Successe tutto una decina di anni fa quando ancora frequentavo il liceo.
Ricordo che era una giornata estiva ma di quelle grige e soffocanti, dove il caldo afoso ti appesantisce il respiro. Il periodo era quello delle vacanze e la maggior parte dei miei compagni di scuola erano andati al mare o in montagna. Io invece ero rimasto nella mia città a guardare le strade svuotarsi lentamente insieme ai negozi chiusi per ferie.
Un po' mi dispiaceva essere rimasto in città, praticamente da solo, ma da un altro punto di vista non era male avere più tempo per se stessi.
Quel giorno ero a casa da solo. I miei erano partiti per un breve viaggio di lavoro e sarebbero tornati entro un paio di giorni; pensai che sarebbe stato figo dare una festa a casa mia, lo spazio non mancava di certo, ma come ho detto, non c'era gente in quel periodo.
Avevo giocato un paio d'ore alla PlayStation, ma con il caldo che faceva quel giorno era fastidioso rimanere seduti in camera a farsi sudare il fondo schiena, così decisi di andare in salotto, molto più fresco e aerato. Lì stavo proprio bene e infatti mi addormentai.
Al mio risveglio erano passate da poco le 18.00 ed in TV davano un episodio di Xena.
Decisi di andare di sopra in camera a prendere qualche fumetto da leggere in giardino sotto l'ombra della grande magnolia; pianta amata morbosamente da mia madre tanto che molte volte l'ho vista somministrarle dosi massicce di vitamine per umani, non per piante. Forse per questo era una magnolia fuori misura.
Scelsi i fumetti: Spider Man e Slam Dunk mi avrebbero accompagnato fino all'ora di cena.
Arrivato in salotto però, decisi di sbirciare nell'ufficio di papà. In tutti quegli anni non avevo mai dato un'occhiata lì dentro. Era vietato entrarci, ma nessuno poteva vedermi in quel momento.
Ovviamente la porta era chiusa. Cercai la chiave per una buona mezz'ora e infine la trovai dentro una scanalatura del legno del montante della porta.
Aprii la serratura e mi trovai nella stanza più ordinata che avessi mai visto, nemmeno un grammo di polvere o un foglio fuori posto.
Sul muro erano appese svariate foto di tutti gli animali da compagnia che i miei mi avevano comprato negli anni e in quel momento pensai che mi avrebbe fatto piacere avere un cane o un gatto a tenermi compagnia. Altra cosa particolare di quella stanza era il bonsai sulla scrivania, identico alla magnolia del giardino. Quella cosa mi parve incredibile al tempo.
Finito di curiosare, chiusi la porta e andai in giardino.
Il posto migliore di tutta la casa era quello. Sotto l'ombra della grande magnolia stavo veramente bene, rilassato ma nello stesso tempo inquietato dal fatto che proprio lì sotto erano seppelliti tutti gli animali che negli anni mi avevano lasciato.
Pensavo di essere sempre stato sfigato con quelle bestiole che morivano prematuramente e quando crebbi pensai che forse non ero in grado di badare a loro, ma quell'idea, quel mio pensiero cambiò proprio quel giorno d'estate.
Ricordo che ero completamente immerso nella lettura quando sentii una sorta di bisbiglio che mi fece rizzare i capelli.
Posai il fumetto sulle gambe distese e mi guardai intorno, ma non c'era nulla di strano.
Il cielo intanto si era riempito di nubi scure. Da lì a poco sarebbe scoppiato il classico temporale estivo.
Presi i fumetti e andai verso l'entrata che portava direttamente al salotto ma per un breve momento sentii ancora un bisbiglio, questa volta più vicino e una lieve brezza mi accarezzò il collo.
Rabbrividii e accelerai il passo verso il salotto. Da lontano, intanto, il cielo brontolava.
Passata la soglia della porta finestra del salotto, chiusi in tutta fretta e sbirciai da dietro le tende bianche, ma fuori non c'era nulla. In quel momento pensai che forse poteva essere stato qualche insetto o magari un rumore portato dall'aria. Ma non era così, affatto.
Erano passate da poco le 19.30 quando scoppiò un gran temporale. Si era fatto buio in pochi minuti e quella situazione, mescolata con quel sussurro di qualche attimo prima, non mi rassicurava affatto.
Optai per la TV, intanto il temporale sarebbe passato. Forse ero riuscito a guardare appena cinque o dieci minuti di un quiz televisivo prima che lo spesso schermo diventasse nero e lucido.
La luce era sparita. Mi guardai intorno; la casa era precipitata in un'atmosfera lugubre e fredda; quella parziale oscurità tra lo spesso grigio e lo spettrale verde plumbeo.
Il silenzio era spezzato solamente dalla forte pioggia e dai tuoni che battevano sulle pareti facendole vibrare. Ero spaventato da tutto quell'insieme di cose e sentii ancora la sensazione di quel sussurro.
Mi sdraiai sul divano, tentando di chiudere gli occhi, ma un rumore in giardino mi distolse da quella calma apparente.
Non volevo alzarmi, rimasi in silenzio con gli occhi sbarrati, fermando il respiro. Ascoltai meglio. Un grosso, secco scricchiolio seguito da un fruscio. Non ero sicuro di questo perché il temporale non dava modo di visualizzare il rumore.
Presi coraggio, respirai a fondo e mi alzai dal divano.
Andai verso la porta finestra del salotto senza voltarmi, ma solo muovendo gli occhi a destra e a sinistra come se da un momento all'altro dovesse balzare fuori uno spirito o chissà che altro.
Arrivato alla porta scostai la tenda, guardai fuori e...la magnolia non c'era più.
Come poteva essere possibile? In quel momento ricordo che sbattei più volte le palpebre, incredulo. Al posto di quella grossa pianta c'erano solo diversi cumuli di terra disordinati.
La cosa che però mi aveva fatto impallidire, a dir poco, era che tra quei cumuli di fango ed erba c'era Oliver, il mio defunto cane, morto pochi mesi fa.
Rimasi paralizzato, il corpo sembrava non rispondere. Oliver mi fissava con occhi senza vita, smunto, marcio e sudicio.
Lentamente cominciò a venire verso di me, zoppicando e quando giunse a metà del giardino fu catturato da una sorta di tentacolo nodoso e viscido.
La magnolia si muoveva su radici contorte e scure. Tra quel labirinto di rami si scorgevano ossa di piccoli animali tenuti in gabbia da quei tentacoli legnosi. Erano tutti i miei animali.
L'albero consumò Oliver e il suo corpo ormai scheletrico finì in mezzo alle radici come tutti gli altri.
Quella magnolia divincolava i rami come giganteschi serpenti affamati in cerca di nutrimento.
Si fermò a pochi metri dalla finestra. Mi aveva visto. Mi spostai subito verso l'interno del salotto ma diversi rami spaccarono la porta penetrando nella casa. Fui sbalzato a terra e rimasi immobile terrorizzato. Mi feci forza e corsi verso l'ufficio di papà ma nel panico non trovai subito la chiave e intanto la magnolia mi cercava, mi voleva.
Entrai nell'ufficio pensando di essere al sicuro, ma la magnolia mi trovò con i suoi rami che vagavano liberi dentro tutta la casa in cerca di nutrimento.
Andai verso il fondo della stanza e sbattendo contro alla libreria feci cadere diversi libri.
Nonostante la situazione e con un paio di tentacoli nodosi che entravano da quella porta, il mio sguardo si posò su uno strano libro. Un sottile libro vecchio dalle pagine ingiallite con la copertina rossa che raffigurava una sorta di albero deforme stilizzato in nero.
Pensai alla cosa più ovvia per quella situazione e infatti il libro parlava proprio di quel tipo di albero; alberi demoniaci che richiedono sacrifici animali per dar loro il nutrimento necessario a lasciarli sazi e dormienti o la loro crescita sarebbe stata incontrollata e guidata dalla fame di caos.
Il libro diceva che c'era solo un modo per fermare un essere del genere nel caso si fosse svegliato.
Si parlava di un feticcio, una copia tale e quale di quell'essere, ma in versione molto ridotta. Un bonsai.
Guardai subito sulla scrivania davanti a me. Eccolo il bonsai di quella dannata pianta.
Lo presi alla svelta e lo sradicai con molta fatica dal vaso. Una sostanza rossa e densa fuoriusciva dalla terra e dalle radici, ma dopo pochi istanti il bonsai si rinsecchì fino a diventare cenere.
L'albero, quello vero, si divincolò come colpito da un dolore lancinante; i rami e le radici si ritirarono fino al tronco per poi avvizzirsi e sgretolarsi tra il vento e la pioggia.
Tutto era finito. Ma il libro diceva un'altra cosa: tutto questo richiedeva un sacrificio, una sorta di scambio. L'essere che aveva distrutto il demone doveva prendere parte del suo potere.
Non male vero? Ma dov'è la fregatura?
Vi rispondo subito: provate voi ad
avere un corpo che un giorno è umano, fatto di carne, e il giorno
dopo è un albero legnoso.

Commenti
Posta un commento