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Giovanni Livella il Terrapiattista

Mattina presto, in un luogo imprecisato dell’Italia Settentrionale.
 
Giovanni Livella, 50 anni, ex impiegato delle poste, frustrato dalla vita, single da sempre, ma soprattutto: terrapiattista convinto.  
Si era appena svegliato da un bellissimo sogno dove un giornalista del tg annunciava una scoperta sensazionale: La Terra era piatta. 
Alla faccia dei pallonari che credono che il Globo sia tondo!” Giovanni esultava e rideva di gusto nel sentire quelle parole uscire dal vecchio tubo catodico. La scoperta era avvenuta grazie a Marino Mattei che, volando con il suo razzo fatto in casa, era riuscito a dimostrare la piattezza del pianeta Terra. Che evento per il Signor Livella. Peccato fosse tutto un sogno, un bellissimo sogno. 

Ma si che prima o poi tutti si sveglieranno e capiranno la verità.” Pensava sorseggiando del buon latte di capra e pucciandoci dentro dei buoni biscotti Plasmon.

Intanto la radio sprigionava la voce di Jimmy Fontana, il Mondo, con il suo “gira il mondo gira…”

Ma cosa vuoi che giri, stolto di un Jimmy, ma anche tu però…dai, ravvediti.”

Il signor Giovanni spense la radio, prese i suoi libri terrapiattari e se ne uscì in giardino a studiare per comprendere meglio la realtà che solo quei tomi potevano fargli vedere. Gli piaceva fare come quello là, quel pallonaro vecchio di qualche anno fa, Isacco, solo che Giovanni dissetava la sua mente sotto un albero di cachi e non sotto quello di mele, vabbè.

Ormai non lavorava più da mesi e comunque gli andava bene così, era stufo di andare ogni giorno a lavoro per sentirsi prendere per i fondelli dai suoi colleghi. Che poi erano tutti stupidi, “Cioè, secondo ‘sti babbioni la terra era un sasso che girava. “ Si adirava parecchio pensando a quei giorni di ingiurie e indicibile ignominia.

Meglio non pensarci e tornare ai miei studi.”

Faceva così ogni giorno, si applicava seriamente per diventare uno dei maggiori esponenti del terrrapiattismo per poi dare una sveglia alle persone ancora dormienti.

Tra l’altro, lui aveva le prove, eccome se le aveva.

Dunque, in aereo ci era salito con la bolla da muratore e lì aveva notato come non si fosse mai mossa, perfettamente allineata su quel tavolino del sedile. Nessuna curvatura.

Poi c’era la prova dell’acqua in bottiglia, la più semplice da capire. Giri la bottiglia piena d’acqua e vedi che non subisce nessuna curvatura. Facile e pratico. 

Ultima prova, ma non per importanza, quella della superficie del mare. Andando in barca e remando per parecchi chilometri come un dannato, aveva constatato che il mare non curvava assolutamente, la barca continuava ad andare dritta.

Che scemi ‘sti dormienti. Come fanno a non capire che è tutto piatto? Bah!”

I giorni passavano così, tra un libro di Paride Piattella e quello del massimo esponente Calogero Lastronis, conte decaduto molto, ma molto male in disgrazia.

Poi arrivò il giorno della riunione, del mitico convegno. Sempre pochi ad assistere a quelle lezioni di vita e verità praticamente assoluta. “Pochi ma buoni!” Diceva Paride Piattella con la sua frizzantezza stile Ferrarelle e la sua simpatia implacabile che Giovanni amava tantissimissimo.

E aveva ragione, ovviamente. Quei pochi erano superlativi, a detta di Calogero Lastronis che secondo il signor Livella, come minimo, sarebbe dovuto diventare Papa.  

Comunque, quel pomeriggio, tra tè e biscottini stavano organizzando una gita sul mare proprio per dimostrare la piattanza della Terra. Occasione d’oro per Giovanni. Tutti i membri del circolo…scusate, dell’associazione potevano parteciparvi con una modica cifra di 667 euro a testa. In realtà sarebbero stati 666 ma quello è un numero luciferino e non si oserebbe mai proporlo. Guai!

Tra un’illuminazione e l’altra, il viaggio era pronto e sarebbero partiti entro 2 giorni.

Giovanni era così elettrizzato che quando arrivò a casa e mangiò la minestrina di risoni, tremava come un bambino e fu più il brodo che aveva versato sulle sue braghe che quello che gli finì dentro lo stomaco; per non parlare della notte dove sognò mondi fantasticamente piatti e lampadine a incandescenza al posto del Sole e della Luna, dove signori in tuta blu cambiavano il bulbo mal funzionante.

Il giorno seguente passò veloce e arrivò il momento della partenza.

Andò a piedi fino al porto, non aveva un auto e nemmeno una bicicletta, si svegliò alle 5 di mattina per arrivare in orario e alle 10.00 in punto era lì.

Tutti a bordo ciurmah!” Disse Paride Piattella emulando un uncino con le dita e simulando un ringhio da vero pirata. La simpatia e l’ironia di Piattella erano fuori dal normale quel giorno e la sua frizzantezza era arrivata ai livelli Coca Cola.

Porca miseria che sagoma!” Disse colmo di felicità Giovanni.

Partirono tutti e 4 all’avventura con livelle, righelli, aste di misurazioni varie, bolle da muratore, cannocchiali e binocoli di vario tipo. Naturalmente portarono pure i taccuini perché ci dovevano scrivere sopra le formule e i dati.

Con loro c’era anche il “matematico” Orazio Asticella che aveva inventato alcune formule matematiche per esporre la piatteria del pianeta tagliando equazioni di primo, secondo, terzo, quarto e quinto grado per arrivare là, dove nessuno studioso è mai giunto prima.

Con queste formule,” Disse mostrando un bel libro di matematica di prima media, “arriveremo lontano, molto lontano. Qui ci sono verità che nessuno si è mai sognato di sognare. Altro che regole matematiche! Bah! Io le ho spezzate per crearne di mie!”

Ci fu un’ovazione sulla barca di legno a vapore, mentre Orazio Asticella rimaneva impettito con il sole che lo baciava come un eroe.

Arrivarono al largo e dimostrarono che effettivamente il mare era piatto e videro che continuava così per chilometri e chilometri. Ma non mollarono e avanzarono, anche quando la tempesta che arrivava da Nord si fece più vicina e pericolosa.

Ovviamente non usavano strumenti di navigazione. Quella roba era per i poveri stolti che ancora pensavano che la terra era rotonda!

Andiamo a diritta!” Disse sicuro di sé il signor Paride. Giovanni era nervoso, irrequieto, ma sapeva che Piattella era intelligente e probabilmente sapeva anche dove andare.

Cos’è la diritta?” Chiese Orazio. Non ci fu nessuna risposta perché nemmeno il prode Paride Piattella sapeva cosa cacchio aveva detto.

Morale della favola, la spedizione non tornò mai sulle rive. Alcuni dicono che in realtà abbiano trovato la verità e che si siano nascosti per custodirla gelosamente, altri dicono che siano stati inghiottiti dal mare e con loro lo studio sulla piatteria del pianeta.

Ma a molti del circolo…pardon dell’Associazione, piace pensare che i loro studi siano proseguiti e che un giorno la verità venga svelata.

 

Giovanni Livella si trovò in una spiaggia meravigliosa, solo, in pace con se stesso. Sentiva versi di animali nella piccola giungla dietro di lui, sentiva le onde del mare infrangersi sui bianchi scogli. Poi si guardò intorno. Non c’era traccia della barca a vapore su cui era partito, era completamente solo.

Guardò il cielo, azzurro e striato da qualche candida nuvola, guardò il Sole, stranamente più lontano del solito. “Si vede che cambiando la lampadina lo hanno spostato per sbaglio. Stolti!”

Guardò bene ad ovest e vide un globo nel cielo, una palla azzurra. Capì di cosa si trattava, si lasciò cadere sulla spiaggia e rise come un matto. “Guarda là, la Terra.” Capì che aveva sempre sbagliato, tutte le sue teorie erano false e stupide.

Poi rifletté un attimo, guardò ancora il cielo, guardò la Terra.

Ora come cazzo ci torno a casa?”

 

 


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