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Luna Park

Quel pomeriggio di primavera gioioso e solare per Mindy era tutt'altro che spensierato e allegro.

Un altro rifiuto, un altro “mi dispiace” e la ragazza si era trovata, ancora una volta, a casa e senza un lavoro.

Le tornavano in mente le parole di sua madre che ogni tanto le ripeteva: “Avresti dovuto continuare dopo il liceo. A quest'ora eri già a posto”.

Si, la faceva facile lei, ma per Mindy il mondo era tutto diverso. Lei non era come gli altri. Al liceo la chiamavano “Mini-Mindy” e quel nomignolo le era stato affibbiato per via della sua statura molto al di sotto della media che però non era da considerarsi affetta da nanismo; ad un certo punto, semplicemente, non era più cresciuta.

Ora, nella vita da adulti, quella del lavoro, faceva fatica a tenersi stretta un'occupazione e trovava complicato approcciarsi con altri ragazzi e ragazze. Si lamentava che tutto questo dipendeva dal suo fisico esile e minuto, ma sotto sotto sapeva che erano i suoi modi di fare troppo insicuri e impacciati a limitarla nel mondo di tutti i giorni.

Così Mindy si trovava di nuovo senza un lavoro e con tutte le spese a cui doveva far fronte mensilmente, i soldi che si era messa da parte con tanta fatica sarebbero finiti presto.

Il giorno seguente decise di andare per un po' nella fattoria dei suoi, poco distante dal centro città in cui viveva. Lì si sarebbe ripresa, avrebbe dato una mano nelle varie mansioni e si sarebbe goduta la natura.

Certo, non poteva fare chissà che vista la sua statura e il suo fisico esile, ma avrebbe dato una mano nelle mansioni più leggere. Era comunque un buon aiuto.

Arrivò alla fattoria nel pomeriggio; il sole di fine primavera cominciava ad essere meno delicato e il verde degli alberi si faceva più intenso.

Aveva sempre amato quel posto, ma decise di andarsene un paio di anni fa per cercare di farsi una vita tutta sua, per sbloccarsi e spiccare in quel mondo che spesso sembrava volerla nascondere.

Passò il pomeriggio chiacchierando con i suoi davanti ad un buon tè e una torta di mele appena sfornata per poi aiutarli in qualche faccenda.

L'ora della cena arrivò presto, ma prima Mindy doveva assolutamente buttarsi sotto la doccia.

Il sudore e la polvere vennero lavate via insieme alle preoccupazioni. Sapeva che lì nella fattoria avrebbe recuperato il buon umore.

Uscita dalla doccia, sentì la voce di suo padre al piano di sotto: “Mindy, la cena è pronta!”

Questo la riportò a qualche anno prima, quando ancora frequentava il liceo. Era come un abbraccio malinconico, caldo e felice.

“Si papà, 5 minuti e scendo.” Rispose mentre era intenta ad indossare l'accappatoio.

Asciugò in fretta i lunghi capelli biondi e quando spense il fon, un insieme di musiche e bassi in lontananza le accarezzarono i timpani. Incuriosita aprì la finestra e guardando a sinistra, oltre la vecchia fabbrica di insetticidi, vide un insieme di luci colorate e tanto trambusto, roba rara da quelle parti. Da ciò che ricordava non c'era mai stato nulla lì intorno, a parte la fiera di campagna.

“Un Luna Park...qui? Coraggioso il proprietario.” disse tra sé.

Ne parlò subito ai suoi, davanti ad un buon hamburger fatto in casa.

“In effetti ci siamo stupiti anche noi quando abbiamo visto arrivare i camion carichi di giostre.” Disse sua madre mentre si sedeva al tavolo.

“Sai cosa?” Cominciò il padre di Mindy indicando la figlia con la forchetta, mentre mandava giù un boccone un po' troppo grosso che lo costrinse a fare una leggera pausa. “Questa mattina, da Joseph, il droghiere, dicevano che in quel Luna Park cercano personale. Certo sarà un contratto stagionale, ma meglio di niente no?”

Mindy non rispose subito, ma guardò il bicchiere pieno di Pepsi. Non è che le andasse proprio a genio, sperava di rilassarsi un po' nella fattoria, di recuperare la sua autostima. Ma effettivamente, essendo un lavoro stagionale, probabilmente di uno o due mesi, perché non provare?

Alzò la testa e sorrise annuendo: “Sai papà? Non hai tutti i torti. Domani mattina vado a chiedere se hanno un posto. Almeno da provare, insomma.”

L'indomani, Mindy si alzò dal letto di buon umore nonostante il cielo fosse incerto.

Il Luna Park non era distante e in macchina ci sarebbero voluti pochi minuti.

La strada era sempre la stessa, non era cambiato nulla, soltanto la vecchia fabbrica di insetticida era ormai spenta e vuota. Un grosso rottame nel bel mezzo delle campagne.

“Eccoci qua.” Mindy sostò per un breve istante sotto l'insegna spenta che diceva semplicemente: “LUNA PARK”.

“Non molto originale” pensò.

Prese a camminare tra le varie attrazioni coperte e spente e tra le casette di cibo e giochi come “Pesca l'Anatroccolo”, tutte cose che la riportavano all'infanzia.

Solo una delle attrazioni era aperta, o almeno così pareva. Un tendone viola a righe verdi con un insegna: “Madame de la Barthe”.

Mindy si avvicinò per curiosare un po'.

“Entra pure, piccola”

La voce soave di una donna. La ragazza, immersa nei suoi pensieri, trasalì.

Mindy si fermò davanti all'entrata scura del tendone e vide che l'interno era tutto arredato con mobili scuri dallo stile molto particolare e sul fondo notò un tavolo lievemente illuminato da un paio di grosse candele. La donna era seduta là e alzando la testa, fece segno di entrare.

“Accomodati, piccola. Non avere paura e confidati con Madame de la Barthe.”

Mindy superò l'entrata con una certa insicurezza avanzando lentamente verso il tavolo, guardandosi attorno stranita.

“Prego, accomodati.” Disse gentilmente la signora con un gesto soave della mano, indicando la poltroncina davanti al tavolo.

Mindy salutò con timidezza: “B-Buongiorno, Madame.”

L'elegante signora, ricordava a Mindy una di quelle donne alla moda di inizio '900, ma la sua particolarità era nel cappello che portava sulla testa. Un cilindro di modesta misura di un viola acceso con un ornamento di seta verde scuro ed una piccola spilla d'argento che raffigurava un ragno.

La donna non si scompose, sembrava ancorata al posto in cui era seduta.

“Dimmi, ragazzina. Cosa ti porta qui?”

Mindy prese un bel respiro, togliendosi di dosso gran parte della sua insicurezza.

“Sono venuta qui perché mi hanno detto che assumete personale.”

Madame de la Barthe non sembrò affatto stupita. Mindy pensò che probabilmente in molti passavano da quelle parti a chiedere la stessa cosa.

“Ebbene, io sono la proprietaria del Luna Park. E ammetto che hai avuto un gran colpo di fortuna, ragazzina. Si è da poco liberato un posto.”

Mindy rimase un attimo senza dire nulla, stupita da quella frase. “Un gran colpo di culo!” Pensò.

“Sono molto contenta, madame.” Esclamò la ragazza cercando di nascondere una lieve ansia, data probabilmente da quella Madame de la Barthe. “Quindi questo significa che sono assunta?”

La donna chinò lievemente il capo a destra comprimendo le labbra rosse in un'espressione incerta.

“Dovresti prima passare una prova, ma niente di che. E' una cosa a cui si sottopongono tutti. Mi serve per capire se sei davvero adatta a...” De la Barthe si fermò per un attimo, come se dovesse pensare a cosa dire.

“...diciamo a sfamare i desideri dei clienti.”

Quel modo di fare non piacque a Mindy, ma di persone strane e arroganti ne aveva conosciute parecchie. “Eccone un'altra.” disse tra sé mentre la donna si era voltata per prendere un grosso quaderno nero.

Era un vecchio quaderno con un segnalibro di stoffa verde che pendeva come la lingua di una lucertola.

Aprì il libro in una pagina praticamente vuota ad eccezione della prima riga in alto in cui era scritto un nome accuratamente cancellato. Mindy poteva notare solo la lettera iniziale: una K.

Madame de la Barthe notò lo sguardo perplesso di Mindy: “Non farci caso, piccola. È soltanto il ragazzo che era qui prima di te.”

Mindy si incuriosì.

E come mai ha lasciato il posto? Se posso sapere...”

La donna sospirò, ma trattenne la calma.

Mah, non saprei dirti. Ha deciso di andarsene e tornare a casa. Sai come sono gli universitari, no?”

Condì la frase con una lieve risata forzata che fece correre un leggero brivido sulla schiena della ragazza.

Ah, capisco. Già...” Rispose Mindy distratta da un movimento piccolo e veloce sulla superficie del tavolo.

Ah!” Gridò alzandosi dalla poltrona e sbattendo una gamba sul tavolo.

Il colpo spaventò Madame de la Barthe e da sotto il quaderno nero uscì scattante una scolopendra di notevoli dimensioni.

Madame de la Barthe, con un agile movimento della mano, buttò a terra il dannato artropode che corse via a nascondersi sotto uno dei mobili.

Che schifo...” Esclamò Mindy.

La donna sembrò quasi offesa da quell'esclamazione: “Non dire mai queste cose!” Disse in tono severo. Si schiarì la voce, capendo di avere esagerato e tornò ai suoi modi più gentili e accomodanti: “Sono sempre creature, come noi. Diverse, si, ma come noi. Bisogna rispettarle.”

Mindy accennò un semplice “si” e abbassò la testa. Gli occhi si posarono su una pagina del quaderno che si era aperta probabilmente a causa del colpo inferto contro il tavolo.

Su ogni riga della pagina era scritto un nome diverso. Si potevano notare diversi segni di firme, anche se cancellate con attenzione, e a fianco alcune date, sempre sovrascritte da righe confuse che però lasciavano trasparire qualche numero.

Numeri che appartenevano ad anni passati, molti anni passati.

Quando Madame si accorse della cosa, riportò subito il quaderno alla pagina vuota, facendo finta di nulla.

Scritto nome, cognome e data, Mindy uscì dal tendone di fretta, quasi cacciata da quella stramba donna. Si sarebbero incontrate nuovamente durante la notte, alla chiusura del luna park per sottoporre Mindy alla prova.

Tornata a casa, parlò ai suoi del colloquio, che era andato bene, nonostante quella donna fosse un po' strana e suo padre rispose sorridendo: “Non ti devi preoccupare. Le persone dei luna park sono tutte un po' strampalate, ma è brava gente.”

Ma si, in fondo doveva essere così. Mindy non ci pensò più e passò la giornata alla fattoria.

Erano ormai le 23.00, era ora di andare all'incontro con Madame de la Barthe.

Parcheggiata l'auto, vide che alcune giostre stavano già per chiudere.

Notò alcuni ragazzi poco llontani da lei che cominciarono a spingersi e ad urlarsi addosso, con le povere ragazze che cercavano di fermarli.

Mindy tirò dritta per la sua strada ma prese per precauzione il coltellino svizzero che teneva nel vano portaoggetti della macchina. “Non si sa mai” Pensò.

Mentre varcava la soglia del parco divertimenti, una folata di vento freddo le scompigliò la chioma dorata. Il cielo si stava addensando di nuvole scure e la luna piano piano scompariva.

Passò tra persone intente a coprire le attrazioni con i teloni, fece slalom tra le baracchine dei tiro al bersaglio e dei dolciumi che ormai chiudevano i battenti.

Il Luna Park si preparava ad un meritato riposo.

Mindy arrivò allo spiazzo in fondo al parco, dove Madame de la Barthe la stava aspettando.

Buonasera, piccola. Pronta per la tua prova?” Porse la domanda con il suo solito tono tranquillo e delicato.

Mindy era pronta: “Si.”

Accompagnò Mindy all'unica giostra ancora scoperta e accesa. Un carosello.

I cavalli e gli unicorni colorati danzavano lentamente in cerchio andando su e giù accompagnati da una musica dolce e fiabesca.

Eccoci qui.” Disse de la Barthe indicando la giostra. “Questa è la prova.”

Mindy guardò il carosello in maniera confusa. “Mi scusi, madame, ma dovrei fare un giro in giostra?”

Madame sorrise, ma era più un ghigno che nascondeva qualcosa di orribile. “Diciamo di si.”

La donna urlò: “Spegnete tutto e fate ripartire!”

Qualcuno spense la giostra. Tutto era più buio e freddo adesso.

Mindy aveva paura, ma cercò di calmarsi.

Ora spogliati.” ordinò la donna con tono inespressivo.

Come, scusi?” Chiese Mindy confusa.

Andiamo, hai sentito bene, piccola.” Ora il tono era sgarbato e irrequieto.

Mindy accennò un no con la testa: “Non credo di...”

Senti piccola” esclamò seccata Madame de la Barthe seduta su una panchina rossa, “O lo fai tu o lo faccio fare a loro.” Schioccò le dita e due uomini spuntarono dall'oscurità.

Mindy stava per mettersi a piangere, cominciò a tremare, ma si ricordò di avere il coltellino svizzero. Meglio di niente visto che scappare non era un'opzione plausibile al momento.

ok...” disse.

Si aggiustò i capelli con uno spesso elastico e nascose in mezzo ai ricci il coltellino svizzero, cercando di assicurarlo al meglio tra l'elastico.

Cominciò a spogliarsi nel freddo buio di quel parco senza luci e senza suoni. D'un tratto quel posto era diventato il contrario di “allegria”.

Ora il suo piccolo corpo era lì, nudo e tremante. I suoi grandi occhi blu imploravano pietà, ma cercava di rimanere salda e di non far trasparire angoscia e paura. Cosa molto difficile in quella situazione.

Madame de la Barthe sorrise guardando la ragazza impotente dinnanzi a lei.

Riaccendete il carosello.” ordinò.

La giostra ripartì, ma girava in senso contrario rispetto al solito e la musica riprese da dove si era fermata, ma la melodia inversa era angosciante.

Mindy continuava a non capire. Erano lì solo per bullizzarla? Farle del male, o per deridere il suo piccolo corpo non sviluppato?

Tremava vistosamente.

Qualche secondo dopo, un verso acuto, uno stridere che ricordava il ferro che sfrega sul metallo scaturì in direzione del carosello.

Sali su quella giostra, piccola.” Disse gelida la donna.

Mindy tentennò.

Sali, ho detto!” Gridò spazientita.

Mindy versò qualche lacrima, ma poi pensò che in fondo non aveva nulla da perdere. L'avevano sempre presa in giro, non era mai stata apprezzata.

Scelse l'unicorno rosa, come quando era piccola, ma in un altro luna park, dove tutto era felice.

Salita in sella, sentì il freddo, ma era un freddo diverso. Era viscido, umido, pulsante.

Cos...” Non ci fu il tempo di finire la frase perché la paura fu più veloce. L'unicorno si stava muovendo, si contorceva dolcemente insieme a tutti gli altri cavalli e unicorni che piano piano prendevano una forma che non piaceva affatto a Mindy.

Grossi insetti, ragni e scolopendre prendevano il posto di quegli allegri animali fiabeschi.

Braccia viscide e fredde si avvinghiavano alla ragazza, tenendola ferma e immobile.

Madame de la Barthe rideva di gusto: “Ci siamo. Che il sacrificio abbia inizio. Sfamati o possente Kapla'Nur. Sfamati con la carne di questa innocente ragazzina!”

Il demone si contorse ancora e ancora. Tutta la giostra aveva preso vita in un macabro volteggiare di orrore e paura.

Mindy non aveva più scampo. Poi quella parola, quel “ragazzina” che le scoppiò nella testa e la riportò al periodo di “Mini-Mindy” del liceo. Fu quello che le fece riprendere coraggio.

Si mantenne calma e con il braccio liberato dal viscidume di quella presa, afferrò il coltello che aveva tra i capelli, lo aprì con i denti e con un urlo lo piantò in una delle braccia che la trattenevano. Spinse più forte lacerando le carni o quello che era, di quel viscido demone. La bestia urlò a suo modo, emise uno stridere che penetrò a fondo nei timpani, mentre sgorgava liquido denso e giallastro. Mindy riuscì finalmente a liberarsi.

La ragazza si tappò le orecchie e scese da quel macabro carosello che ora si divincolava con zampe e tenaglie.

Madame de la Barthe si era buttata in ginocchio sulla pedana della giostra con le mani sulle orecchie per proteggersi da quel devastante urlo acuto.

La piccola ragazza tirò un calcio alla donna che cadde in mezzo alla giostra. Le braccia la avvinghiarono senza lasciarle via di fuga. Madame de la Barthe gridava come una forsennata mentre guardava Mindy che da fuori osservava la scena raccapricciante con occhi pieni di rabbia.

La ragazza scappò via con i vestiti in mano, salì in macchina e accelerò sgommando nel parcheggio vuoto.

Dallo specchietto retrovisore le sembrò di vedere enormi insetti scuri che la stavano inseguendo, ma forse era solo la paura di quello che era accaduto.

Passata la vecchia fabbrica di insetticidi, anche il cielo tornò limpido e la luna riprese a splendere.

Sul parabrezza si spiaccicò una grossa scolopendra che fece balzare Mindy dal sedile, azionò i tergicristallo: “Fanculo!”

 


 

 

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