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Il Perfido Pan di Zenzero

C'è poco da fare. Ci sono biscotti buoni e biscotti cattivi, e potremmo anche dire che “non tutte le ciambelle riescono con il buco”, ma questa storia non parla di ciambelle.

Tutto ha inizio in un forno di un'antica panetteria tra i vicoli di un paesino nelle fredde montagne del nord.

Il sole è sceso da un bel po' ma il camino della panetteria sbuffa senza tregua portando profumo di biscotti per le vie del paese.

Pierre tolse attentamente l'ultima teglia dal forno posandola delicatamente sul ripiano di legno.

I biscotti allo zenzero a forma di ometto erano pronti e tutti stesi in fila come soldatini. Erano perfetti.

Stanco per la giornata, Pierre spense il forno e andò a dormire.

Quella stanchezza non gli fece notare che un omino di pan di zenzero era rimasto a cuocere nel forno mentre lentamente si andava raffreddando. Era scivolato da una teglia durante l'ultima infornata ed era rimasto lì dentro, lontano dai suoi compagni.

La forma di pasta inanimata si andava a scurire sempre di più fino a che il forno, durante la notte, non si raffreddò completamente.

Naturalmente, come in ogni film di Natale che si rispetti...un momento, ma questo non è un film...Comunque, proprio mentre tutto il paese dormiva beato, coccolato dal calore di strati di coperte di lana, sfrecciò nei cieli una cometa azzurra che in un istante illuminò il cielo stellato.

La polvere celeste della scia cadde proprio sopra il forno del panettiere Pierre.

La reazione possiamo immaginarla tutti, vero?

Probabilmente avrete indovinato. Gli ometti di pan di zenzero presero vita, svegliandosi dal sonno, sbadigliando e stiracchiandosi.

La meraviglia e la bontà verso tutto il mondo entrò dentro le loro piccole anime. Erano felici, stupiti, curiosi e pronti a portare felicità. Cominciarono a sorridere, a ridere e poi a danzare immersi nel suono delle loro dolci risate. Era una festa di colori mentre si agghindavano con vestitini e accessori di zucchero colorato.

Eh si ragazzi, la Magia del Natale può fare anche questo; perché a Natale tutto è possibile e la bontà che pervade i nostri cuori può arrivare anche alla persona più triste e sconsolata del mondo, scaldandole il cuore con canzoni allegre, cioccolate calde, biscotti, latte e miele, caramelle e doni inviati dal cuore. E allora Buon Natale a tutti e che le feste vi portino felicità, sogni e dolci parole per tutti.

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FINE

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“...ma che fine? Fine un par di palle!” (di natale si intende – n.d.a.)

Dall'interno del forno echeggiò una vocina stridula e graffiante che fermò la festa di quegli allegri biscotti.

I deboli tizzoni illuminavano lievemente un ometto che avanzava verso l'uscita del ripiano di cottura.

Accompagnato da un leggero rivolo di fumo scuro, un biscoto di pan di zenzero rinsecchito e bruciacchiato si presentò dinnanzi a quel baccano infernale.

“Buona sera signori, io sono il Perfido Pan di Zenzero.”

Un nome così forte che fece tremare gli ometti vestiti di zucchero colorato, e lui ne fu felice, visto che ci aveva pensato parecchio prima di deciderlo.

Il Perfido Pan di Zenzero era molto arrabbiato, infastidito dal fatto che nessuno di quei dolci rammolliti non avesse nemmeno tentato di tirarlo fuori da quell'inferno rovente.

Era così cotto che per sorreggersi doveva usare un piccolo bastoncino di legno scampato alle fiamme del forno.

Nel silenzio della notte gli ometti di zenzero lo guardavano straniti, alcuni inorriditi.

Il Perfido Pan di Zenzero odiava la bontà, la dolcezza e tutte quelle cose che rendevano allegri e felici. A lui piaceva il disordine, le fiamme, la puzza di bruciato e l'amaro sapore della sua vendetta. Sapore che lo avrebbe accompagnato per tutta la sua vita di biscotto rinsecchito.

“Perché non hai chiesto aiuto mentre eri lì dentro?” Chiese uno dei biscotti di zenzero con vocina delicata e zuccherosa.

“Bah, mi fai schifo con 'sta voce! E comunque io aspettavo che qualcuno mi aiutasse o almeno che si ricordasse che ero lì, solo tra le fiamme!” La risposta fu asprissima, data anche dalla sua spregevole voce erosa dal fumo.

“Vuoi un vestitino di zucchero colorato?” Chiese un altro del gruppo.

Il Perfido Pan di Zenzero rise guardandoli dalla testolina tonda ai piedini altrettanto tondi.

“Ma non fatemi ridere. Vi siete visti? Siete ridicoli!” Una piccola scia di fumo uscì dalla sua bocca.

“E allora cosa ci fai qui? Perché non sei rimasto dentro quel forno a cuocere ancora per un po'?”

Disse uno con una giacchetta azzurra mentre ridacchiava sotto i baffi zuccherosi.

“Già!” Disse un altro vestito di verde. “Non puoi intralciare la nostra felicità.”

Il Perfido Pan di Zenzero strinse gli occhi dalla rabbia. Se avesse potuto incenerirli lo avrebbe fatto subito, se avesse potuto scioglierli nel latte caldo avrebbe goduto, anche solo ridurli a pan grattato sarebbe stato fantastico.

Ma proprio mentre pensava e ripensava in quella testolina deforme e amarognola, i biscotti sentirono dei passi nell'altra stanza.

L'alba era ormai giunta e Pierre si era svegliato.

Arrivato davanti al forno vide i biscotti già colorarti. Eppure lui non aveva fatto nulla a parte cuocerli e sfornarli.

“È un miracolo!” Esclamò.

Erano tutti in fila, di tanti colori diversi, tutti bellissimi...tranne uno che era bruciacchiato e mal ridotto.

“Cavoli. Non mi ero accorto di questo piccolo aborto.”

Prese l'omino di zenzero sbruciacchiato e con la glassa di zucchero coprì le parti più brutte e scure.

Il Perfido Pan di Zenzero rimase stranito da quel gesto di pietà e bontà.

Guardò il panettiere sorridere mentre lavorava la glassa di zucchero, quella glassa sottile che stava prendendo forma in un vestitino natalizio come tutti gli altri.

Il pan di zenzero bruciacchiato ora si sentiva bene. Tutti i cattivi pensieri scivolarono via, si sciolsero come neve al sole. Si voltò verso gli altri ometti, sorrise, e loro sorrisero di rimando.

“Ah, che gioia il Natale...” pensò il biscotto che fino a poco tempo fa era “Il Perfido”.

Cominciò a riflettere sul significato del Natale, sulla bontà, la dolcezza. Finalmente era felice.

Non era giusto fare del male agli altri, era sbagliato far soffrire, non bisognava giudicare.

Poi un pensiero gli balenò nella testolina. A pensarci bene erano stati gli altri a schernirlo, a lasciarlo nel forno e ad accettarlo solo ora che era uguale a tutti loro, tutti conformi allo standard di omino di pan di zenzero.

Allora ricominciò ad odiare tutto ciò che era così dolce e colorato. Odiava perfino il vestitino di zucchero che gli aveva glassato il panettiere.

“Io vi incenerirò tutti! Diventerete tutti come me, amari e immangiabili!” Gridò dentro di sé.

Il panettiere lo guardò da vicino, prese il latte caldo e lo pocciò inzuppandolo ben bene.

“Che buono!” Disse gustandoselo per bene in bocca. “Adoro il sapore amarognolo della sbruciacchiatura.”

La storia del Perfido Pan di Zenzero termina qui.

“Ma le storie di Natale non dovrebbero finire bene?” Direte voi.

Che importa, dipende dal lato da cui le si guarda.

 


 


 

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