurezza perché se i suoi colleghi di lavoro o magari qualche suo famigliare lo avessero visto da quelle parti e a quell'ora della giornata, sicuramente si sarebbero insospettiti e questo non sarebbe dovuto accadere mai, anche perché in futuro avrebbe dovuto fare altre cose come questa.

Finalmente arrivò alla reception davanti ad una robusta ragazza vestita di blu. Era stressato, sudato e stanco: era il momento di chiudere questa faccenda.

Consegnò la busta rossa alla donna che la prese con naturalezza ed eleganza, la aprì e diede un'occhiata a ciò che c'era scritto, si spostò verso il telefono, compose il numero, probabilmente stava chiamando qualcuno ai piani alti. Teodomiro stava impazzendo, quella scena era stressante, difficile reggere la tensione; si guardava in giro impaurito con gli occhi di un animale braccato mentre altre persone passavano di lì come se niente fosse.

La donna si avvicinò a lui con sguardo fermo, serio per poi tramutarsi in un enorme pseudo sorriso.

Quella donna pronunciò solo una frase, Teodomiro ormai era al climax, ma si concentrò per ascoltare parola per parola avvicinandosi al bancone: “Complimenti signor Teodomiro. Con tutti questi punti spesa può scegliere uno dei premi élite dalla nostra vetrina.”

Teodomiro ringraziò e non disse nient'altro. Quella mattina era stata dura, una prova di forza e di nervi non indifferente, ma ora aveva tutto nelle sue mani. Andò verso la vetrina e scelse il suo premio, quello che aveva sognato da mesi e mesi di spesa: un frullatore multifunzione hi-tech con wi-fi e comando vocale di ultima generazione.

Teodomiro uscì felice e andò verso casa stanco ma soddisfatto.

Intanto la donna del supermercato che aveva aperto la busta chiese alla sua collega cos'era quel codice in fondo alla lista punti presente nella lettera del signor Teodomiro.

La collega scosse la testa, non aveva mai visto un codice così in tutti gli anni che lavorava lì dentro, ma per sicurezza controllò nel computer. Niente nemmeno lì.

Nel frattempo un certo netturbino fuori dal supermercato aveva posato la scopa per rispondere al cellulare. La voce dall'altra parte dello smartphone gli diceva di recuperare quel dannato codice che era da tutta la mattina che lo stavano cercando.

Il netturbino entrò nel supermercato e andò verso la reception.

 


 

Commenti

Post popolari in questo blog

La Fine dei Racconti Malsani

Terra. Seconda era post apocalittica. Anno: imprecisato, ormai la razza umana ha perso il conto. Mari prosciugati, pianure ormai aride. Le guerre hanno spazzato via gran parte di ciò che c'era di bello e sano nel mondo; tuttavia, un po' di razza umana era sopravvissuta...per l'ennesima volta.   Spedizione Populus, Pianure Aride del nord Italia. Un gruppo formato da tre persone si fa strada tra la sabbia e la cenere. Il vento caldo sferza i visi protetti da grossi occhiali scuri e sciarpe scolorite, mentre gli spessi stivali solcano le piccole dune formate dal vento. Uno dei tre tizi inciampa su qualcosa di solido, ma non è una roccia. Incuriosito, l'uomo si china per osservare l'oggetto per metà coperto da sabbia e cenere. Stupito del ritrovamento lancia un urlo agli altri del gruppo. “Ehi ragazzi! Guardate qui.” I due si erano fermati poco più avanti e si voltarono leggermente seccati. L'uomo si avvicinò e mostrò l'oggetto in questione. La ragazza...

Lonely Sullivan - Solitudine

È difficile stare soli. All'inizio sembra tutto figo, nessuno che ti rompe le pallottole, tutto il tempo per te, ma poi c'è un momento in cui ti rendi conto di quanto sei inutile senza avere qualcuno di fianco.  Ecco come si sentiva Sullivan.  Il mondo attorno a lui era desolato quanto la sua anima e l'unica compagnia che aveva avuto dopo anni era quel tenero animaletto trovato pochi giorni fa che però era diventato così grosso e pericoloso da doverlo fare fuori e ridurlo in poltiglia. Già, in poltiglia come il suo stato d'animo, ormai più simile a uno sterco di vacca adagiato su un prato. Erano passati quattro giorni da quando Pastella se n'era andato e Sullivan era rimasto nel suo Eden a sorseggiare Cola con ghiaccio accompagnato da patatine e porcherie varie. “Dannato mondo balordo! Perché sono rimasto solo io qui?” Domandò quella frase al vento rimanendo seduto sulla vecchia sdraio da mare. In cuor suo stava aspettando invano una risposta, risposta che non ...

Palloncini

I tre giorni d'estate della festa di paese, li ho sempre apprezzati e anche in quell'anno, decisi di farmi un giro. I colori, la musica, le risate allegre, tutto era al posto giusto. I musi lunghi della routine lavorativa settimanale si rilassavano scacciando via i problemi e i pensieri che appesantivano la mente. Quella sera non avevo compagnia. Molti dei miei colleghi di lavoro erano in vacanza, lontani da lì ed io decisi di rimanere nel mio paese, un po' per problemi di soldi e un po' per godermi la pace lontano da tutti. Dopo aver comprato un po' di zucchero filato, decisi di vagare per le bancarelle tra le solite magliette economiche e le cover cinesi dei telefoni. Non mi interessava nulla, ho sempre preferito comprare roba online. Proseguii per il viale giungendo in mezzo al frastuono delle giostre, nel piccolo parcheggio della piazza. Sciami di ragazzini saettavano da una parte all'altra, tra un giro sull'autoscontro e uno sui seggiolini del cal...