Marzio si svegliò di soprassalto, sudato e ansimante per lo spavento. Si asciugò la fronte imperlata di sudore con il lenzuolo.
“Questa visione...no...non può essere vero...”
Si alzò dal letto e cominciò a barcollare verso l'interruttore della luce, ma il mignolino del piede impattò inevitabilmente contro il comodino. Nonostante gli anni passati a indovinare il futuro e a leggere il destino delle persone, quel dannato comodino era imperscrutabile.
Spettinato e con la vestaglia che svolazzava per il corridoio, Marzio arrivò fino alla stanza, come la chiamava lui, “del destino”, che poi era il posto dove leggeva le carte.
Quel sogno che lo aveva spaventato così tanto gli era rimasto ben inciso nella mente: la parola “Buon 2022” scritta in oro, brillava sopra un palazzo; in pochi attimi la scritta si sbiadì sempre di più fino a diventare cenere per poi dissolversi nel freddo vento di Dicembre.
Sparse le carte sul tavolo, si concentrò nel silenzio della notte. Fece alcune domande su ciò che aveva sognato e ciò che vide in quelle figure lasciava spazio ad una sola risposta.
31 Dicembre 2021.
La cittadina di Rocca Pastella, quest'anno, aveva deciso di festeggiare il Capodanno come si deve: nella piazza principale della città con luci, musiche e colori. E ovviamente aspettando lì la mezzanotte per dare così il benvenuto al nuovo anno.
Quella mattina il cielo era incerto con qualche nuvola qua e là ed un pigro sole invernale che faceva capolino ogni tanto.
Il supermercato della città era strapieno di gente, mentre i negozietti del centro dovevano fronteggiare le lunghe code davanti alle entrate.
Tutti quanti non vedevano l'ora di finire la giornata di lavoro per poi passare una piacevole notte di festa.
Un altro posto era affollato, ma non era una novità. Il bar “Il Rancido”, del signor Duilio Rancido, serviva caffè e brioche a tutto spiano come ogni mattina.
L'ambiente che si creava in quel locale, tra il caos e la caciara, aveva un qualcosa di armonioso, ma quella mattina, l'armonia fu spezzata da un uomo impaurito e con i nervi a fior di pelle.
Marzio, ancora spettinato e in vestaglia da notte, spalancò bruscamente la porta del bar entrando di fretta e facendosi spazio tra la gente intenta a consumare la colazione.
D'istinto salì su uno dei tavoli sbattendo a terra tazzine e giornali, prese fiato e gridò: “Ascoltate!” Si assicurò di aver preso l'attenzione di tutti e, in effetti, i presenti badarono solo a lui, guardandolo come se fosse il matto del villaggio.
“Questa sera non dobbiamo festeggiare il capodanno, dobbiamo fuggire da qui...”
“Ah si?” Chiese un uomo della vigilanza. “Vogliamo sentire il perché” disse guardandosi intorno con un sorriso da ebete.
Marzio rispose prontamente con lo sguardo fisso davanti a lui: “L'ho visto nelle carte...la Morte, il Giudizio...”
Una ragazza in fondo al locale si mise a ridere: “Certo...e il matto?”
Il bar scoppiò in una grassa risata. Lo show era stato divertente, ma non per Marzio che quasi incespicò scendendo dal tavolo per correre verso la porta. Nessuno gli aveva dato retta.
Si ricordava quei film dove il disgraziato pazzo indossava un cartello con su scritto “La fine è vicina” e intanto gridava la frase facendo tintinnare una piccola campana. Nessuno credeva mai a quei personaggi nei film...però poi avevano ragione.
Ma pensò anche che quelli erano soltanto film. La vita era ben diversa.
Tornò a casa rammaricato.
Nel pomeriggio il cielo si dipinse di grigio e quel timido sole era sparito dietro la fitta coltre di nuvole.
Marzio era rimasto tutto il giorno sul divano verde inglese in finta pelle ad ascoltare la radio, leggere notizie sul web e con la TV sintonizzata sui telegiornali, cercando di carpire qualche segnale inerente a quel sogno.
Nulla. Tutti parlavano del veglione di capodanno, della cena, dei buoni propositi sul 2022 e di un altro anno disarmante che per fortuna se ne stava andando.
Erano le 17.40 quando il telefono fisso di Marzio squillò.
Alzò il ricevitore: “Pronto?”
Ci fu un silenzio di un paio di secondi seguito da un lieve fruscio di sottofondo, poi una voce cupa e impastata salutò: “Salve Marzio...”
Il cartomante conosceva bene quella voce, era il suo miglior cliente, l'anziano Amilcare Pangasio.
“Ciao Amilcare. Senti oggi non sono in vena di ricevere nessuno, perciò...”
Amilcare si schiarì la voce: “Capisco, ho saputo della scena al bar di questa mattina, infatti vorrei parlarti di quello. Ho fatto uno strano sogno sulla fine dell'anno...”
Marzio lo interruppe subito. “Non dire nient'altro, passa di qua subito!”
Alle 18.04, il vecchio Amilcare sorseggiava tè al tavolo della “Stanza del Destino” insieme a Marzio.
Il sogno del signor Pangasio era praticamente uguale a quello dell'indovino, con la sola differenza che era in mezzo alla festa e tutto intorno a lui si tramutava in cenere.
Marzio, da buon fanatico di cinema, pensò subito a quel grosso tizio dal mento rugoso che schioccava le dita. Vabbè ma quella era un'altra storia. “Basta pensare ai film” disse a se stesso.
“Ok, qui la faccenda si fa pesante.”
Marzio vagava per la piccola stanza, con le braccia conserte e la testa bassa.
Pensava e ripensava mentre Amilcare, rivolto alla finestra, sorseggiava rumorosamente la bevanda calda con labbra tremolanti.
I pensieri andavano e giravano. Come poteva risolvere quella situazione? Ma soprattutto: cosa cazzarola sarebbe successo? Non era chiaro a nessuno e in quell'istante Marzio pensò al suo lavoro di indovino, odiando il fatto che doveva sempre indovinare, cercare quella dannata soluzione che, ogni volta, risultava maledettamente intricata.
Poi, ad un certo punto, Amilcare ebbe un sussulto. “Marzio! Guarda il cielo!”
L'indovino scattò alla finestra. Il cielo era buio e nuvoloso, ma dietro le nubi si scorgevano lampi colorati, piccole saette arcobaleno, lontane esplosioni di scintille multicolore.
“Che siano già partiti con i fuochi d'artificio?” Chiese Amilcare facendo fischiare la dentiera.
Marzio guardò l'ora sull'orologio appeso al muro: le 18.23. Serrò gli occhi: “No vecchio mio. Non è ancora l'ora e poi i fuochi artificiali non possono raggiungere quelle altezze.”
Oltre le nubi stava succedendo qualcosa e intanto la festa in piazza era pronta.
Marzio non sapeva cosa avrebbe dovuto affrontare, ma sentiva nella sua anima un tremito, un'angoscia mai provata prima.
Amilcare invece era già sceso in piazza ad osservare gli ultimi preparativi per la festa, affascinato soprattutto dal mega laser che il DJ stava provando sui gradini della chiesa.
“Visto che roba, eh nonnetto?” Amilcare non sembrava affatto stupito da quell'oggetto.
Il DJ si avvicinò all'anziano: “E' potentissimo, sai? Il suo raggio viaggia per chilometri. Poco fa ha bucato le nuvole! Wooooh! Stasera si fa casino!”
Amilcare si leccò le labbra secche, annuì e se ne andò con le mani dietro la schiena non capendo nulla di quello che aveva detto il giovane. Maledetto apparecchio acustico.
La sera passò in fretta e alle 23.35 anche Marzio scese in piazza, ma a differenza degli altri era preoccupato e nervoso.
Alzò la testa verso il cielo e vide ancora quei lampi di luce colorata, ora erano molto più vicini, li videro in tanti, ma questa volta una sottile scia rossa finì al di là della piazza.
L'indovino, insieme ad un piccolo gruppo di persone curiose, andarono a vedere l'oggetto caduto dal cielo.
“Sicuramente sono alieni, vedrai.” Disse il tabaccaio della piazza.
“Ma no stai sicuro che è un messaggio da parte di un angelo.” Rispose di rimando il sacrestano.
“E se fossero demoni arrivati dallo spazio tramite una linea temporale distorta?” Si immaginò Pietro, famoso cazzaro e pelandrone della città.
Vabbè, tralasciando queste congetture, torniamo al succo della storia, ma per farlo dobbiamo andare a parecchi chilometri d'altezza, oltre il campanile della chiesa di Rocca Pastella, oltre le nuvole e dobbiamo pure andare un pochino indietro con gli orologi, precisamente alle 18.18 di quella sera.
Un aereo-cargo militare viaggiava a gran velocità nel cielo buio.
“Cargo 03, Cargo 03 mi sentite?” Alla radio, la voce del Generale Limella chiedeva urgente aggiornamento sulla missione.
Il copilota rispose prontamente. “Qui Cargo 03. La missione procede liscia e senza intoppi, signore. Siamo a 30 chilometri da Rocca Pastella.”
“Bene!” Esclamò Limella. “Mi raccomando, quei fuochi d'artificio vanno consegnati in tempo a Roma. Se qualcosa dovesse andare storto anche i trattati con la Cina andrebbero in fumo...e non voglio di sicuro una terza Guerra Mondiale.”
Il generale riagganciò.
“Sentito come era teso?” Domandò ridacchiando il copilota al suo collega.
I due piloti si fecero una bella risata. Ma il disastro era imminente.
Passarono pochi minuti quando un raggio verde illuminò proprio gli occhi dei due piloti.
“Dannazione! Non vedo più un caz...” Gli allarmi vari del sistema di volo coprirono la miriade di imprecazioni espulse dalla bocca dei soldati. I due piloti non vedevano più una mazza e l'aereo perse il controllo.
Il velivolo danzò in quel cielo buio, mentre nella zona cargo, i militari venivano sballottati di qua e di là manco fossero in balera.
Uno dei soldati cadde con la faccia a terra e la sigaretta che teneva in bocca volò per diversi metri, andando a finire proprio sulle casse dei fuochi d'artificio. Ma si fermò in bilico sul bordo di una fessura di una cassa malamente sigillata.
L'unico soldato ancora in piedi cercò di farsi strada tra il caos di oggetti che ruzzolavano e uomini che rotolavano da una parte all'altra. Aggrappandosi ad una sbarra di ferro, cercò di allungarsi verso la sigaretta. L'aereo strattonò, la sigaretta vacillò.
Un rivolo di sudore si fece strada sulla fronte del soldato. Si allungò nuovamente e questa volta riuscì a sfiorare la sigaretta. Sorrise, ci era riuscito...quasi. La sigaretta venne spinta dentro alla cassa.
Attorno a lui tutto rallentò e percepì solo un grande silenzio che però fu rotto inesorabilmente dal sibilo di una miccia.
Sospirò.
La fusoliera si riempì di scintille dorate, saette colorate, esplosioni e fumo che manco una guerra di trincea.
I fuochi artificiali non davano tregua in una reazione a catena che non lasciò scampo.
“Questo è un dannato attacco terroristico!” Disse il pilota alla radio. “Qualcuno continua a direzionare un laser verde sulle nostre facce!”
L'aereo volò in circolo sopra a Rocca Pastella per ore.
Alle 23.58 l'aereo esplose. La miscela di fuochi d'artificio e di armi super potenti presenti sul velivolo, crearono una bomba di fuoco che precipitò sopra i cieli della ridente cittadina di Rocca Pastella.
Gli abitanti di Rocca Pastella erano pronti al countdown di fine anno.
Sopra al palazzo del comune della piazza, l'orologio con la scritta dorata “Buon 2022” si stava per accendere.
Intanto l'esplosione dell'aereo aveva fatto sorridere la gente pensando ad uno di quei petardi tipo “Bomba di Maradona”.
Mancavano 20 secondi alla mezzanotte. La bomba di fuoco stava precipitando ad una velocità assurda verso la piccola città.
Marzio aveva previsto tutto. Rise di gusto, tanto ormai non aveva più niente da perdere: “Avevo ragione! Eh si...”
Mentre la gente rimaneva impietrita osservando quella gigantesca esplosione, la radio era rimasta accesa e andava avanti con il suo countdown.
“10...9...8..7..6..5...4..3..2..1..Buon Anno!”
La scritta dorata “Buon 2022” si accese di oro scinitllante mentre la tempesta di fuoco inghiottiva Rocca Pastella in un boato devastante.
Ora rimaneva solo cenere. Cenere che lentamente veniva portata via dal freddo vento di Dicembre.
Il Generale Limella fece velocemente insabbiare l'incidente e tutto si ridusse in una notizia del telegiornale delle 12.00 del primo Gennaio dove la giornalista diceva: “I botti di capodanno sono pericolosi e se si esagera ecco come va a finire.”
Naturalmente i cinesi non la presero bene e di lì a pochi mesi...chissà.
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