Le vie del mercato di Shanghai erano come sempre piene di persone.
Per le strade si spargevano profumi di cibo, di spezie e di incensi che passando dalle narici dipingevano sgargianti colori nella mente.
Ma noi non siamo qui per fare un tour di questa splendida città, per quello dovrete andare in un'agenzia di viaggi. La nostra mente vaga fino ad una palestra lontana dalle vie del centro, una piccola palestra secolare, tramandata da maestro a discepolo, da discepolo che diventa maestro ad un altro discepolo e così via.
Un posto dove si allenano soltanto i combattenti più cattivi, forgiati dal vecchio e saggio Yuan Li Huang che senza pietà sottopone ragazzi di tutte le età ad allenamenti estenuanti e duri.
Sempre inquadrato in penombra, il maestro Huang sfida i suoi più forti combattenti, ma mai nessuno è riuscito ad atterrarlo in questi anni.
Ma Huang non era così cattivo un tempo, era anche un uomo pieno di sentimenti che spesso si crogiolava nel suo brillante passato in Italia, dove era conosciuto da tutti come Giovanni Lee, proprietario del negozio di casalinghi e roba varia in Piazza del Popolo in un paesino ad est di Terruggia. Ricorda i bei momenti passati con gli abitanti di quel piccolo paese che gli simulavano mosse di karate con tanto di urletto alla Bruce Lee. Rivedeva nella mente i ragazzini che andavano nel suo negozio a fare casino, tentando di rubare qualche soprammobile e lì sì che si incazzava parecchio, ma cercava di nascondere tutto questo dietro un sorriso.
Infine, il ricordo migliore di tutti. Oltre le case del piccolo paese, c'era la campagna e poco distante dalle strade asfaltate abitava l'anziano contadino Gioacchino. Huang andava spesso a fargli visita quando aveva un po' di tempo e con lui aveva imparato un pochino di italiano, ma una cosa amava tantissimo: il pollaio di Gioacchino. Huang si era innamorato di quelle bestiole che lì, chiamavano “Polli”, un nome che lo faceva sempre sorridere.
Ricorda il giorno che se ne era andato via da quel paesello per tornare in Cina e quel vecchio contadino gli aveva regalato una giovane gallina, aggiungendo una frase che lui non aveva capito per niente: “pija la galina e scapa a cà”, ma Huang ringraziò lo stesso e sorrise.
Diciamo che fin qui la storia ha una piega abbastanza normale. Ora arriva la parte più strana.
Dopo svariate ore di viaggio, Huang scese dal pullman che dall'aeroporto lo aveva riportato nella periferia di Shanghai. Conosceva quelle strade in cui era vissuto da giovane, anche se erano cambiate negli anni in cui era stato in Italia. Ma qualcosa era rimasto come un tempo.
Ormai nascosto tra due grosse case popolari, il vecchio minimarket dove da ragazzino comprava Coca Cola e gomme da masticare come un vero americano, era ancora in piedi, illuminato dalla solita insegna gialla e azzurra.
Entrò con la gallina in braccio. Rimase un po' smarrito perché qualcosa era effettivamente cambiato, ma poca roba. Si rivolse subito al negoziante che riconobbe solo dopo qualche secondo.
“Shaoran?” Chiese Huang a bassa voce, cercando di portare più rispetto possibile a quell'anziano venditore.
L'anziano inforcò per bene gli occhiali tondi e lo osservò. Un caloroso sorriso si dipinse sul suo volto: “Giovane Huang. Quanto tempo.”
Gli occhi di Huang si riempirono di lacrime per l'emozione.
Parlando di una cosa e l'altra, Shaoran invitò Huang nel retrobottega, doveva mostrargli una cosa che lo avrebbe aiutato negli anni a venire.
L'anziano mostrò una pietra verde, una giada intagliata che raffigurava una piccola testa di fenice.
“Guarda qui. Dicono che questa sia la pietra che diede i poteri ad un famoso combattente.”
La consegnò nella mano di Huang, chiudendogliela a pugno con delicatezza.
“Tienila tu, giovane uomo. Sono sicuro che ti porterà fortuna.”
Huang ringraziò infinitamente quell'anziano a cui portava molto rispetto.
Nei giorni seguenti, Huang fece ritorno nella sua vecchia casa poco distante dalle vie del centro.
Riscoprì le stesse strade e gli stessi profumi di quando era un giovane ragazzo ed infine tornò nella vecchia palestra dove un tempo allenava corpo e mente; ed è qui che successe qualcosa di inaspettato.
“Quante volte ti ho detto di non portare qui quella maledetta gallina!” Il maestro Zhao era molto infastidito da questo.
Huang fu colpito nell'orgoglio e i suoi sentimenti scaturirono in un misto di disagio e sconforto.
“Lo so, Maestro, ma mi dispiace lasciare Fenghuang a casa da sola. Ho paura che il gatto dei vicini se la possa mangiare in un sol boccone.”
Zhao sorrise e lo rincuorò: “Sei gentile con tutti, Huang, lo sei sempre stato. Va bene, può restare qui mentre ti alleni.”
Huang ringraziò cercando di contenere la sua felicità in un tiepido inchino.
Con quella gallina al suo fianco, Huang aveva la mente libera, divenne inarrestabile e faceva progressi ogni giorno.
Finché, in un delicato pomeriggio di primavera, il maestro Zhao, con voce rauca e soave, disse: “Sei destinato a prendere il mio posto, ormai. A me rimane poco tempo.”
Il volto di Huang si indurì e una dolce musica suonata da un violino cinese gli partì nella testa.
“No Maestro, non dica così.”
Il maestro lo rincuorò. “Non ti preoccupare ragazzo, sarai in grado di portare avanti questa palestra anche senza di me. Quando arriverà il giorno, lo saprai.”
I giorni passavano lievi e in un tramonto di inizio estate, finito l'allenamento, Huang prese il suo sacco di cotone in spalla, mise una mano in tasca dei pantaloni e...
“Dannazione! La pietra di giada. Non c'è più...” Huang si guardò intorno disperato nello spogliatoio vuoto. Vide la gallina ancora a terra e prima di prenderla in braccio, capì cosa era successo.
“No!” Il pennuto aveva ingoiato la giada. Quale sventura.
“Ma perché, Fenghuang?” Disse Huang prendendola in braccio e guardandola in qui piccoli occhi inespressivi.
Uscito dalla palestra, il cielo cominciò ad addensarsi di grosse nubi grige.
Arrivato a casa, Huang si sentiva triste per aver perso quella pietra. Preparò qualcosa per cena e poi crollò dal sonno, un sonno tormentato da incubi di piume, becchi e zampacce di pollo.
Il giorno seguente, al risveglio, notò qualcosa di diverso in Fenghuang. La gallina aveva cambiato aspetto, sembrava più grossa e dallo sguardo minaccioso.
“Forse sono solo troppo stanco.” Pensò ad alta voce Huang mentre la prendeva in braccio e usciva di corsa di casa per andare alla palestra.
Il giorno predetto dal maestro Zhao arrivò, e per Huang, forse giunse troppo presto.
Nella sala principale della palestra, mentre volavano calci, pugni e capriole, si sentì un grosso trambusto provenire dallo spogliatoio.
Tutti si voltarono in quella direzione e ad un certo punto, uno dei ragazzi venne spinto fuori dalla porta con una forza tale che impattò contro il muro, crepandolo. Il ragazzo aveva perso i sensi. Accorrendo verso di lui, scoprirono cosa era successo.
Dallo spogliatoio echeggiò un poderoso crocchiare e sotto lo sguardo attonito di tutti si presentò Fenghuang impettita e minacciosa.
Ci fu una lotta all'ultimo sangue dove tutti gli allievi del maestro Zhao furono sconfitti con una tale facilità che guarda, roba da matti proprio!
“Devo agire io...è colpa mia.” Disse Huang mentre le sue lacrime sgorgavano come un ruscello in primavera accarezzato dai petali di ciliegio.
Ma Zhao si fece avanti. “No Giovane e gentile Huang. Ci penso io.”
Zhao si caricò di energia e Huang giurò di aver visto almeno un paio di fulmini uscirgli dal corpo e un ciuffo di capelli biondi che per un istante colorò i capelli bianchi.
Il maestro partì con un calcio volante assurdo che spiazzò Fenghuang, ma solo per un misero secondo. La gallina, ormai con una forza fuori dal comune per un essere piumato...ma anche per un umano, volò con una capriola verso il maestro colpendolo con una doppia zampata volante sul petto. Il maestro volò fuori dalla palestra come un pupazzo; Huang corse verso di lui, in mezzo alla strada, si inginocchiò, gli sollevò la testa. La pioggia battente rigava i loro volti, il maestro, con l'ultimo grammo di forza sussurrò: “Non farti soggiogare da quel demone col becco...gentile Huang...” Detto questo, Zhao si spense.
L'urlo di Huang scoppiò verso il cielo tra la pioggia battente che si mischiava a quel lamento feroce.
Giurò vendetta verso quello che una volta era il suo amato animale e nella sua mente si materializzarono i pensieri di una soave gallina che lo aveva accompagnato in tutta la sua vita.
La vendetta però non arrivò mai. La potenza di Fenghuang riuscì a soggiogare la mente di Huang ed ora...ritorniamo al presente, finalmente.
Huang, ora maestro della vecchia palestra, teneva ben custodito il segreto di quella gallina combattente.
Ora spostiamoci su un altro personaggio, il giovane Yun, un ragazzo di periferia, che sta percorrendo la strada verso la palestra.
Quella mattina il suo cuore era felice come una rondine in primavera: il maestro Huang lo avrebbe allenato personalmente. Giorni prima gli aveva detto che ormai aveva raggiunto un livello molto alto rispetto agli altri allievi ed era arrivato il momento di insegnargli alcune tecniche segrete.
Ormai davanti alla palestra, vide che il maestro lo stava aspettando nel cortile, all'entrata.
“Giovane Yun.” Il maestro lo accolse con il solito sorriso che però, secondo Yun, non era molto sincero.
“Salve Maestro Huang.” Il ragazzo lo salutò con un delicato inchino.
Huang portò il ragazzo in una grossa stanza oltre il cortile. Era una stanza di un vecchio edificio adiacente alla palestra.
“Qui è dove ti allenerai con me e il mio Maestro.” Esclamò Huang.
Yun rimase senza parole. Cacchio, si sarebbe allenato con il maestro del suo maestro. Roba da pazzi!
Ovviamente il ragazzo non stava più nella pelle, ma quando vide entrare il maestro di Huang, rimase spaesato.
Fenghuang fece il suo ingresso con un possente salto mortale che venne ammorbidito da un maldestro sbattere di ali.
“Scusi Maestro, con tutto il rispetto...ma, un pollo?” Chiese Yun confuso.
Huang non sorrise, ma si fece serio in volto e questa volta, nella penombra, sembrava davvero cattivo.
“Ragazzo, tieniti pronto.” Huang lasciò spazio ai due combattenti.
Fenghuang partì velocissima con il suo inconfondibile e virtuoso crocchiare a becco spalancato.
Yun riuscì a schivare qualche mossa di ali, ma dopo due beccate e una tripla zampata presi in pieno volto e sul petto, il ragazzo si arrese.
Fenghuang si voltò con arroganza e tornò sul suo trespolo.
Huang camminò verso il ragazzo: “Visto, giovane Yun? Questo è lo Stile del Pollo. Uno stile di lotta che qui in Cina non si è mai visto.”
Yun rimase sconcertato da quelle parole. Il maestro Huang intanto continuava con il suo folle discorso. “Con questo stile di lotta, riusciremo a battere ogni scuola di arti marziali del paese e finalmente saremo imbattibili.”
Si avvicinò al volto del ragazzo con lo sguardo minaccioso da Cobra Kai: “Questo però è un segreto. Allenandoti qui diventerai potentissimo. Ma tieni la bocca chiusa...altrimenti...”
Fenghuang sferrò una zampata contro una cassa di legno, riducendola in pellet.
Yun annuì.
“Ora va', giovane Yun. Per oggi abbiamo finito.”
La preoccupazione e tutte quelle botte gli avevano messo una gran fame.
Si recò al solito posto dove poteva mangiare il suo piatto preferito: il pollo kung pao.
Il posto migliore e più economico che Yun conosceva era il piccolo ristorante di Michael, un uomo che non era ben chiaro da dove arrivasse, ma cavoli se faceva un kung pao da leccarsi i baffi!
Sedutosi al tavolo e dopo essersi gustato il piatto, Yun vide arrivare verso di lui il proprietario, Michael, che subito si sedette allo stesso tavolo.
L'uomo osservava le ferite del ragazzo: “Te le sei prese per bene oggi, eh?”
Yun sorrise, trattenendo la rabbia verso quella dannata gallina che lo aveva pestato.
“Si. Oggi ho imparato che ho un limite da superare.”
Ma Michael capì cosa era stato a menarlo in quel modo perché il livido sul volto aveva l'inconfondibile forma a zampa di gallina.
L'uomo si guardò intorno per accertarsi che il locale fosse vuoto.
“Bene, ragazzo. So chi ti ha fatto questo e ti dico soltanto una cosa: dobbiamo fermarlo al più presto.”
Yun sgranò gli occhi e fu avvolto da una sensazione di imbarazzo : “No, signore. Non possiamo e poi, tu come puoi sapere?”
Michael cominciò a spiegare la sua storia: “Ascoltami bene. Non sono di questa dimensione, provengo da un mondo dove io e la mia squadra monitoriamo i vari pericoli a cui è sottoposto il vostro pianeta. Sono qui per salvare la Terra da questo ultimo, grande pericolo.”
Yun non poteva credere a quelle parole, ma poi ripensò che era appena stato legnato da una gallina che faceva arti marziali e che, oltretutto, quel pollo è il maestro del suo maestro.
“Ok. Ti credo...” Poi ripensò alla frase appena pronunciata da Michael: “Ultimo, grande pericolo? Ce ne sono stati altri?”
Michael sorrise di gusto: “Ah ragazzo mio. La vostra Terra è sempre in pericolo. Prima io e la mia squadra vi abbiamo salvati da una piaga di polli zombie, poi da gallinacci venuti dallo spazio e ora, l'ultima sfida, il boss finale: il maestro di kung fu!” L'uomo guardò nel vuoto, strizzando gli occhi da vero duro e pensando a come avrebbe fermato quella dannata gallina.
Decisero di agire durante la sera, quello stesso giorno.
Si infiltrarono con discrezione nel cortile della palestra. Il piano era di avvicinarsi lentamente a quella gallina zeppa di steroidi per poi tirarle il collo.
“Semplice ed efficace!” Aveva esclamato Michael. Ovviamente, se non fosse stato per il maestro Huang che era ancora sveglio e li aveva visti entrare nella stanza dove dormiva Fenghuang.
“Insignificanti bastardi.” Sibilò Huang dietro di loro.
I due si voltarono e videro l'uomo in posa da combattimento.
Michel non vedeva l'ora: “Fatti sotto, vecchio!”
A Huang scoppiò il fuoco negli occhi e cominciò a volteggiare e fare mosse inspiegabili. Michel teneva testa ma non riusciva a colpirlo. Yun, per qualche istante scosso da quella situazione, si riprese e cercò anche lui di colpire il maestro, ma era incredibilmente agile.
Un calcio ben assestato sotto il mento e Michael volò tra alcune gabbie di polli che cozzarono l'una con l'altra liberando i pennuti in un caos terribile di piume e coccodè.
“Porca zozza! Questa non ci voleva...” Michael si era voltato verso Fenghuang che ormai era sveglia sopra il suo trespolo con lo sguardo pronto ad incenerire chiunque gli passasse sotto tiro.
“Yun!” Urlò Michael, “Pensa tu al tuo maestro!”
Il ragazzo non era sicuro al cento per cento ma non voleva mollare, anzi, voleva sconfiggere il suo maestro una volta per tutte. “Sei solo un pazzo...” Sibilò il giovane.
Huang sorrise, ma era un sorriso pieno di rancore e rabbia. “Colpiscimi ragazzo! Forza!”
Intanto Fenghuang si era lanciata su Michael che però aveva l'arma segreta: un sacco ultraresistente. Bastava solo aspettare il momento giusto e... ”Presa!” L'uomo rise di gusto mentre teneva quel sacco che non smetteva di muoversi in maniera frenetica.
Michael guardò il sacco con orgoglio: “Sarai anche forte, Fenghuang, ma rimani pur sempre un pollo.”
Nel frattempo Yun era stato atterrato da Huang che era pronto a sferrare un ultimo, micidiale attacco.
“Saresti potuto diventare il prescelto, e invece.”
Michael, dall'altra parte della stanza, vide la scena a rallentatore. Scattò verso i due combattenti.
“Yun, attento!” Lanciò il sacco verso di loro distraendo anche Huang. Il ragazzo riuscì a scansarsi appena in tempo.
Il sacco si aprì poco prima di toccare il suolo e davanti a Huang si parò il suo maestro gonfio d'ira.
Cieca dalla rabbia, Fenghuang colpì il suo allievo con una serie di combo devastanti che lo misero KO.
La gallina si riprese da quella furia cieca e capì di essersi buttata sulla persona sbagliata.
Demoralizzata da quel gesto, Fenghuang cercò di ragginugere Michael, ma era troppo tardi.
L'uomo teneva in mano il segreto di quel pollastro: un uovo di giada.
“Questo è ciò che dona potere a quella bestia feroce!”
Michael buttò a terra l'uovo, Yun lo pestò con potenza, ma non si scheggiò nemmeno.
Intanto Fenghuang stava arrivando con una furia mai vista.
Michael sfoderò la sua 44 Magnum, mirò e sparò. L'uovo di giada andò in mille pezzi e Fenghuang cadde a terra senza forze.
Quella sorta di incantesimo o maledizione che per anni aveva tormentato quel pollo combattente, era finalmente svanito.
La vecchia gallina si addormentò e lentamente tornò ad essere di dimensioni normali.
Huang si riprese. Si alzò da terra stordito, vide Fenghuang, corse subito da lei e si inginocchiò. Quando vide che respirava ancora, la sua anima si risollevò. Rimase fermo a guardarla, ricordando il passato, la normalità che finalmente era tornata.
La prese in braccio, si rialzò barcollando e andò verso Michael e Yun.
“Io...io no so come ringraziarvi.” Si inchinò con umiltà.
“Non devi ringraziare. È il mio lavoro. Yun invece, è stato molto coraggioso.” Disse Michael voltandosi verso il ragazzo.
Huang si inginocchiò: “Mi scuso umilmente Yun. Vorrei davvero insegnarti a combattere, ma ti insegnerò lo stile del mio vecchio Maestro Zhao.”
Yun accettò: “Sono d'accordo, Maestro. Dobbiamo portare avanti questa palestra rispettando la tradizione e io sono pronto!”
Tutto filava liscio, tutto era tornato al suo posto. Fenghuang era morta di vecchiaia e l'allievo e il suo maestro continuavano sulla loro strada.
“Ora il mondo è un luogo più sicuro.” Disse Michael mentre monitorava per un'ultima volta la situazione.
“È tempo che ritorni a casa.”
Digitò le coordinate sul suo palmare e in pochi istanti si aprì un piccolo portale. Michael fece un passo sparendo in una bolla di luce.
Il viaggio fu breve, solo una manciata di secondi e si ritrovò davanti alla sua casa.
“Bentornato caro.” La moglie, Sarah, lo salutò calorosamente. “Tutto bene con il lavoro?” chiese mentre entravano in casa.
“Si, come sempre, i soliti polli!” Esclamò l'uomo che intanto stava annusando un piacevole profumino nell'aria. “Cosa stai cucinando?” Chiese Michael con lo stomaco che gorgogliava dalla fame.
“Vista l'occasione e lo sconto al supermercato ho preparato tre piatti da leccarsi i baffi: pollo tandoori, pepite di pollo al forno e un ottimo pollo kung pao. Mica male, eh?”
Michael sospirò. “Ah, pollo! Ottima idea, tesoro. Ma prima vado a farmi una doccia.”
Salì le scale: “Sai, è dura salvare il mondo.”

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