5 Gennaio, anno imprecisato.
La signora Befana stava finendo i preparativi per le consegne del 6 Gennaio.
“Direi che è tutto pronto. Ora collaudiamo la scopa.”
Scese in garage, accese le luci e andò verso la scopa o meglio, dove avrebbe dovuto essere.
Il velivolo magico ultraleggero a reazione non c'era più, era sparito.
La Befana rimase sconcertata. La scopa non poteva di sicuro andarsene via da sola.
“E questo cos'è?” Si chinò appena vide in terra un foglietto di carta. Lo lesse nella mente.
“La scopa me la sono presa io, così ci faccio qualche giretto. Se la rivuoi indietro porta tutti i dolcetti e balocchi sul tetto del Royal Palace al centro della città. Ha-Ha-HA! Firmato Mister.”
La Befana rimase a bocca aperta per qualche istante in mezzo a quella stanza semi vuota senza fare nulla.
“Chi sarà questo Mister? Ma poi Mister chi?” Pensava ad alta voce mentre ritornava nella sua calda cucina.
Sospirò mentre dava uno sguardo ai fornelli dove la sua ottima cioccolata calda alle nocciole era ormai pronta. Il pomeriggio di relax era saltato, doveva andare subito a recuperare la sua scopa o addio Epifania.
Però non poteva di certo consegnare i dolci e i regali a questo “Mister non so chi”. I bambini sarebbero rimasti delusi senza le loro calze piene di gioia. No, non sarebbe andata così.
Prese il fagotto, lo aprì e scambiò dolcetti e doni con vecchi addobbi di Natale. Era l'unico piano che aveva in mente.
Legò il fagotto su un bastone di legno e chiamò subito un taxi; in pochi minuti arrivò al Royal Palace.
“Certo che un affitto in questi appartamenti è bello caro, eh.” Esclamò ammirando la maestosità di quella costruzione.
Entrò nella hall, la porta dietro di lei si chiuse senza rumore. L' uomo grasso alla reception la notò subito distogliendo lo sguardo da una sessione senza speranza di Settimana Enigmistica.
“Ehi, tu sei la Befana?” Domandò con aria da tonto.
La signora Befana rispose con delicatezza. “Certo che sono io, chi dovrei essere? Bruce Willis?”
L'omone rise in maniera davvero stupida. “Allora puoi passare...ah, Bruce Willis!”
La vecchina ringraziò,ma fu subito fermata.
“Fermi tutti! Qui non passa nessuno senza un controllo accurato.”
Dalla porta del bagno uscì un uomo smilzo vestito con giacca e cravatta che stava finendo di asciugarsi le mani con una salvietta.
“Salve, signora Befana. Vorrei vedere il suo fagotto, prego. Sa com'è, ordini dall'alto.”
La Befana ci pensò su. “Se mi scoprono senza dolcetti e balocchi non riavrò più la mia scopa.”
“No. Non posso farti vedere niente, maleducato!”
Lo smilzo si stupì di quella risposta. “Ma io devo insistere, altrimenti di qua non si passa.”
Si avvicinò di prepotenza e sbirciò veloce dentro al fagotto, mentre la vecchia signora cercò invano di scansarlo.
Lo smilzo ridacchiò. “Tutto a posto direi. Belle decorazioni per il capo. Ha buon gusto.”
L'uomo fece un lieve inchino, si scusò e le fece segno di passare.
“G-grazie...” esclamò la Befana. Salì in ascensore e decise di andare direttamente al tetto. Piano 6.
L'ascensore partì, ma si fermò al primo piano.
“Ma no! Stupido ascensore!” Provò a pigiare nuovamente i tasti ma non successe nulla.
Si rassegnò e uscì dall'elevatore.
La stanza era simile a quella della hall; camminò attraverso il largo corridoio di moquette grigia guardandosi intorno. Un altro ascensore era proprio in fondo al passaggio e la Befana decise di provare a usare quello.
Proprio a metà corridoio si aprirono due porte, una di fronte all'altra e uscirono un paio di sgherri.
“Buon pomeriggio signora Befana. Di qui non si passa.” Disse quello più basso con un ghigno da far spavento pure al Krampus.
Il più alto dei due invece tirò fuori un coltello a serramanico sempre sfoggiando un sorriso da galeotto. “Bene, bene. Se vuoi passare di qui devi dare prova della tua volontà. Prova a metterci k.o.”
La Befana abbassò la testa scocciata. “Non ho tempo da perdere con voi bambocci...”
Alzò lo sguardo verso tutti e due, uno sguardo di sfida misto a rabbia.
“Fatti avanti Befana!” Il piccoletto scattò sulle sue gambette corte, era veloce, ma la vecchietta non si mosse e aspettò il momento giusto per abbassarsi e fargli uno sgambetto. Lo sgherro urlò mentre volava a gran velocità contro una parete per poi sbattere a terra con un piccolo tonfo e svenire.
“Fuori uno. Ne vuoi un po' anche tu?” Disse la vecchina con la furia che ribolliva come magma.
L'uomo gridò di rabbia e con il coltello ben saldo si gettò verso l'anziana signora cominciando a menare fendenti a destra e a sinistra. La Befana schivava tutti gli affondi, infine colpì quel maleducato con una bastonata sulla fronte e una seconda sulla nuca. Anche quello cadde a terra senza sensi.
La Befana lo guardò e ridacchiò. “Another one bites the dust!”
Mise nuovamente a posto il fagotto sul bastone e si incamminò verso l'ascensore che non la portò oltre il secondo piano.
“Ho capito” Disse rassegnata.
L'ambiente non era molto diverso dal primo piano, l'ascensore era sempre in fondo al lungo corridoio dove una donna robusta era intenta a fare le pulizie.
La donna notò la Befana, si voltò brandendo una scopa.
“Se vuoi passare, vecchina, devi prima prendermi a calci!”
La Befana sbuffò. “Siete davvero pedanti, lasciatemi andare sul tetto e basta.”
La donna rise. “Certo come no. Il nostro capo se la svignerà presto con la tua scopa. Sta solo temporeggiando.”
La vecchina posò il bastone, si scrocchiò qualche giuntura e scattò veloce come un centometrista verso quella donna che provò a bloccarla con la ramazza, ma la forza del colpo spezzò la scopa e la donna delle pulizie finì in terra come uno straccio.
“Chi è questo mister?” Chiese la vecchina spazientita.
La donna, ancora a terra, alzò lo sguardo un po' confusa. “Lui è il...capo...si chiama Mister...Mister...” Perse i sensi.
“Mister...chi?” La Befana stava impazzendo. Ora era molto arrabbiata, quell'idiota gli stava facendo perdere un sacco di tempo.
Entrò in ascensore e andò al terzo piano. “Sono stufa di questo gioco, fatti avanti Mister...qualcosa e facciamola finita!”
Una voce calda e profonda usciva da una porta appena aperta.
“Si calmi signora, qui ci sono io adesso.” Un uomo affascinante e maturo si palesò davanti a lei.
Era vestito con uno smoking elegante e sorseggiava martini.
La Befana aveva sempre meno tempo, doveva recuperare in fretta la scopa.
“Non ho tempo di sentire le sue moine, sottospecie di James Bond alcolizzato da quattro soldi.”
L'uomo si sentì toccato nel profondo e pianse accasciandosi a terra come un bambino.
“Io...” Disse singhiozzando, “Io vorrei essere come Sean Connery...” La Befana provò pena per quell'uomo e gli porse un peluche di un orsacchiotto vestito come 007.
L'uomo pianse di gioia “Grazie...” e si addormentò sulla moquette del corridoio.
Piano 4. Tre tipi poco raccomandabili erano disposti a tutto pur di fermare la Befana e ricevere le lodi dal capo. Indossavano una maschera da clown e brandivano delle mazze da baseball.
“Stiamo scherzando?” La vecchina era incredula. “Di sicuro vi scaricherei un camion di carbone proprio dentro casa vostra.”
I tre scagnozzi non parlavano, si avvicinavano camminando in quel corridoio uguale a tutti gli altri.
“Sapete, ora che ci penso...” Disse la Befana. “...ho qui del carbone proprio per voi.”
Dalla tasca tirò fuori un pezzo di carbone non più grande di un sassolino, lo lanciò verso il trio di balordi e cadde proprio davanti a loro.
Il carbone brillò di un rosso vivo, bruciando la moquette intorno, vibrò e da un bagliore di fuoco scaturì un golem di carbone.
“Attenti” esclamò la Befana “è incazzato nero!”
I tre sgherri corsero in una delle stanze del corridoio e si chiusero dentro. Il golem sfondò porta e parete e li raggiunse in un batter d'occhio fracassando mobilia e tutto il resto.
La vecchina proseguì al quinto piano.
Si guardò intorno; questo era diverso dagli altri piani. “Qui è ancora tutto in costruzione...”
Sentì un rumore di passi poco più avanti, dietro ad un pannello di legno.
Un uomo alto e muscoloso si rivelò a pochi metri da lei.
“Salve puiccola Befana.” L'uomo aveva un ghigno poco raccomandabile ed una grossa cicatrice sulla guancia destra.
“Un altro?” Disse la befana che ormai ne aveva fin sopra i capelli. “Tu devi essere russo...”
“Per favore, fammi passare.” Implorò la vecchina, “è importante”
L'omone rise di gusto. “Come niet...e magari ti accuompagno anche dal capo!”
Dicendo così, l'uomo balzò verso di lei, urtandola e sbattendola a terra. La Befana si rialzò subito.
“Ah, sei tenace vecchina!” Esclamò l'uomo mentre si scaldava tirando pugni all'aria.
La Befana era davvero stanca adesso.
“Senti. Ora te lo dico con le buone...” Si tolse lo scialle che le copriva collo e capelli sfoderando una chioma selvaggia ed argentea. “...o mi fai passare o sarò costretta a metterti a tappeto come ho fatto con tutti gli altri.” Brandì il bastone e posò a terra il fagotto con le decorazioni.
L'uomo muscoloso la guardò con un misto di compassione e divertimento: “Io non sono come gli altri. Fatti sotto vecchietta...ti spiezzo in due!”
La Befana lanciò un urlo in stile Bruce Lee e corse verso l'uomo pronta a menarlo con il bastone.
La sua furia era cieca e la velocità con cui colpiva dava non pochi problemi a quell'energumeno che abbassò la cresta e si concentrò. Schivò una bastonata diretta alla testa e con un pugno pesante come un macigno colpì la Befana proprio su un fianco.
La vecchina cadde a terra, rimase immobile. L'uomo le si avvicinò affaticato ma divertito.
Si inginocchiò avvicinandosi al viso: “Da, da! Te l'avevuo detto Befana. Con me non si scherza...”
La Befana raccolse tutta la sua forza, si alzò di scatto e con una combo da Street Fighter mista a calci e bastonate riuscì ad atterrare il cattivone.
L'anziana signora era soddisfatta, lo guardò: “Troppe proteine, ragazzo. Mangia più verdure” e si incamminò verso il prossimo piano, quello che portava al tetto.
L'ascensore si aprì su uno stanzone vuoto, con una scala che portava sulla terrazza in cima al Royal Palace.
La Befana proseguì con cautela, salì le scale.
Arrivata sulla cima, vide un uomo di schiena che guardava verso l'orizzonte, abbracciato dagli ultimi raggi di sole del tramonto.
“Benvenuta, signola Befana, appena in tempo.”
La vecchina avanzò senza dire una parola. Vide la sua scopa a terra.
“Non pensavo allivassi fino a qui. Complimenti.”
La Befana rimaneva all'erta nonostante quell'uomo sembrasse la persona più tranquilla del mondo.
“Come ti chiami?” Gli chiese.
L'uomo dai tratti orientali in camicia bianca e pantaloni neri si voltò, si accese una sigaretta.
“Come? Ela sclitto sul biglietto, lo hanno sclitto i miei sghelli. Io sono Mistel Mistel.”
L'anziana signora non poteva credere ad un nome del genere, ma il mondo è bello perché è vario.
“Bene, Mister, dammi la scopa ora.”
L'uomo tirò dalla sigaretta e sbuffò una densa nuvola di fumo.
“Passami il fagotto e folse ti dalò la lamazza magica.”
La Befana sentì montare la rabbia. “il forse non credo sia contemplato, giovanotto.”
Il business man cinese lanciò nervosamente la sigaretta. “Tu dici? E allola pelché mi ha semple poltato calbone, ogni singolo anno?”
“Probabilmente eri cattivo da piccolo...”
poi in testa le venne un flash e ora ricordava quel nome, quel piccolo balordo che già in tenera età torturava gli animali e crescendo picchiava e tradiva i suoi amici ed ora era uno sporco malvivente.
“Ma io volevo i giocattoli...più giocattoli e più calamelle!” Pareva un bambino isterico.
Lo sguardo di quell'uomo cinese si era trasformato in pazzia pura.
“Ola! Passami il fagottoh!”
La Befana sorrise. “Va bene. Prendi!” Lanciò il sacco di stoffa e Mister ora sorrideva avidamente, ma il fagotto mentre era in volo verso di lui cominciò a brillare di una luce fredda, sempre più intensa.
Quando Mister prese il fagotto tra le braccia, il contenuto esplose di magia fredda e arcana. Mister Mister venne sbalzato in aria, oltre il parapetto e verso il vuoto.
La Befana corse agile verso la sua scopa, la cavalcò e partì a razzo verso Mister che stava ormai precipitando.
“Preso!” Disse la Befana. “Forza, tirati su...”
Da disperato, il volto di Mister si tramutò in una maschera di odio. Prese il polso della vecchina e si lasciò andare.
La Befana scivolò dalla scopa e rimase appesa con un braccio. Mister continuava a tirare, avvinghiato al bracciale della Befana e non avrebbe mollato. C'era solo una cosa da fare.
La Befana cominciò a scuotere il braccio e vide che piano piano il bracciale si stava slacciando.
Mister Mister capì e provò a stringere la presa, ma ormai era troppo tardi. Il bracciale si slacciò completamente e il boss business man cinese precipitò sbigottito con il terrore in volto.
L'anziana signora riuscì nuovamente a salire sulla sua vecchia scopa, guardò giù. Ormai Mister era solo un lontano ricordo: “yippee-ki-yay Mister Balordo!”.
La Befana tornò verso casa, ma non poteva di sicuro rilassarsi, ormai mancava poco alla notte del 6 Gennaio.

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