“Un altro calo di corrente! É già la terza volta questa settimana...”
Non era raro che in quella piccola città accadesse, ma ultimamente accadeva un po' troppo spesso.
I cittadini avevano già protestato mesi fa ma il comune si era giustificato dicendo che stavano cambiando le cabine dell'alta tensione e presto avrebbero avuto una linea molto più stabile.
“Pazienza, aspettiamo qualche minuto. Magari ritorna.” Fred rimase seduto sul divano, accese una delle candele presenti sul tavolo del salotto e continuò a sgranocchiare le patatine dalla ciotola di plastica.
“Addio partita.” Si alzò e andò verso la finestra. Tutto l'isolato era nel buio più totale.
A Fred corse un brivido lungo la schiena nel guardare in quell'oscurità; sembrava che da un momento all'altro dovesse balzare contro la finestra una bestia mostruosa o forse uno spirito. Scrollò dalla mente quelle stupide fantasie.
Passarono dieci, venti minuti, mezz'ora. Sempre al buio.
“Questa volta che non raccontino balle. Qui le linee cadono a pezzi...spilorci.”
Si buttò sul divano, guardò l'ora sul cellulare: 22.35 e dando un occhio alla batteria vide che era al 12%.
Sbuffò. Sconsolato gettò il telefono quasi scarico sul tavolino e si sdraiò. Pochi minuti e il sonno lo prese. Si svegliò solo il doppio “bip” dello smartphone che segnalava la batteria ormai esaurita.
Fred si mise a sedere sul divano, si stropicciò la faccia intontito e buttando un'occhiata all'orologio vide che erano le 23.40. E tutto era ancora immerso nel buio.
Si alzò dal divano per andare a prendere un bicchiere d'acqua in cucina. Prese la torcia nel cassetto della credenza e arrivato al frigo si fermò. Stava guardando oltre la finestra e vide che nel buio della strada c'era una luce accesa proprio in casa della sua vecchia vicina, la signora Alice.
“Curioso.” Bisbigliò Fred. Si avvicinò alla finestra cercando di curiosare e vide la signora Alice spostarsi rapidamente da dietro la tenda come un fantasma. Ora la luce era stata spenta.
Fred osservò meglio il viale, ma vide che tutte le altre case erano al buio come la sua.
Per curiosità provò ad accendere la luce della cucina, ma non accadde nulla.
“Ovvio, stupido. Basta guardare il frigo.” Si ammonì ad alta voce.
Tornò al divano, prese il cellulare e vide che ormai la batteria non dava più segni di vita.
Scocciato, decise di andare nella stanza da letto; a quel punto era meglio farsi una dormita.
Appoggiata la testa sul cuscino gli tornò in mente la luce della casa di Alice.
“Perché proprio mentre mi sono avvicinato alla finestra ha spento tutto alla svelta?”
Pensò se fosse un caso, o forse non lo fu affatto. Comunque più ci pensava nel buio della sua stanza e più i pensieri gli si accavallavano nel cervello. Pensieri che crescevano, si espandevano e finivano per diventare incubi; quegli incubi che ti fanno vedere cose striscianti nel buio e ti danno i brividi fino alla punta dei capelli; orrori che ti lasciano immobile disteso sul letto, che ti fanno sentire quegli scricchiolii dei mobili come fossero zampe ossute che camminano sulle pareti, sul pavimento. Quei mostri che avevi seppellito nella mente una volta cresciuto, ma che quella notte tornano più vivi e cattivi che mai.
“Ok. Adesso basta cervello. Vai in stand by e fammi dormire.” Fred lo disse ad alta voce come per scacciare tutti quei pensieri marci. Finalmente il silenzio; nella sua mente era tornata la pace.
Fred stava per addormentarsi sereno quando un lieve rumore lo riportò alla veglia.
Il suono arrivava dalla strada ed era come un leggero rumore metallico. Si alzò incuriosito e si sporse verso il buio della strada. La luce era accesa a casa di Alice, di nuovo, e da dietro la tenda bianca e opaca si vedeva la sagoma in vestaglia dell'anziana donna intenta a picchiare qualcosa sul tavolo del salotto, o almeno così sembrava.
“Dio mio. Ma sono le due di notte. Maledetta vecchiaccia...”
Fred provò nuovamente ad accendere la luce. Niente.
“Adesso basta. Vado a vedere. Non sarò l'unico che l'ha sentita a quest'ora.”
Prese la torcia. Uscì nel viale avvolto nell'oscurità guardandosi intorno. Non c'era anima viva.
“Da farsela sotto. Dannato blackout.”
Lentamente andò verso la casa di Alice. I colpi metallici si sentivano più acuti e, appena a pochi passi dal cancelletto d'entrata, la luce in casa della vecchia si spense di nuovo e i rumori cessarono.
Fred non si arrese e andò alla porta d'entrata, bussò due volte. Nessuna risposta.
“Signora Alice?” Chiamò senza alzare troppo la voce. Bussò ancora e la porta si scostò leggermente aprendosi nel buio di quella vecchia casa.
Torcia in mano e salivazione bassa per l'ansia, Fred decise di entrare.
La casa era ordinata, tutto era al suo posto.
Si diresse verso il salotto dove aveva visto la sagoma dell'anziana signora da dietro la finestra, ma non c'era nessuno e non vi era nemmeno alcun segno di colpi o di qualche lavoro lasciato a metà.
“É strana 'sta cosa...” Disse Fred.
“Puoi dirlo forte...” Bisbigliò flebile una voce dietro di lui.
Fred si spaventò così tanto da lasciare cadere la torcia che finì sotto al tavolino del salotto illuminando parte del corridoio d'entrata. Non osò voltarsi, ma alle sue spalle sentiva un lieve alito di vento freddo, una leggera brezza poco rassicurante. Prese fiato insieme a quel poco di coraggio che gli era rimasto e si voltò di scatto. Senza respiro. Il cuore gli correva all'impazzata.
Lo sguardo cadde sull'alone di luce proiettato dalla torcia. La parete, ricca di foto di altri tempi, era parzialmente illuminata, ma c'era qualcos'altro poco più in là nella penombra.
Sembrava un lembo di vestito che dondolava in quella lieve brezza fredda che ora sembrava molto più gelida di prima.
Fred non riusciva a vedere in mezzo a quel buio, ma come per un terribile equivoco, la torcia rotolò dolcemente verso destra illuminando per un breve secondo la vecchia Alice che con la faccia piena di rughe rimaneva ferma in mezzo al corridoio, la vestaglia leggera sventolava debolmente e un rantolo le uscì dalla bocca sottile: “Aspettavo da tempo qualcuno...”
Fred sentì le gambe diventare sempre più molli, il cuore pompava puro terrore, sudava, gli occhi rimanevano fissi su quella specie di fantasma, come se qualche strana forza li tenesse incollati sulla vecchia vicina di casa.
Fu un attimo e un lampo illuminò la stanza. Fred rimase frastornato. La luce era tornata.
“Fred. Sei tu.” Il ragazzo rimase senza parole. “Aspettavo che qualcuno venisse a darmi una mano in questo buio.”
Alice chiuse la finestra del corridoio. “Fa freschetto a quest'ora.”
La vecchia Alice guardò il ragazzo con un dolce sorriso. Ora non sembrava più un vecchio spirito dell'aldilà.
“Oh...signora Alice...” Pronunciò Fred ormai senza salivazione. “Mi spiace essere entrato così, nel pieno della notte, ma la porta era aperta.”
Alice rise, con quella risata stile Signora Fletcher. “Che sbadata! Devo aver lasciato la porta aperta.”
Fred sorrise di rimando cercando di essere disinvolto e nascondere la fifa che prima lo aveva attanagliato. Si schiarì la voce.
“Ho visto che prima, nonostante il blackout, lei aveva la luce accesa e appena mi avvicinavo tornava a spegnerla.”
Alice ci pensò un attimo. “Ah certo! Deve essere la luce d'emergenza che ha installato mio nipote.” Si voltò verso l'aggeggio installato nel muro. “Il problema è che appena battevo più forte, questa si spegneva...è a sensore, credo.”
Fred ragionò qualche istante. “Cosa batteva? E poi io l'ho vista scappare di fretta poco prima che si spegnesse la luce.”
“Hai ragione, Fred. Mentre martellavo per fissare bene le gambe di quella sedia dietro di te, mi scappava e dovevo correre in bagno di corsa, ma nel momento che sbattevo la porta per chiuderla, sai è un po' dura, la luce si spegneva.”
Fred ragionò ancora. “Ma che razza di luce d'emergenza sarebbe? E poi perché si dovrebbe chiudere in bagno per farla? Qui vive da sola.”
“Che domande...per privacy.” Disse Alice quasi infastidita, poi si avvicinò al ragazzo e bisbigliò: “Ho letto che ci sono satelliti spia in giro.”
“Certo...” esclamò Fred guardandosi attorno.
Alice cominciava a spazientirsi. “Preferirei andare a letto. Sai ho una certa età.”
“Sicuro, signora. Mi scusi ancora, eh.”
“Non fa niente, non preoccuparti.” Alice sorrise e una volta salutato il ragazzo chiuse la porta.
L'anziana donna tornò nel salotto, andò verso il divano e poggiando la mano dietro ad esso pigiò un tasto.
L'espressione si fece molto più seria.
“Fred. Il classico vicino rompiballe che non si fa mai gli affari suoi! Almeno crede a tutto quello che dico...pivello”
Il salotto si rivoltò completamente e il pavimento si aprì. Delle scale davano l'accesso ad una stanza interrata piena di grosse bobine, gabbie, tavoli di ferro e strani macchinari.
“Meno male che ho riparato il meccanismo in tempo o quel ficcanaso mi avrebbe scoperta.”
Alice si infilò dei grossi occhiali protettivi, tirò una leva verso il basso e dei piccoli fulmini cominciarono a generarsi per tutta la stanza colpendo corpi senza vita.
L'intero isolato tornò nel buio totale.
“Ma guarda che...” Alice imprecò sonoramente.
Fred era appena entrato in casa e aveva appena acceso la luce.
“Di nuovo...basta, cambio città.”

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