Nel lontano West sappiamo tutti come funzionava: se avevi un conto da pagare o lo pagavi o provavi a non farti ammazzare. Facile no?
I famosi pistoleri non avevano mezze misure, specialmente se erano dei dannati fuori legge.
Il più famoso di tutti era il temuto Nick “Ambidestro” Barry, capo banda dei “Recidivi”. Come dice il suo soprannome, sapeva usare benissimo entrambe le mani e quando sparava con le sue due Colt Peacemaker era meglio nascondersi, e bene anche. Si perché nella sua banda di bastardi, c'era un tipo arrivato dalla lontana Cina, un certo Peng, non si sapeva il suo cognome, non lo diceva a nessuno, nemmeno al suo capo e se lo scoprivi per qualche strana congiunzione astrale, ti svegliavi morto.
Peng aveva un semplice soprannome: “lo scaltro”. Non sembra nulla di che, ve lo concedo, in realtà la qualità dello scaltro non è da poco: ti trova ovunque tu vada, ti segue senza farsi vedere e sa sempre le mosse che fai. Buona fortuna.
In totale, la famosa Banda dei Recidivi conta sei uomini, “Pochi, imprendibili e spietati” come dice sempre lo sceriffo Jackson.
Nick si fida ciecamente di loro, soprattutto del suo braccio destro, Bud Cooper; nessun soprannome per lui, basta sapere che arriva Bud e tutti scappano. Gli altri tre sono: Jim “il veloce”, Eduardo detto “la siesta” e Drake “il gentiluomo” Fisher, un donnaiolo da strapazzo.
Nei due anni da quando sono apparsi nella ricca cittadina di Goldfield, nessuno è mai riuscito a prenderli e all'inizio ci avevano provato in tanti, ma niente, tutti morti o scappati via a gambe levate.
Inutile dire che anche lo sceriffo ci aveva provato con un bel gruppo di uomini arrivati da altre città, ma anche questo non è servito a nulla.
Ora, è da tanto tempo che si aspetta un cacciatore di taglie, un pistolero, magari un'altra banda cazzuta, un mago o un cataclisma...insomma qualcuno che li faccia fuori o li faccia sparire per sempre nel deserto roccioso.
La città di Goldfield è riuscita a “trattare” con i Recidivi: una volta al mese loro arrivano in città a prelevare una bella parte di denaro con la promessa di lasciare stare la banca, il saloon, i negozianti e i pacifici abitanti. Ovviamente a Nick e ai suoi uomini non frega nulla delle promesse e spesso giungono in città solo per fare casino tra la gente e i negozi, bere gratis al saloon prendendosi le prostitute più belle ed eleganti, barando al gioco e se poi li fai incazzare non trovi nemmeno il tempo di dire una preghiera.
Ma tutto questo caos si è placato almeno per un po'.
La notizia aveva fatto il giro di tutte le città nei dintorni di Goldfield: Jim il veloce era stato ucciso.
Non da un colpo di pistola come si può pensare, non da un'esplosione di dinamite e nemmeno cadendo da cavallo; la sua morte era arrivata tramite una fredda lama, veloce e affilata, precisa nel taglio e senza pietà per quella sporca gentaglia malsana.
Non si sapeva chi fosse stato, non si aveva un nome e nemmeno un volto, ma la vecchia mandriana Betsy McCoy giurava di aver visto passare dietro al suo recinto un uomo agile con indosso un grande cappello, armato di una spada lunga ed affilata che scintillava sotto la luce argentea della luna. Disse che l'uomo sparì in pochi istanti nel buio oltre il deserto.
Da quel giorno, Nick e i suoi Recidivi non si davano pace. Erano rimasti nel loro covo ad analizzare gli spostamenti di quel dannato bastardo che aveva fatto fuori Jim.
“Mi chiedo ancora come un uomo armato di spada abbia potuto fare la pelle ad un pistolero veloce come il nostro Jim...”
Nick era stravaccato su una comoda poltrona e si stava fumando un ottimo sigaro.
Intanto Eduardo dormiva sotto le stelle, si era appisolato sul dondolo del porticato.
Si svegliò di scatto quando sentì un rumore appena davanti a lui. Subito si rizzò in piedi, prese il fucile e lo puntò in direzione del rumore. Guardò bene e vide che era soltanto uno stupido ratto.
“Ah, dannato mostriciattolo! Mi hai svegliato da un bellissimo sogno...” mise via il fucile e si accomodò nuovamente sul dondolo.
Dietro di lui però, si era materializzata una sagoma nera, silenziosa come un fantasma. Ad Eduardo venne un brivido quando scorse l'ombra nera con la coda dell'occhio. Provò ad alzarsi, ma non fece nemmeno in tempo a fare arrivare l'impulso al cervello per muovere le gambe che la lama gli tagliò la gola nel silenzio più spettrale.
Non ci fu nessun rumore. Eduardo rimase a dormire sul suo dondolo e alle prime luci dell'alba fu Drake a trovarlo mentre era uscito per farsi una bella pisciata dopo tutto il whisky della sera prima.
“Nick, ragazzi!” il gentiluomo entrò di corsa svegliando tutti quanti. “Eduardo è morto!”
Nick uscì sul porticato e vide il suo compagno di banda accasciato sul dondolo, immobile, pallido e con il poncho imbrattato di sangue.
“Adesso basta!” Nick gridò infuriato e tutti e quattro partirono verso Goldfield. Dovevano parlare con lo sceriffo.
Jackson stava sorseggiando una bella tazza di caffè tiepido, aveva i piedi appoggiati alla scrivania intento a leggere il giornale del mattino. C'erano solo notizie noiose, nulla di interessante.
D'un tratto si spalancò la porta dell'ufficio e i quattro Recidivi si diressero verso di lui con passo svelto e nervoso.
Jackson per poco non sputò il caffè sul tavolo.
“Per Dio! Che cosa ci fate qui?!”
“Zitto, porco!” Nick sbatté un pugno sulla scrivania e lo fece con tale rabbia che per un attimo lo sceriffo pensò di vederla frantumarsi a terra.
“Perché i miei uomini continuano a morire?”
Lo sceriffo rimase per un attimo senza parole, poi rispose: “io-io non so di cosa parli...”
Nick aveva il fuoco negli occhi. “Non scherzare con me, Jackson, o la tua cara Goldfield dovrà subire la nostra ira.”
Lo sceriffo si calmò e Nick si sedette composto su una sedia. “Questa mattina abbiamo trovato Eduardo morto nel nostro covo. Anche lui ucciso da una lama.”
Lo sceriffo non capiva, ma era la stessa procedura con cui era stato fatto fuori Jim.
“Io davvero, non so cosa ci sia sotto, ma noi qui abbiamo pistole, spariamo, non abbiamo lame.” Lo sceriffo si fece serio in volto, la paura si era volatilizzata. “Lo sai anche tu, no?”
Nick abbassò la testa e sospirò per darsi una calmata. Ci pensò su.
“Si. Si non hai torto, anche perché sai benissimo la fine che ti aspetta se solo provassi a mentire.”
Nick si voltò e uscì dall'ufficio dello sceriffo. Mise a posto la sella sul cavallo. Si guardò in giro e vide che non c'era nessuno per le strade, soltanto vento, polvere e una strana atmosfera.
Le nuvole coprivano a malapena il sole del mattino dando una sensazione di incertezza. A Nick pareva come quando si dava inizio ad un duello a colpi di pistola. Silenzio e quiete fuori, ma dentro di te l'anima era in un vortice di sensazioni strane, vorticanti e nello stesso tempo congelate.
“Qui c'è qualcosa che non va, ragazzi. State pronti.”
Nick era nervoso e lui lo era soltanto di rado. Sfoderò le due Colt argentate che sotto al timido sole scintillavano come toccate da una preziosa magia.
Tutti e quattro videro qualcosa in lontananza, una figura che lentamente si stava avvicinando.
Nick strizzò gli occhi e si aggiustò il cappello nero sulla testa. Sputò il sigaro, lo stomaco glielo implorava.
La figura ormai era abbastanza vicina da poterla vedere chiaramente.
Lo sceriffo si chiuse dentro all'ufficio e da dietro le finestre del saloon e dei negozi spuntarono le facce tese degli abitanti di Goldfield.
“Figli di puttana...” Bud, come tutti del resto, aveva capito che quella era una dannata trappola.
“Ma come diavolo ci siamo cascati?” Disse Drake.
Peng tirò fuori una delle sue perle di saggezza. “Ci siamo lasciati guidale dalle nostle emozioni. La calma è ciò che selve in queste situazioni.”
Tutti e tre si voltarono verso il piccolo cinese che aveva il volto teso e lo sguardo in direzione dell'uomo che ormai si era fermato ad una decina di metri da loro. Per un solo attimo vollero ucciderlo, ma poi ci ripensarono.
Intanto l'uomo era lì, davanti a loro, fermo e impassibile.
Nick trattenne la furia. “Così sei tu il bastardo che ha ucciso i miei uomini.”
L'uomo annuì soltanto, senza dire una parola. Era vestito in giacca e gilè e indossava un soprabito lungo di pelle scura. Sul volto, una maschera bianca.
“Cosa sei? Un dannato fantasma, oppure hai paura di farti vedere in viso?” Drake provò a minacciarlo.
L'uomo si tolse la maschera e sfoderò la scintillante katana sottile e affilata.
Aveva i tratti tipici degli uomini d'oriente, ma non era brutto come Peng ed era calmo, serio.
“Bene ragazzo.” Disse Nick. “Qui è dove finisce la tua storia, maledetto assassino.”
Sparò con le due Colt ma il guerriero con la spada era rapido, una cosa mai vista prima.
Si spostava a destra e a sinistra, saltando e facendo capriole scansando le pallottole dei quattro Recidivi.
Peng aveva finito i colpi, caricò il tamburo, ma il kunai fu più lesto e colpì in pieno petto il cinese che cadde a terra privo di vita.
La furia di Drake fu devastante. Corse verso il misterioso guerriero e con una scivolata provò a stenderlo, ma quello era svelto e con un salto, sguainò la wakizashi piantandola dritta nella gola del balordo. Rapido come un falco, riprese la spada corta, fece una capriola e la pulì dal sangue di Drake.
“Bastardo!” Nick si nascose dietro alcuni barili, mentre Bud riuscì a salire su un tetto con il suo potente Winchester.
“Ora ti faccio vedere io.” Si mise in posizione per sparare, ma quell'uomo era sparito.
“Dove diavolo ti sei nascosto?” Subito si voltò per controllare, ma nulla.
Si voltò di nuovo ed era proprio davanti a lui. “Figlio di...”
Le parole di Bud gli morirono in gola e furono sostituite da un urlo di dolore quando la katana gli colpì la schiena con un taglio superficiale.
“Ti ammazzo!” Gridò disperato con la ferita che sanguinava e bruciava come fuoco.
Sparò colpi a raffica finché sentì soltanto il click del grilletto a vuoto.
Il vento si era alzato con più forza e la polvere celava i movimenti del guerriero.
Bud scese giù dal tetto, ma durante la discesa, proprio all'ultimo gradino della scala, un calcio ben assestato in faccia lo fece cadere a terra senza sensi.
Nick intanto aveva fatto il giro dell'edifico ed era riuscito ad arrivare lesto dietro all'uomo armato di spada.
“Fine dei giochi, amico.” La Colt era puntata alla schiena. Il guerriero era immobile, ma appena partì il grilletto, l'uomo si abbassò facendosi beccare di striscio sulla spalla e con una rotazione colpì con la lama le gambe del capo banda che urlando cadde a terra.
Il samurai ripose la katana dopo averla accuratamente pulita.
Lo sceriffo vide tutta la scena e uscendo dall'ufficio ringraziò l'uomo, prese gli sgherri e dopo averli fatti andare in infermeria li chiuse in cella.
“Grazie, guerriero, a nome di tutti” lo sceriffo non sapeva cosa altro dire.
“Posso chiederti qual è il tuo nome?”
L'uomo venuto dall'oriente rispose un freddo no. “Io non ho nome, ma se proprio vuoi darmi un'identità, puoi chiamarmi Samurai.”
Lo sceriffo annuì, “Samurai? Nome curioso.”
“Cosa ne farai di quei due banditi?” Chiese Samurai.
“Avranno quello che meritano. Verranno giustiziati tra due giorni. Qui nessuno la passa liscia.”
Lo sceriffo si incamminò verso il suo ufficio.
La gente di Goldfield uscì finalmente dalle case, il sole era tornato a splendere e il guerriero se ne andò via in silenzio, come il vento che adesso si era placato diradando le nubi.
Nessuno lo vide più da quelle parti, ma si vocifera che in un altro stato, a sud, una banda di fuorilegge è stata trovata massacrata per mano di una lama veloce ed affilata.
La leggenda del Samurai giustiziere cominciò a spargersi per tutta l'America.

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