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Il Drago di Saggina

C'era una volta, in una landa sperduta ai confini di un piccolo mondo, un regno di modeste dimensioni che prosperava in pace ed armonia nel bel mezzo di una rigogliosa vallata.

La maggior parte delle persone viveva nell'unico agglomerato urbano presente, la Capitale, mentre il resto degli abitanti svolgeva la propria vita in piccoli paesi di campagna che circondavano la grande città.

Campi di grano e sorgo, grandi giardini ricchi di frutti e allevamenti di bestiame vario, davano al Regno un ricco sostentamento; infatti nessuno aveva mai conosciuto la carestia e nessuno, nemmeno contadini e piccoli artigiani avevano mai vissuto in povertà. Ogni persona aveva la sua mansione e lavorava duramente per mantenere questo tenore di vita. Perfino il Re, oltre ai suoi incarichi, aiutava i lavoratori del suo Regno quando poteva.

Tutto andava a meraviglia come era sempre stato da quattrocento anni a questa parte, ma questa secolare armonia, un giorno, terminò bruscamente.

In quella giornata non vi fu niente di strano, nessun segnale che potesse avvertire di qualche pericolo. I campi furono perfettamente arati, il legno fu sapientemente lavorato, il pane fu sfornato in orario e le stoffe ricamate con maestria. Tutto procedeva in linea retta, come sempre.

Il campanile della torre della cattedrale batté tre rintocchi mentre il sole primaverile accarezzava la verde vallata.

Dalle montagne a nord soffiò un forte vento, e in men che non si dica, una gigantesca ombra ricoprì dall'alto tutta la Capitale e quando la gente alzò lo sguardo, era già troppo tardi. L'enorme drago nero soffiò così tanto fuoco dalle sue tremende fauci che in pochi istanti bruciò tutta la grande città e i paesi limitrofi. Non ancora soddisfatto del suo operato, soffiò ancora, e ancora su tutta la valle, bruciando alberi e campi di fiori. In pochi minuti, tutto quanto fu ridotto in cenere.

“Ora si che sono soddisfatto.” Esclamò l'enorme drago posandosi su una grossa roccia circondata da un mare di fuoco.

La bestia infernale si guardò intorno e fu davvero orgoglioso della distruzione che aveva portato.

“Questi umani mi avevano stancato con la loro allegria e il loro prosperare in armonia. Ben gli sta!”

Il fumo su tutta la vallata copriva perfino la luce del sole. Quel paradiso verde, ora era soltanto un inferno rovente.

Ma ogni azione, a rigor di logica, prevede una reazione.

Mentre il drago sonnecchiava orgoglioso su quell'enorme masso rovente, dal denso fumo grigio apparve una donna vestita di bianco, con lunghi capelli scuri che brandiva saldamente un lungo bastone. Aveva due grandi occhi verdi, lunghi capelli ricci e neri, un viso nobile ed orgoglioso e si stava avvicinando con passo sicuro al drago addormentato.

Quando fu abbastanza vicina alla bestia, picchiò a terra con il suo bastone producendo un rumore sordo. Il drago si svegliò e spalancando i tremendi occhi gialli vide la donna davanti a lui. Subito si adirò alzandosi sulle sue possenti zampe artigliate.

“Chi sei tu? Come osi apparire dinnanzi a me?” Chiese il drago con fare borioso.

La donna piegò le sue rosse labbra in una lieve espressione di rabbia, ma si controllò e con freddezza porse un'altra domanda: “Perché hai causato questo inferno, drago?”

Il drago era indispettito da quella domanda, ma pensò a quanto era piccolo e debole quell'essere, così sorrise e diede una risposta con voce cupa e tonante.

“Piccola, insignificante umana. Io sono un drago, sono praticamente un dio in questo mondo di esseri inutili come voi. Ero stanco di quel florido regno pieno di persone che prosperavano in armonia. La loro ricchezza aumentava ogni giorno ed io ero costretto a starmene in disparte, nascosto nelle profondità delle montagne a nord, relegato tra quelle grotte cupe e fredde.”

La donna batté una volta il bastone sulla roccia infastidendo il drago per qualche istante.

La bestia proseguì. “La potente magia che mi teneva sigillato in quell'oscurità è svanita, forse per sempre; mi sembrava un ottimo momento per sfruttare quell'occasione e vendicare i miei antenati.”

Il drago si erse impettito sulle sue zampe. “Guardami ora, umana. Sono libero e fiero. L'ultimo di una stirpe gloriosa e letale!”

La donna rimase a guardarlo, ma non rispose.

Il drago cominciò ad innervosirsi ancora di più.

“Ebbene, non provi paura dinnanzi a me? Non provi rabbia per ciò che ho fatto ai tuoi simili?”

Il drago guardò il mare di fuoco e quasi come scherno disse all'umana: “Forse sei solo venuta qui per farti uccidere; in fondo ormai sei rimasta sola.”

La donna sospirò e porse un'altra domanda: “Riesci a sentire almeno un grammo di colpa nel tuo torbido cuore?”.

A questo punto il drago si infuriò.

“Adesso mi hai stufato, insignificante umana!”

Agitò le grandi ali e cominciò a caricare il suo alito di fuoco prendendo un grande respiro. Dal ventre della nera bestia si sentì il suono di qualcosa di denso che incominciava a bollire. Questo suono si disperdeva man mano che il fuoco si faceva strada verso le fauci del drago.

Il soffio fu di una violenza inaudita e la donna scomparve in mezzo a quell'enorme vampata di fiamme.

Il drago fu soddisfatto emanando un ultimo sbuffo di fumo dalle narici.

“Ben ti sta, stolta umana.”

Ma una volta dissolta la nube di fuoco, l'umana era ancora lì. Le fiamme non l'aveva nemmeno scalfita.

Il drago spalancò gli occhi dallo stupore.

“Impossibile!”

Si infuriò ancora e cercò di spazzare via la donna con un colpo di coda.

“Basta così, drago.”

La donna batté il bastone a terra. Una volta, e il drago si bloccò.

“Cosa mi hai fatto strega...non riesco a muovermi!”

La donna rise: “Ora subirai la conseguenza del tuo gesto colmo d'odio!”

Colpì il terreno per la seconda volta con il bastone e il drago fu circondato da una polvere azzurra.

La donna pronunciò tre parole in una lingua antica e ormai perduta; la bestia fu investita da un bagliore azzurro.

Quando il bagliore svanì, il drago tornò a muoversi, ma fu colto da tremendo stupore nel vedere cosa gli era ormai accaduto.

Guardò il suo corpo e vide che la pelle era cambiata. Le sue squame ora erano fitti filamenti di saggina aggrovigliata saldamente.

“Cosa hai fatto dannata umana?”

La strega sorrise: “Dovresti ringraziare di essere ancora vivo. Hai avuto ciò che meritavi e ora sarai costretto a vivere in questa valle di fuoco con il tuo corpo di saggina.”

Pronunciate quelle parole, la donna svanì.

Il drago si fece prendere dal panico e muovendosi in maniera goffa non fece attenzione alle fiamme dietro di lui che cominciarono ad attecchire sulla sua coda.

Picchiando qua e là la coda sulla grande roccia riuscì a spegnerle. Capì che rimanendo lì avrebbe fatto di sicuro una brutta fine.

“Un drago bruciato! Non sia mai!” Con un balzo riuscì ad elevarsi verso il cielo.

“Non me ne starò qui a bruciare, troverò un luogo più adatto.”

Volò per un centinaio di metri e niente di più. La stanchezza si fece sentire presto ora che non aveva più il corpo di un possente drago nero.

Si fermò sopra le macerie del castello. Lì era più protetto, lontano dall'eccessivo calore e dalle fiamme.

Si addormentò e sognò di nuovo quella donna e nel sonno gli parlò.

“Ora hai visto ciò che hai fatto? Senti il peso della colpa?”

Il drago si svegliò di colpo, delle urla provenivano da una stalla al di fuori di quella che era la Capitale.

Curioso di ciò che stava accadendo, andò a controllare.

Nel fienile che ormai stava cadendo a pezzi divorato dalle fiamme, un gruppo di una decina di persone stava cercando di proteggersi dal fuoco che avanzava implacabile.

Il drago sorrise con orgoglio. Era come se il suo disastro continuasse nonostante l'impossibilità di sputare fuoco.

Però ci fu qualcosa dentro di lui che gli fece cambiare modo di pensare. Pensò che nonostante si fosse in qualche modo vendicato, tutto questo disastro non avrebbe potuto riportare indietro i suoi antenati; sarebbe rimasto solo per tanti, tanti secoli e per di più con un corpo fatto di sorgo.

L'ira lo aveva guidato in quell'attacco furioso e privo di senso; aveva distrutto un regno di pace e serenità. Un regno dove non esisteva nemmeno più un cacciatore di draghi e che in fin dei conti non gli avrebbe portato nessuna minaccia.

Il drago fece un lungo sospiro e senza pensarci si buttò dentro al fienile.

“Forza! Smettetela di versare lacrime e salite sopra la mia schiena...vi porterò in salvo.”

Il fuoco cominciava ad avanzare verso il suo grosso corpo mentre quelle persone, con un po' di diffidenza, salirono su di lui.

Fortunatamente il drago non dovette volare troppo lontano e dopo pochi secondi era fuori dal rogo.

Le persone lo ringraziarono e spensero il più in fretta possibile le fiamme che stavano correndo dalle sue zampe.

“Grazie, signor drago.” Una bambina dai grandi occhi verdi lo ringraziò.

Il drago si voltò e non disse nulla, annuì soltanto con la testa. Si accucciò a terra, affaticato. Guardava quel fuoco che non si sarebbe spento per anni e anni.

La bambina, l'unica rimasta del gruppo salvato dal drago, lo osservò.

“Ti conviene andartene o il tuo corpo brucerà.”

Il drago, pieno di tristezza, sospirò. Non gli importava. Il senso di colpa ora, era più grande dell'ira che lo aveva guidato per distruggere la valle.

“Rimarrò qui. Aspetterò la mia ora. Ormai non posso fare altro.”

Una luce azzurra alle sue spalle colse la sua attenzione.

“Drago...” La strega che lo aveva ridotto in saggina si materializzò al posto della bambina. “Questo è solo il primo passo. Dovrai aiutare coloro che sono sopravvissuti e forse, un giorno riavrai il tuo corpo.”

Il drago non disse nulla e la donna svanì nuovamente.

Passarono gli anni e l'orgoglioso drago collaborò con i pochi sopravvissuti, raccontò loro la sua storia e in qualche modo riuscì a guadagnarsi la fiducia di quel piccolo gruppo di umani.

Dopo decine di anni, parte della valle fu risanata e i sopravvissuti ricominciarono a vivere di nuovo in piccoli villaggi.

Una mattina, con grande meraviglia, il drago si risvegliò finalmente nella sua forma di carne e scaglie.

Ormai aveva imparato la lezione e non riuscì nemmeno più a pensare di ferire gli umani di quel luogo.

Negli anni venne ricostruita parte della Capitale e la valle fu ribattezzata “Valle del Drago”.

Il drago nero fu onorato di tutto ciò e tornò a vivere volentieri tra le montagne. Quel posto non gli dava più fastidio ora che era in pace con se stesso; aveva abbandonato l'odio e la rabbia ed era libero di volare per quelle splendide terre e, quando gli umani avevano bisogno di lui, bastava suonassero un grosso corno perché lui arrivasse in aiuto, veloce come un fulmine.

 


 

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