Nuovo giorno, solita routine.
Suona la sveglia, bagno, colazione e poi fuori a fare le commissioni. Incontri la solita gente, chiedi come va e via via ogni giorno le stesse cose.
Sono stanco. Sono stanco della solita routine, del solito via vai di persone che incontro durante il giorno. Sono stufo di passare sempre per quello buono, quello gentile, quello che porta sempre pazienza e che si fa andare bene qualsiasi cosa. Ho vissuto in questo modo per anni e anni, fino alla nausea. Oggi, all'età di 53 anni, voglio smettere di essere ciò che ho sempre finto. Voglio liberare il cattivo che è dentro di me...o meglio il cattivello.
Per prima cosa decisi di fare qualche scherzo telefonico a chi di dovere e alla fine delle telefonate ero soddisfatto, ma non così tanto.
Allora decisi di tirare una dozzina di uova sulla casa del capo ufficio, ma anche lì non è che alla fine mi fossi liberato più di tanto.
Ci voleva qualcosa di più, una scossa.
Così una sera, davanti alla tv, cominciai a pensare e a pensare. Stavo guardando un film di supereroi e mi accorsi che per quanto tifassi per il paladino, l'eroe, c'era qualcosa dentro di me che avrebbe voluto vedere vincere l'antieroe, il cattivo della situazione, quello sfigato e bistrattato. Quello che è diventato così perché nella sua vita non ha mai avuto grandi soddisfazioni, non è mai riuscito a farsi valere, non è mai riuscito a gridare in faccia allo stronzo che lo trattava male e dentro covava e ricovava il rancore, la rabbia, l'odio per poi esplodere di botto e diventare pazzo.
Ovvio che questo non era per niente un bene, ma io volevo essere così in fin dei conti. So che non è facile essere il paladino della giustizia, salvare i deboli e tenere fede ai patti, ma anche coltivare la rabbia e la cattiveria non è roba da poco. Che poi a me basterebbe essere cattivello, diciamo, il re delle marachelle, il cavaliere degli scherzetti infantili e bastardi.
Bene. Avevo un'idea. Mi misi al tavolo della cucina, mi versai un po' di buona birra e presi un foglio.
Cominciai a disegnare un costume da antieroe, lo colorai di viola e arancione mentre nella testa mi suonava una musica da film di supereroi, poi però pensai che non sapevo nemmeno rammendarmi i calzini e la musica si spense. Avrei dovuto portare il progetto in sartoria.
Fortunatamente conoscevo la vecchia signora Magenta, una vecchina dal viso rossiccio che cuciva tutto il giorno, proprio perché faceva la sarta.
Quando le portai il disegno, lo osservò, mi guardò, si alzò da dietro il vecchio bancone e andò a chiudere a chiave la porta della bottega.
“Bene, bene” Disse “So cosa vuoi fare Romualdo, ma devi stare attento poiché si inizia sempre per gioco.”
Sospirai. Sapevo dove voleva andare a parare e aveva ragione. Da grandi marachelle derivano grandi disfunzioni mentali, alla lunga. Ma ero pronto a rischiare.
“Lo so, lo so, Magenta. Ma sono convinto di quello che faccio, sono sfigato dalla nascita e mi sono rotto le palle di questa vita sempre pronto a chinare la testa.”
Magenta lo guardò con il classico sguardo da anziana. “Va bene, ma promettimi che saprai fermarti prima di passare il limite.”
Annuii. In fondo aveva ragione. Il controllo era la prima cosa da tenere saldo. “D'accordo.”
Osservò ancora il disegno. “Bene, Romualdo. Tra due giorni avrai il tuo costume da antieroe.”
I due giorni passarono in fretta tra libri come "Lo scherzo pratico e teorico" e azioni sul campo soprattutto in notturna, tra cui: stecchini infilati nei campanelli, cicche per tenere fermo il tasto dei citofoni e scherzi al telefono di finiti premi vinti da ritirare nel comune della propria città.
Tutto stava prendendo forma, ora rimaneva soltanto da ritirare il costume.
Arrivato alla sartoria “Magenta per chi non si accontenta”, Romualdo era elettrizzato.
“Salve signora Magenta.” la piccola vecchina era seduta dietro al bancone a rammendare bavaglini da neonato.
“Oh, salve Romualdo. Il tuo costume è pronto.”
Andò nel retro bottega e tornò dopo pochi istanti.
Spiegò quel costume con delicatezza e audacia. Il viola graffiava l'anima e l'arancione colpiva splendidamente la retina come un cazzotto ben assestato.
Magenta si soffermò sulla grande “V” spiattellata sul petto. “E questa? Perché questa lettera, Romualdo?”
L'uomo stempiato ridacchiò con audacia e Magenta giurò di aver visto un piccolo luccichio di birichino in quegli occhi. “Perché io sarò Villano!”
Magenta trasalì. Quel nome così potente gli rimbombava già nella testa, ma nel cuore era tanto felice. Si avvicinò a Romualdo e gli porse il costume. “Tieni, Villano, questo te lo regalo. Da oggi ti seguirò e ti aiuterò nelle tue marachelle e questa bottega sarà il tuo Villan-covo.”
Romualdo rimase senza parole e con grande gioia prese il costume dalle mani raggrinzite della vecchia sarta. “Grazie, signora Magenta.”
Romualdo si voltò e uscì dal negozio. Ora era pronto a fare sul serio.
La notte arrivò dopo trepidante attesa e quello era il momento ideale per tramutarsi in Villano.
Andò davanti allo specchio ad ammirare quel fantastico costume sgargiante. La grossa “V” sul petto brillava sotto la luce fredda del bagno. Ora era il momento della maschera...
”Cazzarola! La maschera...”
Ebbene, Romualdo si era dimenticato la maschera. “Va bene. Per stasera metterò quella di Dracula che ho usato lo scorso Halloween.”
Uscì dal palazzo. Si guardò bene attorno. Non c'era nessuno in vista. “Ottimo” Sussurrò ridendo.
Alla cintura aveva legato un sacco di cose scherzose e birichine: sacchetti pieni di cacca più o meno fresca, fialette puzzolenti, un composto di uova marce chiuso dentro alcune palline di plastica trasparenti, polvere pruriginosa, palle di cicca e peli vari e poi la sua arma principale, la fionda personalizzata e potenziata con un elastico più robusto. Infine, l'arma di riserva, una penna Bic vuota pronta a lanciare palline di carta insalivate per benino.
Si sentiva pazzo come il Joker, potente come Thanos e intelligente come Norman Osborn...però si sentiva anche un pochino Cat Woman, ma questa era una cosa sua personale.
Villano era pronto a seminare scherzi e marachelle per la città. Cominciò subito mettendo sacchi di popò sugli zerbini per poi dargli fuoco mentre suonava il campanello di casa del malcapitato. Gettava fialette puzzolenti dentro le case o sopra i balconi, dava fastidio nei cinema all'aperto puntando il laser sullo schermo e lanciava cicche masticate sui capelli delle persone.
Tornò a casa soddisfatto e andò a dormire sereno.
L'indomani, mentre camminava sulla strada per andare in ufficio, la gente mormorava di un tipo vestito di viola e arancione che seminava birbonerie per la città. Il piano era riuscito.
Un vecchio barbone al parco stava ascoltando il notiziario alla radio, mentre cercava di togliersi le cicche dai capelli ricci e lunghi; ad un certo punto si alzò in piedi imprecando sonoramente, poi disse: “Tutta questa pazzia deve finire. Chi sarà l'eroe che ci salverà da tutto questo?”
Proprio in quel momento passava di lì Romualdo e pensò che quell'uomo doveva essere davvero pazzo a pensare che qualcuno sarebbe andato a sfidare quella canaglia del Villano.
Romualdo proseguì per la strada del parco, ridendo e ammirando la grande statua del benefattore della città imbratta di stelle filanti spray e carta igienica.
“Contaci, vecchio pazzo, e spera. Il Villano è appena arrivato in città.”
“Ottimo lavoro Villano, davvero. Ora bisogna fare di più, molto di più.”
Un intrepido ghigno malefico le dipinse il volto. Non vedeva l'ora di organizzare altre marachelle e birbonerie con quel malfattore di mezza età.

Commenti
Posta un commento