Tre di notte. Il campanile scandiva chiaro i rintocchi che si disperdevano nell'aria. La città era nel silenzio più totale, in una di quelle notti dove il cielo somiglia ad un grande schermo e lo spettacolo sono milioni di stelle brillanti.
D'un tratto una delle tante stelle comincia a tremare visibilmente, sempre di più, fino a che non sembrastaccarsi dal cielo. Pochi istanti dopo comincia a cadere velocemente verso la terra e mano a mano che si avvicina, il silenzio viene rotto da un sibilo che da delicato diventa sempre più acuto mentre l'oscurità si frantuma nel maestoso alone verde emanato da quell'oggetto.
Gli abitanti della città si erano svegliati e subito incuriositi dalla strana luce e dal fastidioso suono. Molti osservavano dalle finestre, altri erano scesi in strada, intanto l'ammasso di luce verde aveva bucato l'atmosfera e si stava avvicinando sempre di più verso il suolo; cominciò a bruciare molto più intensamente, tracciando nel cielo una lunga scia di fiamme verdi.
Passò veloce sopra la città per poi schiantarsi con un grosso boato nelle campagne ad ovest, lontano dal centro abitato.
In massa si diressero verso il luogo della caduta e non fu difficile scovare quello strano oggetto visto che la luce la si poteva scorgere chiaramente oltre gli alberi, tra la sottile nebbia che aleggiava sopra i campi. Il grosso alone verde si intensificò nuovamente, ora pareva aver dato vita a strane ed inquietanti luci dell'alba, un'alba terrificante.
L'ammasso roccioso era lì, ficcato nel terreno di un enorme cratere. L'anomalo oggetto era grande quanto una palazzina di tre piani e le persone che adesso si erano avvicinate per pura curiosità, cominciavano ad avere paura.
L'oggetto pulsò di un'intensa luce verde, un enorme alone che bruciò all'istante le persone troppo vicine ad esso. Fu un attimo, non ebbero nemmeno il tempo di scappare.
I sopravvissuti corsero via carichi di terrore, ma la stella, se così vogliamo chiamarla, non li lasciò andare lontano. Cominciò ad emettere un suono cupo, sordo, come se qualcosa ruggisse nelle viscere della terra e nello stesso tempo sprigionò enormi lingue di fiamme che non lasciarono scampo. Persone, alberi, animali, tutto venne investito e ridotto in cenere. Più la stella uccideva e si saziava, più le sue dimensioni aumentavano.
Le campagne furono distrutte in poco tempo, poi toccò alla città, ma questo non bastò. La distruzione continuò ad avanzare imperterrita fino a che in quella regione non fu incenerito anche l'ultimo stelo d'erba.
Quando quel terrificante oggetto non trovò più nulla per saziarsi, allora lo sterminio si placò.
In tutta questa distruzione che agli occhi di un umano non trova un senso, rimase viva una sola persona, una giovane donna. Non si conosceva il suo nome, come non si sapeva la sua età, ma la si poteva vedere lì, in mezzo all'oscurità della notte, davanti all'ammasso roccioso venuto da chissà dove, ormai del tutto spento. La donna si avvicinò ancora un poco e la stella prese a riaccendersi come un fiammifero, dimenando quelle tremende lingue di fuoco pronte ad uccidere e disintegrare.
La donna saltò agilmente all'indietro e dalle mani sprigionò una luce azzurra intensa, mentre la stella cercava di bruciarla con quei tentacoli di fiamme. Nella mano sinistra formò una sorta di placca di luce che defletteva gli attacchi di quell'enorme creatura, mentre nella mano destra, una saetta di un azzurro splendente era pronta a fendere il corpo di quel gigante immobile.
La donna balzò agile tra le lingue di fuoco, avvicinandosi sempre di più fino a che non fu nuovamente davanti all'ammasso di roccia; con un fendente riuscì a trafiggere il mostro che si spense all'istante dissolvendosi nella fresca aria della notte.
Ci fu solo silenzio nel mezzo del nulla.
La giovane donna guardò nell'immenso cratere e sospirò. Si guardò intorno, scrutando nel buio. Non era rimasto più niente. Il suo sguardo si alzò al cielo e lì vide che un centinaio di luci cominciarono a tremare; di lì a poco avrebbero cominciato la loro terrificante corsa verso l'atmosfera terrestre.
Ora il cielo notturno era un immenso alone verde.
La ragazza si maledì: se solo fosse intervenuta prima.
Una giovane donna si svegliò di soprassalto. Si guardò attorno e tirò un sospiro di sollievo. Diede un'occhiata all'orologio: due di notte. Il campanile scandiva chiaro i rintocchi e dalla finestra vide la città lontana. Nessun rumore.
Si alzò e andò alla finestra. Sui campi aleggiava una leggera nebbiolina e alzando gli occhi al cielo vide lo spettacolo di quel bellissimo cielo stellato, ma questa volta sapeva che era questione di minuti, prima che una di quelle stelle cominciasse a tremare visibilmente. La donna sorrise.
Questa volta non era troppo tardi.

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