Passa ai contenuti principali

Quel Pollaio al di là del Cimitero

Un'altra faticosa giornata di lavoro nei campi stava volgendo al termine in un piccolo paese del nord Italia.

Stanco, ma soddisfatto, il vecchio Doriano se ne tornava a casa con il suo trattore modello vintage.

Il tramonto colorava di rosso il cielo spalmato sullo sfondo di campagne e colline; erano gli ultimi giorni roventi d'estate e Doriano ne era felice. Un po' per il troppo caldo che ormai non apprezzava più come quando era giovane, ma soprattutto per quel gruppo di ragazzini con le moto da cross che scaricavano gas tossico e rumori infernali proprio sulla strada vicino a casa sua. Per non parlare di quella volta che hanno deciso di fare moto cross proprio nel suo campo appena arato.

“Bastardelli!” Disse ad alta voce.

Poco più avanti, sul ciglio della strada, una persona poco più giovane di lui se ne stava seduta sulla riva di un fosso.

Doriano lo riconobbe subito, era Aristide, il classico scemo del paesello, soprannominato da tutti “Il Filosofo”.

Appena vide il trattore del contadino, Aristide si alzò in piedi facendo segno di fermarsi.

Doriano sospirò e fermò il mezzo accanto a quel poveretto.

“Salve Aristide. Che ci fai da queste parti?”

Aristide era nervoso e con gli occhi che rimbalzavano da destra a sinistra pronunciò soltanto una frase: “Il gallo canta al tramonto di domani...” Detto questo, l'uomo si voltò e se ne andò lentamente verso l'entrata del paese.

Doriano sorrise scuotendo la testa: “Al tramonto...magari. Invece ci sveglia all'alba, manco fosse un orologio svizzero.”

Tornato finalmente a casa, il vecchio contadino parcheggiò il trattore nel garage ed entrò passando dalla cucina.

Sua moglie, Clorinda, stava preparando una buona cenetta, come al solito.

“Eccomi Clo. Hai preparato qualcosa di buono questa volta?”

“Ne dubiti? Vai a lavarti che tra poco si mangia, e non è che profumi.”

Terminata la cena, la serata andò avanti insieme ai soiti progammi spazzatura alla TV e qualche film di una ventina di anni fa.

Seduto sulla poltrona, Doriano ripensò ad Aristide e a quella frase. Si fece una bella risata e non ci pensò più, ipnotizzato dal film western che galoppava sullo schermo.

La mattina il vecchio contadino e sua moglie si svegliarono presto come al solito, ma durante la colazione a Doriano venne in mente che il gallo, quella mattina, non aveva cantato.

Rimase un attimo a pensare a quella stupida frase, poi se la scrollò di dosso dicendosi in testa che era proprio scemo a pensare ad una cosa del genere...ma era anche vero che tutto il mondo, secondo lui, stava andando a bagasce.

“Tutto bene, Doriano?” Chiese Clorinda.

Il contadino tornò alla realtà, sorrise mentre inzuppava le fette biscottate nell'ampia tazza di latte e caffè. “Si, si, Clo. Tutto a posto.”

Quel giorno lo trascorsero in città tra una compera e l'altra, tornando a casa nel pomeriggio.

Una bella limonata fresca era quello che ci voleva dopo una giornata calda in giro tra l'asfalto e il cemento della maledetta città.

Sotto il porticato della casa, Doriano e Clorinda si godevano la leggera brezza che stava accompagnando dense nubi grige, per fortuna ancora a parecchi chilometri di distanza.

Rimasero a parlare fino quasi all'imbrunire e quando fu il momento di entrare in casa tutti e due sentirono un gallo cantare poco lontano da lì. Si guardarono in faccia stupiti.

“Allora aveva ragione Aristide...” esclamò a bassa voce il vecchio contadino.

“Cosa?” Chiese la moglie.

Doriano spiegò cosa gli aveva detto “il filosofo” e adesso quella frase aveva un qualcosa di stranamente reale.

Il gallo cantò ancora.

“Andiamo a vedere. Credo che sia da quella parte.” Doriano indicò verso ovest, dietro una lieve collina.

Incuriositi si incamminarono verso il “chicchirichì”.

Arrivati davanti alla collina si fermarono.

“Caro, siamo arrivati davanti al cimitero...” Clorinda non era per nulla tranquilla e intanto la luce del giorno si affievoliva sempre di più.

Doriano cercò di tranquillizzarla e di fare coraggio a se stesso.

“Non preoccuparti Clo. È solo un cimitero...i morti non infastidiscono nessuno...”

Chicchirichì!” Questa volta fu molto più acuto e rauco.

Il canto proveniva oltre la collinetta del cimitero. I due contadini la aggirarono e si trovarono di fronte ad un campo d'erba alta dove nel mezzo si trovava una cascina ormai diroccata.

Il verso proveniva da lì.

“Magari è un gallo ferito che sta chiedendo aiuto...” Disse Clorinda.

Doriano aveva dei dubbi a riguardo, ma forse aveva ragione la sua Clo.

Proseguirono per quel mare d'erba. Il cielo si stava coprendo di nuvole e ormai occorreva accendere la grossa torcia che fortunatamente si erano portati appresso.

Ora era calato il silenzio.

Muovendo la torcia, il fascio di luce impattò su un mucchio di vecchie gabbie per polli. Ed è proprio lì che qualcosa si mosse emanando un sinistro fruscio.

I due contadini indietreggiarono di un passo vedendo materializzarsi l'orrore davanti ai loro occhi. Un gallo zoppo, con il becco rotto e gli occhi vacui; il corpo parzialmente spiumato, sporco, e la pelle a vista aveva qualcosa di strano che Doriano e Clorinda videro solo dopo averlo osservato più attentamente.

La pelle era scura e in alcune parti dilaniata. Lembi di carne e pelle dondolavano di qua e di là. I movimenti poco fluidi dell'animale alimentavano ancora di più l'orrore e il ribrezzo.

Il gallo fece un leggero balzo convulso su una delle gabbie più in alto e per un istante le nuvole diedero spazio ad una pallida luna che come un faro illuminò il macabro spettacolo di carne, ossa e tendini in decomposizione.

Il gallo emise ancora una volta il suo macabro canto per poi rimanere immobile, in attesa.

Si sentirono fruscii e versi rochi provenire dall'erba alta. Doriano e Clorinda non sapevano più dove direzionare la luce.

In pochi istanti quel pollaio abbandonato fu teatro di un orrore mai visto prima. Centinaia di polli scheletrici e in putrefazione uscirono dalla terra cominciando ad avanzare lentamente e in maniera convulsa verso i due anziani contadini.

“Cosa succede Doriano...?” Chiese Clorinda impaurita con voce tremante.

Doriano si leccò le labbra asciutte, ma ormai non aveva più saliva. “Non lo so, Clo...non lo so...è tutto così...surreale.”

Indietreggiando, i due contadini andarono contro le vecchie gabbie per polli facendole cadere a terra. Il gallo che era lì sopra saltò sulla testa pelata di Doriano. Cercò di beccarlo, ma Clorinda fu più rapida. Prese il gallo e gli strappò il collo. La creatura si divincolò nonostante l'assenza della testa.

Clorinda abbassò lo sguardo per controllare se veramente quel maledetto volatile fosse morto ed è lì che scrutò qualcosa uscire dal terreno. Si chinò e vide che era una sorta di piccola lapide sotterrata.


A Tandoori. Sei sempre stato il mio pollastro preferito. Vivrai per sempre qui.”


Clorinda rimase impietrita.

“Doriano. Guarda qua!” Il contadino stava spezzando carcasse di polli con una furia mai vista prima.

Si avvicinò alla lapide e leggendo la frase capì.

“Deve essere seppellito qui!”

Un rumore distrasse i due contadini. Era un rombo cupo accompagnato da due grossi fasci di luce.

Era il trattore vintage di Doriano.

“Ma che diavolo...?" Doriano cercò di schermare la luce dei fari con la mano sul viso.

Il trattore si fermò davanti a loro e la voce sopra quel mezzo toglieva qualsiasi dubbio.

“Salite, presto!” Aristide sembrava non avere paura e la sua voce era salda e sicura.

I due contadini salirono.

“Aristide...come hai fatto?” chiese Clorinda.

L'uomo sorrise beffardo. “Non sono lo scemo che tutti pensano!” prese il fucile e sparò in mezzo al pollaio abbandonato facendo a brandelli galli e galline mentre le ruote del trattore trituravano altri mucchi di pennuti senza pietà.

“Ma chi diavolo sei allora?” Chiese Doriano.

“Sono venuto qui un anno fa in questo paese, sostituendomi al vero Aristide perché sapevo che prima o poi sarebbe successo tutto questo.”

I due contadini continuavano a non capire.

Ci fu un attimo di silenzio.

“Aristide è al sicuro, non preoccupatevi. Io mi chiamo Michael e provengo da un'altra dimensione, in un mondo dove io e la mia squadra monitoriamo i vari pericoli a cui è sottoposto il vostro pianeta. Sono qui per salvare la Terra da questa piaga.”

Come si poteva credere ad una storia del genere? Ma a pensarci bene...in quella situazione non c'era molto altro da fare.

“Ok...” Disse Doriano “E cosa dovremmo fare?”

Aristide mollò il volante del mezzo e prese il fucile.

“Guida il trattore. Io scendo qui.”

L'uomo scese dal trattore in movimento e corse verso la tomba di Tandoori sparando senza pietà. Scavò, estrasse i resti di quel vecchio gallo morto e li bruciò pronunciando parole strane ed incomprensibili.

Dopo pochi secondi, il cielo tornò sereno e le putride carcasse viventi dei polli caddero a terra come marionette.

Era tutto finito.

Doriano tornò a recuperare Michael. Si guadarono intorno ed era come se non fosse successo nulla, a parte il gran fetore nauseante che si era diffuso nell'aria

“Ce l'hai fatta!” Esclamò Clorinda.

Michael scosse la testa. “Magari. Nel mondo ci saranno altri casini simili a quello che avete assistito e so dove andare prima che si scateni un'epidemia di McNuggets viventi o peggio!”

“Ma perché sta succedendo questo?” Domandò il vecchio contadino.

“Semplice. È una sorta di punizione divina per i nostri capricci. Uno su tutti; il petto di pollo impanato usando l'uovo; una macabra, appetitosa usanza. Ma questa è solo la punta dell'iceberg, credetemi.”

Aristide salutò i due contadini per incamminarsi verso una nuova meta.

Il mondo era ancora in pericolo, ma almeno questa strana apocalisse zombi era stata fermata in tempo.


Nei giorni seguenti il gallo cantò nell'orario giusto.

Passò circa un mese da quell'orribile evento e mentre Doriano e Clorinda erano intenti a fare colazione, il notiziario informava di un evento alquanto assurdo.

Il giornalista parlava di uno strano oggetto precipitato durante la notte nel bel mezzo delle campagne londinesi: “è solo un piccolo frammento di meteorite che emana una strana luce verde, gli esperti dicono che non c'è assolutamente nulla di cui preoccuparsi.”

 


 


Commenti

Post popolari in questo blog

La Fine dei Racconti Malsani

Terra. Seconda era post apocalittica. Anno: imprecisato, ormai la razza umana ha perso il conto. Mari prosciugati, pianure ormai aride. Le guerre hanno spazzato via gran parte di ciò che c'era di bello e sano nel mondo; tuttavia, un po' di razza umana era sopravvissuta...per l'ennesima volta.   Spedizione Populus, Pianure Aride del nord Italia. Un gruppo formato da tre persone si fa strada tra la sabbia e la cenere. Il vento caldo sferza i visi protetti da grossi occhiali scuri e sciarpe scolorite, mentre gli spessi stivali solcano le piccole dune formate dal vento. Uno dei tre tizi inciampa su qualcosa di solido, ma non è una roccia. Incuriosito, l'uomo si china per osservare l'oggetto per metà coperto da sabbia e cenere. Stupito del ritrovamento lancia un urlo agli altri del gruppo. “Ehi ragazzi! Guardate qui.” I due si erano fermati poco più avanti e si voltarono leggermente seccati. L'uomo si avvicinò e mostrò l'oggetto in questione. La ragazza...

La Befana senza scopa

5 Gennaio, anno imprecisato. “Dolcetti pronti, carbone dolce c'è, il carbone per i bimbi balordi è pronto, qualche giocattolo...” La signora Befana stava finendo i preparativi per le consegne del 6 Gennaio. “Direi che è tutto pronto. Ora collaudiamo la scopa.” Scese in garage, accese le luci e andò verso la scopa o meglio, dove avrebbe dovuto essere. Il velivolo magico ultraleggero a reazione non c'era più, era sparito. La Befana rimase sconcertata. La scopa non poteva di sicuro andarsene via da sola. “E questo cos'è?” Si chinò appena vide in terra un foglietto di carta. Lo lesse nella mente. “La scopa me la sono presa io, così ci faccio qualche giretto. Se la rivuoi indietro porta tutti i dolcetti e balocchi sul tetto del Royal Palace al centro della città. Ha-Ha-HA! Firmato Mister .” La Befana rimase a bocca aperta per qualche istante in mezzo a quella stanza semi vuota senza fare nulla. “Chi sarà questo Mister? Ma poi Mister chi?” Pensava ad alta voce mentre ri...