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Amnesia

**** si svegliò con la testa dolorante e la mente completamente vuota.

Era con la schiena a terra su un largo marciapiede di un viale; si guardò attorno ma non riuscì a riconoscere quel posto, provò a sforzarsi, ma la mente non dava segnali.

Dentro quel vuoto mentale gli echeggiò una domanda: chi sono?

Si rialzò lentamente, barcollando. Diede un'occhiata intorno a se e vide botteghe chiuse, mini market con le serrande abbassate e poggiando lo sguardo in lontananza, notò il sole tra i palazzi della città che stava tramontando con tutti quei bellissimi colori nel cielo.

Quelle sfumature rosa, arancioni e dorate, gli fecero pizzicare qualcosa nella testa, un piccolo ricordo.

Nella mente gli apparve una ragazza, apparentemente sconosciuta, che correva verso di lui gridando qualcosa di incomprensibile, dietro di lei un bellissimo cielo dai toni rossi. Vide il movimento delle labbra. Una “A” e poi una qualche consonante come “C” o “K”...ACK...”No...” Sussurrò ”...è Zack...Mi chiamo Zack.”

Ed ecco il primo ricordo nitido, ma non sapeva ancora dove si trovava e chi era quella ragazza proiettata nella sua mente.

Decise così di proseguire verso la città.

La testa gli pulsava e il dolore non si affievoliva.

Durante il percorso notò una moltitudine di persone che lo guardavano in maniera strana, ma nessun viso gli era familiare. Quando giunse nei pressi della città, le luci colorate delle insegne, i lampioni e i fari delle auto gli recavano dolore alla vista e amplificavano quel dannato mal di testa.

Confuso da tutte quelle luci, dal rumore del traffico e dal vociare dei passanti, si ritrovò ad addentrarsi in una serie di vicoli dalla luce più tenue e delicata che gli affievoliva il dolore alla testa. Dentro quella viuzza si sentiva meglio. Il caos rimaneva all'esterno e le luci non gli recavano dolore né fastidio. Si prese del tempo per rilassarsi e cercare di ricordare altro, ma più si sforzava e più gli sembrava di dimenticare altri ricordi nei meandri della sua mente.

Fece qualche passo verso una vetrina di un negozio abbandonato e lì si specchiò. Per un lungo istante non capiva chi fosse quello davanti a lui, poi notò i capelli corti e biondi, gli occhi verdi e brillanti e i suoi abiti, leggermente inusuali rispetto alla gente là fuori, ecco perché tutti lo fissavano in maniera strana.

Ora gli arrivò un ricordo sbiadito. Era davanti ad uno specchio e indossava una sorta di divisa; dietro di lui notò un uomo più anziano che gli parlava di qualcosa, era una frase troppo lunga per essere ricordata, ma qualcosa riuscì a captare, due parole: “pericolo” e “salvezza”, ma questo insieme di lettere non gli diceva nulla.

Tornò alla realtà. Aveva fame e sonno. Doveva trovare un posto dove mangiare e riposarsi; forse gli avrebbe fatto bene alla sua memoria.

Aprì la sua giacca e controllò nella tasca interna. C'era qualcosa. Biglietti di carta...”Soldi, bene.”

Nella tasca dei pantaloni aveva alcune monete, ma nulla di più.

Si comprò qualcosa da mangiare e passò la notte in un ostello.

La mattina, al risveglio, la testa era leggera e il dolore era passato.

Durante la notte gli sembrò di non aver sognato se non una strana faccia di un vecchio dal ghigno perfido e fastidioso, ma quella mattina un altro ricordo ritornò a galla: era disteso su un bellissimo prato e insieme a lui c'erano altre persone. Una sembrava la ragazza che aveva pronunciato il suo nome e questa volta vide i suo occhi blu e la sua pelle bianca. Gli altri due erano maschi, ma non riusciva a riconoscerli. Uno dei due puntò il dito verso il cielo all'orizzonte cominciando a gridare: dietro gli alberi in lontananza aveva preso vita un inferno di fuoco. Zack tornò alla realtà, spaventato e con un nuovo nome in testa: Spike.

“Spike, amico mio.” Disse tra se.

Si alzò alla svelta e uscì dall'ostello.

Guardò la città in tutte le direzioni, ma non sapeva ancora dov'era. Questo era un grosso problema.

Portò le mani tra i corti capelli biondi, li strinse forte e chiuse gli occhi sforzandosi di ricordare ancora. Vedeva solo ciò che aveva già visto prima, niente di più, ma si fermò quando la risata acuta di una ragazza le arrivò dritta alle orecchie come una freccia.

Il viso della ragazza dei suoi ricordi gli si materializzò nella mente. Occhi blu, pelle bianca, capelli rossi e un caldo sorriso: “Arya...sei tu...”

Ora sentiva che stavano arrivando a galla altri ricordi, ma tutto fu fermato da un passante che lo colpì alla spalla facendolo barcollare.

“Stai attento, idiota!” Disse lo sconosciuto a Zack che in quell'istante perse il filo dei suoi ricordi, proprio adesso che stavano riaffiorando lentamente.

Affranto, decise di camminare verso non sapeva nemmeno lui dove su quel marciapiede gremito di persone.

“Ehi Zack!” una voce proveniente dal vicolo proprio alla sua sinistra lo stava chiamando. Si voltò e nella penombra vide una sagoma alta, immobile. “Zack!” Disse nuovamente.

Zack non fece altro che entrare in quella via, avvicinarsi guardingo fino a che non fu di fronte a quell'uomo alto e robusto. “Ti ricordi di me, Zack?” L'uomo alto sorrise, ma il volto non era chiaro.

Il povero Zack non fece in tempo a dire una parola che venne colpito alla nuca da qualcun altro dietro di lui. Ora era di nuovo tutto buio.

“Bene.” Disse l'uomo più alto. “Portiamolo via di qui.”

L'altro ridacchiò. “Spero solo di non averlo colpito con troppa forza.”


Parte 2 - Ricordi

 

Il buio pian piano svanì e Zack vide davanti a sè due figure, ma non riusciva ancora a metterle a fuoco; aveva preso un bel colpo dietro la testa.

“Si sta svegliando...” Disse la figura più esile.

Zack scrollò la testa vedendo finalmente chi aveva davanti a se: “Spike? Sei tu?”

L'uomo sorrise “Si amico, sono io!” Era felice che il suo amico stesse bene. “Per fortuna non ti ho colpito così forte.”

“Perché mi hai colpito? Mi hai fatto male, balordo.”

L'uomo più robusto di fianco a Spike avanzò di un passo. Dalla faccia che aveva sembrava volesse prenderlo a pugni. “Te lo spiego io.”

Zack non riconobbe subito quel viso, rimase per un attimo ad osservarlo, poi gli balenò un nome: “Randy!”

L'omone tirò un sospiro. “Ah, finalmente. Pensavo ti fossi dimenticato di me...”

“Siete proprio un bel trio, ragazzi.” Dietro a dove era seduto Zack si materializzò una voce di donna, una voce inconfondibile che fece sobbalzare il cuore del ragazzo.

La ragazza si portò davanti a lui, il viso dolce e solare. “Ciao Zack.”

“Arya...” Il ragazzo era sorpreso ed emozionato e un fiume di ricordi gli riempì la testa.

Arya prese una sedia, la mise davanti a lui e si accomodò.

“Bene, ora che ti ricordi di noi, dovresti ricordare da dove vieni e come mai sei qui.” Esclamò la ragazza.

Zack scrollò la testa, “No, niente.”

“Ok!” Disse Randy, “Allora ci tocca spiegare tutto quanto.”

Spike interruppe il robusto Randy e attaccò a parlare.

“Tutto è cominciato tre giorni fa, molto lontano da qui.”

Zack era parecchio confuso, “Lontano...dove?”

“Diciamo in un'altra realtà, quella che appartiene a te e a noi.” Randy tagliò corto.

Il ragazzo non riusciva a ricordare.

Arya pronunciò una frase che forse avrebbe potuto funzionare. “Ti ricorda niente il nome Darius?”

Per qualche istante Zack rimase con la mente vuota, assente, poi di colpo gli arrivò l'immagine di un uomo alto e di mezza età che sorrideva, un sorriso malato e carico di vendetta.

“Darius! Cosa c'entra quel bastardo?” Urlò Zack.

“Calmati” Arya lo ammonì dolcemente, “Lui ti ha cancellato la memoria e ti ha spedito qui.”

Spike sorrise beffardo mentre impugnava una grossa spada dai riflessi porpora avvicinandosi a Zack. “Già. E c'è solo un modo per tornare nella nostra realtà.”

Zack rimase impietrito “Devi uccidermi?”

“Cosa?” Domandò Spike. “Perché dovrei?” Osservò lo sguardo di Zack che era bloccato sulla spada. “Ah, per questa intendi? Questa è tua, prendi.”

Il ragazzo era ancora più frastornato di prima, ma appena brandì la spada, tutti i ricordi delle battaglie insieme ai suoi compagni, i nemici che aveva sconfitto e le imprese che avevano compiuto riaffiorarono nella sua mente. Ora ricordava tutto.

“Tieni amico!” Randy gli lanciò il fodero della spada.

Zack si alzò dalla sedia, si allacciò il fodero alla schiena e vi infilò l'arma. “Sono pronto, ragazzi.”

“Bene, allora ascolta.” Arya si era alzata in piedi e camminava verso l'uscita di quello stanzone vuoto e scuro.

“Per cominciare dobbiamo raggiungere la porta che ci condurrà alla nostra realtà e a pochi chilometri da qui, in un parco della città.”

“Ehi, aspetta un attimo” Spike si avvicinò a Zack. “Gli interesserà sapere come siamo arrivati fin qui, no?”

Arya fece cenno di continuare. Randy non era d'accordo e sbuffò nervosamente.

“In realtà è grazie a me che siamo qui. Quando sul campo di battaglia Randy ha visto che ti avevano rapito, ci siamo precipitati in tuo aiuto, ma quando siamo arrivati al bastione di Darius, ormai era tardi e ti stavano già per spedire in questa realtà. Così ci siamo buttati anche noi in mezzo a quel campo di energia...ed eccoci qua!”

“Soddisfatto?” Domandò Randy abbastanza scocciato.

Spike annuì sorridendo.


La strada per arrivare al parco era piena di persone, ma la maggior parte non fece caso a loro. Per molti erano solo cosplayer.

“Eccoci qui.” Esclamò Arya, “Dietro questo ammasso di rocce, Darius ha nascosto il campo energetico...spero solo che sia ancora attivo.”

Randy si buttò subito a capofitto verso il muro di rocce, colpendole sonoramente e cadendo a terra.

“Tutto a posto gigante?” Chiese Spike mentre si assicurava che fosse tutto ok.

“Oh, che botta...si tutto bene...” Randy era frastornato “Ehi...un momento, chi siete voi?”

Arya non poteva crederci e nemmeno Spike e Zack.

Randy cominciò a ridere a squarciagola “Dovreste vedervi! Vi ho fregati per bene!”

Spike scosse la testa e Arya lo ammonì: “Non mi sembra il caso...”

Subito Randy tornò serio e composto.

Zack intanto aveva trovato qualcosa.

“Ragazzi qui c'è un piccolo campo di energia, lo sento.”

Nascosto tra alcuni cespugli vi era un piccolo ammasso di energia blu che vorticava silenziosamente.

Arya non ci pensò nemmeno un secondo. “Tutti dentro, forza!”

Quei tre secondi che portarono da una realtà all'altra sembrarono lunghissimi.

Il viaggio in quel tunnel colorato e vorticante dava un senso di nausea e poi la spinta finale verso la realtà, quella autentica.

Zack poteva osservare il suo mondo finalmente, non tanto diverso da dove era stato fino a poco fa, ma molto più tranquillo e in sintonia con la natura.

“Questo mondo sarebbe perfetto se non fosse per le innumerevoli battaglie di ogni giorno.” 

Esclamò Spike guardandosi attorno.

“E tutto per una manciata di monete.” Intervenne Randy.

“Ci siamo!” Disse Zack. “Ecco il bastione di Darius. Andiamo!”

Il gruppo si incamminò verso il bastione e giunti davanti al grosso cancello, Darius era pronto ad affrontarli.

“Avete fatto presto eh, giovanotti.” Schioccò le dita e un esercito di soldati e bestie feroci si materializzò dietro di lui, pronti ad attaccare.

Zack partì alla carica, disegnò un arco nell'aria con la spada e un'enorme onda d'urto dimezzò quell'esercito di abomini.

“Sei in forma vedo!” Spike si stava divertendo mentre con il fucile sparava proiettili d'energia, facendo cadere uno ad uno soldati e bestie.

“Vai avanti Randy. Ti proteggo io da qui!” Arya cominciò a levitare e attorno a lei si materializzò un'aura azzurra. Randy corse in avanti trasformandosi in una bestia enorme simile ad un minotauro; cominciò a caricare gruppi di nemici abbattendoli come fossero birilli mentre Arya lo proteggeva grazie ad uno scudo di energia.

In pochi minuti l'esercito era stato spazzato via.

Darius rise come un folle per poi sparire smaterializzandosi chissà dove.

“Ottimo. “ Zack era sarcastico. “Ci è scappato un'altra volta.”

Tutto il mondo si fermò. Tutto era in pausa.


“Ok, dai, sarà per la prossima. Ora stacco che devo andare a lavoro. Non vorrei farmi licenziare...”


Salva. Esci dal gioco.

 

 


 


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