Al di là dei boschi nelle Terre di Torisel, in un mondo molto lontano dal nostro, si trova la piccola cittadina di Seroquel. Qui vivono quattro eroi, ormai anziani ma ancora più o meno vispi da cercare avventura.
Il più carismatico e intelligente, diciamo il capogruppo, è un attempato elfo magro dai lunghi capelli grigi di nome Dulcolax. Tempo addietro era pronto e scattante con il suo arco infallibile, la sua vista acuta e la sua mirabolante agilità, tanto da soprannominarlo “Falco Pellegrino”. Oggi è accompagnato dai tipici acciacchi che porta l'anzianità, ma il suo spirito risulta ancora forte e carico d'onore.
Troviamo poi il saggio Sectral. Stregone altamente qualificato, sempre vecchio nell'anima, anche in gioventù; studioso di libri magici e bestiari stravaganti, le sue magie, una volta, erano potenti, insuperabili, le migliori in assoluto. Oggi lo troviamo un po' tremolante, leggermente meno potente e alquanto smemorato, ma per fortuna porta con sé il suo vecchio libro pronto per ogni incantesimo. Soprannome, sempre quello di quando era giovane: “Vecchio Saggio”
Il terzo membro di questo eroico gruppo è Coreg, di razza nanica. Un po' panciuto e meno agile di quando era un giovane nano muscoloso e dalla barba rossa, ma ancora utile a difendere il gruppo con scudo e ascia. Nonostante i dolori alle varie giunture, riesce ancora a menar colpi a destra e manca, certo non più forti come prima quando lo chiamavano “Pugno di Roccia”.
Ultimo, ma non per importanza, Biaxin; un goblin astuto, rapido e agile...tempo addietro, in gioventù, ora lo vediamo un po' goffo per via dei reumatismi e un po' più lento mentalmente. Al di là di questo, è ancora utile al gruppo come scassinatore e ladro, anche se il soprannome “Mano Fantasma” non gli si addice più di tanto.
I quattro eroi stavano bevendo seduti ad un tavolo e Dulcolax era perso nei suoi pensieri, come sempre, guardando fuori dalla finestra.
“Ehi, spilungone...EHI!” Coreg richiamò alla realtà il vecchio elfo.
“Che c'è, nano maleducato? Perché mi devi distogliere dai pensieri?” Chiese infastidito.
Vide Biaxin e Sectral che stavano sorseggiando del tè caldo fumante.
Lo stregone era intento a leggere uno dei sui vecchi libri, mentre il goblin fissava tutti quelli che entravano ed uscivano dalla taverna, non si sa mai che magari qualcuno lasciava qualcosa di prezioso.
“Mi vuoi dire cosa ti frulla sempre in quel cervello ammuffito?” Chiese Coreg con il suo solito tono burbero. “Mi ritrovo sempre a bere da solo. Guarda questi due molluschi, ti sembrano di compagnia?”
“Hai ragione Coreg, ma sai che io mi estraneo dal mondo per ammirare la natura, fuori da questa grande finestra.”
Coreg sbuffò. “Ci manca un po' di sana azione come un tempo, caro il mio orecchie a punta.”
Scrutò per bene il viso di Dulcolax: “guarda quante rughe che hai. E poi ti si sono smosciate le orecchie.”
L'elfo si fece serio in volto, pronto a rispondere a tono. “Meglio le orecchie mosce che...”
La porta si spalancò improvvisamente, interrompendo quella frase poco adatta ad un racconto del genere. Una folata fredda si insinuò nel locale, portando all'interno del lcoale alcune foglie secche.
Entrò un tale, un povero vecchio, affannato e spaventato che subito chiuse la porta dietro di sé e si appoggiò ad essa respirando profondamente, cercando di darsi una calmata.
Nella taverna piombò il silenzio assoluto.
“Ti serve qualcosa, vecchio?” Chiese il locandiere da dietro il bancone mentre lo osservava accigliato dalla testa ai piedi.
L'anziano andò verso il centro della sala, zoppicando e ignorando il locandiere. “È tornato!” Disse quasi in lacrime, la voce spezzata dallo spavento.
Tutti, compresi i quattro attempati eroi seduti al tavolo, si guardavano straniti.
Una voce in un angolo della sala spezzò il mormorio interrogatorio.
Un uomo si era alzato dalla sedia e fissava il vecchio.
“Che hai, vecchio pazzo? Chi è tornato?”
L'anziano deglutì a fatica, il locandiere gli porse un bicchiere d'acqua che l'ospite buttò giù tutto d'un fiato.
“Il male è tornato. Il Signore del panico, il Despota dell'ansia.”
I mormorii divennero più accesi. Molti sapevano a chi si riferiva.
“Impossibile...” mormorò Sectral chiudendo il pesante libro di incantesimi.
L'anziano disse solo un nome, ma quel nome diceva tutto e l'aria si riempì di ansia e panico.
“Xanax è tornato!”
La gente non voleva crederci. Alcuni bisbigliavano che probabilmente era solo un vecchio pazzo bisognoso di attenzioni, ma Sectral e il suo gruppo sentivano qualcosa di strano dentro di loro e non erano le prugne che avevano mangiato per merenda.
La porta si spalancò, il vento entrò prepotentemente dentro la sala spegnendo parte delle candele.
L'atmosfera si era fatta strana.
Fuori, nel crepuscolo, si sentì una risata portata dal vento. Una di quelle risate che farebbe rabbrividire anche il guerriero più coraggioso in circolazione.
“C'è bisogno più che mai di eroi!” Urlò il vecchio.
Ovvio, ma il problema del villaggio di Seroquel e limitrofi, stava nel fatto che non c'erano più eroi.
La guerra contro Xanax e il suo regno li aveva spazzati via uno ad uno, grazie ad una campagna d'eliminazione degna di un cattivo, un lavoro da certosino, fatto con astuzia e passione.
Il Despota, però, si era lasciato sfuggire i quattro eroi, a quel tempo giovani, che disgraziatamente per lui erano partiti per un viaggio lontano, giusto giusto per potenziarsi con armi, armature, pozioni e incantesimi sfavillanti.
Al ritorno di questi guerrieri, per Xanax non ci fu nulla da fare. “Puf” e Xanax sparì in un batter d'occhio insieme al suo esercito.
Qui però, si parla di tanti anni fa. Oggi di eroi giovani, non ne esistono più. In un mondo di pace si è preferito studiare o lavorare nei campi, nelle fucine o nelle botteghe. Ed ecco il risultato.
“Adesso chi ci salverà da un'altra prepotente battaglia contro Xanax?” Chiedeva una giovane madre.
“Mio figlio ormai è avvocato e il fratello assicuratore. Possono giusto fare qualcosa se quel Signore del Male ci saccheggia o ci distrugge il villaggio.” Diceva un ricco contadino.
Sentendo quelle parole d'aiuto, nei quattro eroi attempati si scatenò una tempesta dentro la loro anima. Un calore, un impeto, un desiderio di difendere i più deboli. Eroi.
Dulcolax si schiarì per bene la voce. “Ci penseremo noi!” Disse con un po' di raucedine.
Biaxin si aggiustò per bene gli occhiali sul grosso naso verdognolo e diede un'occhiataccia all'elfo.
“Sei pazzo o cosa? Hai visto come siamo conciati, elfo rinsecchito?”
Dulcolax non lo degnò di risposta. Rimase in piedi, serio a guardare il vecchio e le persone presenti nella sala.
“Io sono con lui!” Disse fieramente Coreg, già pronto a partire.
Anche Sectral non esitò più di tanto.
Tutti e tre guardarono il goblin che tanto sapeva di non avere scelta. Non avrebbe mai abbandonato i suoi prodi amici.
Sospirò e li maledisse. “D'accordo, d'accordo. Svitati che non siete altro. Quando si parte?” Domandò guardando l'elfo dal basso della sua statura, sorridendo e mostrando una fila di denti aguzzi, o meglio, una dentiera di denti aguzzi.
“Presto, amico mio. Molto presto.” Rispose l'elfo.
“Siete ancora molto coraggiosi, vecchi eroi.” esclamò il locandiere appoggiato al bancone. “Questa volta, offre la casa.”
Coreg ringraziò l'oste. Si voltò verso la sala. Tutti li stavano guardando. “Ascoltate gente di Seroquel! La Compagnia del Sassofrasso si è riunita!”
Ci fu una gigantesca ovazione, accompagnata da alcuni dubbi più che ovvi.
I quattro eroi si voltarono verso l'uscita, verso l'oscurità di quel tardo pomeriggio d'autunno, spinti da un'irrefrenabile e malsana voglia di avventura.
Il loro onore li portava verso l'ignoto, verso un nemico potente e contorto, ma la loro mente si chiedeva ancora perché stavano per spingersi in quest'avventura dopo tutto quel tempo.
--Capitolo II - Il ritorno di Xanax--
Era quasi sceso l'imbrunire ed erano ormai giunti alla grande quercia, il nascondiglio della Compagnia del Sassofrasso dove anni prima celavano armi e tesori.
“Probabilmente qualche giovanotto scapestrato avrà rubato e deturpato la nostra roba...” Esclamò Coreg a muso duro “...Me lo sento nella barba.”
Gli altri tre non ascoltarono il brontolio di quel nano lamentone.
Dulcolax si avvicinò impugnando una torcia, il passaggio che portava sotto terra alla camera rocciosa, era nascosto da arbusti intricati che negli anni avevano celato l'entrata.
Trovato l'ingresso, proseguirono giù per alcuni gradini.
“Tutto è rimasto com'era un tempo”
Il goblin Biaxin aggiustò per bene gli occhiali sul naso, quasi incredulo nel vedere che tutto era rimasto immutato.
Sectral invece, era alquanto schifato nel vedere tutte quelle ragnatele appese qua e là quasi come fossero festoni e ragni di qualsiasi forma e tipo vagare indisturbati tra gli scaffali di armi, tesori e pozioni.
Coreg andò verso la rastrelliera delle armi, prese la sua ascia che un tempo lo aveva guidato fiero per molteplici avventure. Sorpreso, vide che la lama era ancora perfettamente affilata.
“Ah, cara vecchia Pernaton. Quanto mi sei mancata!”
Dulcolax prese il suo arco, il meraviglioso “Zetalax” che per anni aveva fatto fuggire impauriti mostri e boss vari nei dungeon dei castelli; un arma perfettamente intagliata e lavorata da esperte mani elfiche.
“Ehi nanetto!” Esclamò Biaxin, “non è meglio se prendi anche uno scudo o la tua memoria ormai fa cilecca?”
Già, lo scudo. Dopo tutti quegli anni, Coreg se ne era dimenticato. “Porca vacca...” Pensò “Ma dove lo avevo cacciato?” Si voltò verso il suo verdognolo compagno di avventure.
“Senti un po', orchetto in miniatura. Guarda che lo sto cercando, non ti scaldare...”
Intanto lo stregone Sectral aveva ritrovato il suo bastone magico. Il poderoso, potentissimo e quasi divino "Diathynil". Con quello poteva scatenare tempeste di fuoco, tornado di ghiaccio e tsunami di fango. Utilissimo per lanciare cure sui propri compagni e a quell'età, indispensabile per reggersi in piedi o inveire contro i giovinastri.
Mancavano solo le lame di Biaxin. Erano lì davanti a lui, ancora lucenti, solo un po' impolverate.
Le “Lame Gemelle” come le chiamavano un tempo: Saridon ed Enantyum, pronte, come un tempo, a ferire i nemici con tagli brucianti.
“Ho trovato lo scudo ragazzi!”
Coreg spolverò per bene la superficie rivelando un albero di sassofrasso in rilievo.
Presa qualche pozione e la mappa delle Terre di Torisel, ora era il momento di partire, o quasi.
Il gruppo uscì dalla grande quercia, fuori ormai era davvero buio.
“Direi che è meglio partire domani” Propose Dulcolax guardando il cielo scuro.
Biaxin annuì. “Eh direi! Dobbiamo anche riposarci. Non abbiamo mica più vent'anni.”
“Già..” disse Sectral ridendo, “una volta saltavamo i fossi per lungo!”
Coreg sbuffò “Basta rivangare e andiamo a dormire che qui non si scherza mica.”
Si voltò verso lo stregone guardandolo in maniera scontrosa. “Che poi saltavamo così perché ci avevi fatto bere quella strana pozione verde...che mal di stomaco. Meglio la cara e vecchia birra!”
Andarono a riposare nelle loro case. L'indomani sarebbero partiti presto in mattinata.
Xanax aveva cominciato a tramare un piano oscuro e sentiva la presenza di quel vecchio gruppo di avventurieri che già in passato lo avevano fermato.
“Non tollererò più errori, Maveral. Hai già sbagliato in passato e ora ti ho concesso un'altra possibilità.”
Lord Xanax parlava nell'oscurità della sua stanza vuota e fredda.
Maveral era stato al suo servizio e anche adesso, nel suo ritorno, voleva servirlo degnamente.
“Si, mio signore.” Si inchinò davanti al grande re dell'oscurità, o almeno doveva essere lì, non poteva vederlo in mezzo a tutto quel buio. “Ti servirò a dovere, non ti deluderò.”
“Bene, Maveral. Organizza un esercito, di quelli cattivi, scegliendo tra i più pestiferi esseri che conosci.” Calò un silenzio freddo e inquietante. Maveral rimase immobile ma girava gli occhi da una parte all'altra cercando di intravedere il suo Lord.
“E poi, Maveral, segui la mia voce, per gli Dei! Ti sei inchinato davanti alla mia somma latrina. Che disgusto...”
Maveral non capiva bene, perché con la vecchiaia era ormai quasi completamente sordo e il suo corno di ferro non captava molto se non era rivolto dalla parte giusta.
“Sono qui!” Gridò Xanax funesto. Maveral finalmente si voltò verso il suo padrone, inchinandosi nuovamente.
“Mi scusi ansioso Padrone, ma sa, il tempo passa per tutti e non ho più l'udito fine di un tempo.”
Xanax sospirò passandosi la mano sulla liscia testa pelata, una volta folta di capelli rossi e ispidi.
“Va bene, va bene. Va ora, che la vita è breve ormai.”
Il mattino giunse galoppando pigramente su tiepidi raggi di sole.
Dulcolax, Sectral e Coreg erano pronti nella piazza del villaggio di Seroquel.
“Ma dov'è quel piccolo sgorbietto verdognolo?” Il nano era impaziente di partire.
“Pazientiamo ancora qualche minuto. Sicuramente avrà avuto un inconveniente.” Disse Sectral saggiamente.
Dulcolax vide il loro compagno da lontano. “Eccolo là, sta arrivando!”
Biaxin arrivò con il fiatone. “Scusate, ma questa dannata dentiera non è facile da mettere.”
Guardò in faccia lo stregone, “Scommetto che per voi umani è più facile, vero?”
Sectral annuì. In effetti la dentatura goblinoide era alquanto scomoda e irregolare
“Forza, andiamo!” Esclamò spazientito Coreg. “Già il posto è lontano, se ci aggiungiamo pure i passi lenti della nostra veneranda età...”
La Compagnia del Sassofrasso era schierata e pronta per l'avventura. Gli animi trepidanti, le armi affilate e le armature spolverate e lucidate quel tanto che bastava da dare una parvenza di semi-nuovo.
La strada era lunga e sicuramente Xanax avrebbe teso loro parecchi trabocchetti e insidie, ma i nostri coraggiosi eroi avevano abbandonato la paura a casa, sul comodino, come la colla per dentiere di Biaxin.
Maveral aspettava la Compagnia nei boschi oltre il confine di Seroquel con il corno pronto a percepire ogni minimo rumore, o comunque ci provava.
I suoi soldati erano sparsi per le terre di Torisel, erano tanti, pronti, non più giovani e con qualche acciacco causato dallo scorrere del tempo, ma almeno erano ancora quasi tutti in piedi dopo tutti questi anni e odiavano la Compagnia del Sassofrasso come nulla al mondo. Peggio degli avversari che si trovavano alla taverna durante le partite di "Briscolax".
--Capitolo III - Verso la Battaglia Finale--
Xanax rimaneva nel suo antro buio, da solo. Avrebbe avuto solo voglia di uscire e spaccare tutto e tutti, soprattutto quei quattro moribondi della Compagnia del Sassofrasso che lo avevano sconfitto anni addietro.
Che belli quegli anni di gioventù dove spargeva odio e distruzione su tutte le terre di Torisel. In fondo doveva solo pazientare ancora un po' e sarebbe ritornato a fare tutte quelle cose.
Intanto, la Compagnia capitanata da Dulcolax, stava attraversando i boschi incantati di Nurofen.
Qui abitava un vecchio saggio che ormai però è sbroccato e nessuno sa dove si sia cacciato.
“Dobbiamo fare affidamento sulle nostre capacità.” Disse Sectral “Non essendoci più il saggio eremita Brufen a guidarci, non vedo altra scelta.”
Coreg non era molto convinto di questo. “Allora siamo a posto.” Disse guardando i suo compagni di viaggio. “Sicuramente andiamo a perderci per i boschi!”
Lo ignorarono, tanto si lamentava sempre e basta.
Biaxin cominciò a fischiettare una vecchia canzoncina famosa per i goblin, un motivetto irritante e brutto alle orecchie di tutte le altre razze.
Dulcolax invece non voleva perdere tempo e aguzzava i suoi 6/10 di vista da elfo per osservare in lontananza e cercare la punta nera della montagna nera dove si trovava il castello nero di Xanax.
D'un tratto percepirono del movimento dietro ad alcuni cespugli.
“Fermi tutti!” Esclamò Dulcolax, “C'è del movimento là dietro.”
Puntò l'arco verso i cespugli, pronto a scoccare la freccia. Tutti gli altri si misero in posa da battaglia.
Dal cespuglio uscì un gruppo di gnomi grigi e sbilenchi che avevano la tana proprio lì.
Vedendo i quattro personaggi armati e pronti, si spaventarono.
“Dannazione! Ci volete fare prendere un colpo?” Disse uno degli gnomi.
Dulcolax abbassò l'arma e gli altri fecero la stessa cosa.
“Scusateci, siamo un po' nervosi. Sapete è da un po' che non ci avventuriamo in giro per il mondo.”
Lo gnomo si accese la pipa. “Capisco, capisco. Però ci avete spaventati non poco e noi siamo delicati, perciò dovrete combatterci!”
I sei gnomi si gettarono contro i quattro avventurieri che non ci misero molto a sbarazzarsi di loro nonostante la vecchiaia.
“Ne volete ancora un po'?” Chiese Coreg ad uno degli gnomi.
Lo gnomo indolenzito scosse la testa, dolorante. “No, no. Vi supplichiamo.”
“Diteci dove possiamo trovare il castello di Xanax, per favore.” Domandò gentilmente Sectral.
Gli gnomi si misero in cerchio a confabulare un po'.
“Avete notato che sono nudi?” Bisbigliò Biaxin ai suoi compagni.
“Si, si, l'ho notato...purtroppo.” Disse Coreg cercando di voltare lo sguardo da un'altra parte.
Gli gnomi si avvicinarono al gruppo. “Bene, ehm...vecchietti.”
Coreg lo guardò malissimo mentre accarezzava l'ascia.
Lo gnomo trasalì. “Scusatemi. Non volevo essere scortese...comunque il castello rimane da quella parte, alla vostra sinistra. Proseguite fino a che non sarete usciti da questi boschi e lo vedrete.”
La Compagnia ringraziò e riprese il cammino verso l'uscita.
Fuori dal bosco, Maveral era pronto con il suo gruppo di soldati e aspettava che quei quattro vecchi mettessero i loro nasi fuori da quei territori.
“Bene, bene. Ora che siamo tutti pronti, basterà soltanto aspettare che escano e poi li facciamo fuori.”
Maveral era sicurissimo di sbarazzarsi della Compagnia del Sassofrasso, al cento per cento.
Ammirò i suoi arcieri pronti sugli alberi e sulle rocce, guardò i suoi impavidi guerrieri schierati sul terreno, fermi con le loro alabarde lucenti. Certo erano un po' attempati, ma ormai tutti lo erano, però sapeva che questa volta quei quattro babbei non avrebbero avuto scampo.
Ormai Dulcolax e i suoi potevano intravedere l'uscita dei boschi di Nurofen, ma qualcosa aveva attirato la loro attenzione.
Notarono che poco lontano da loro, dietro ad alcuni alberi, c'era un soldato vestito di nero intento a urinare. “ Dannata prostata! Ah finalmente...”
Coreg lo osservò da lontano. “Quello è uno dei soldati di Xanax. All'erta ragazzi!”
Armi in pugno, si avvicinarono lentamente e Biaxin lo prese di soppiatto.
“Sorpresa!” Esclamò il goblin.
Dulcolax si avvicinò al soldato, faccia a faccia.
“Dicci tutto sui tuoi compagni.”
Il soldato tremava al cospetto di quegli epici eroi. “Va bene...ma non fatemi del male, vi prego.”
Il soldato spifferò le posizioni dei soldati in un attimo.
I quattro avventurieri passarono da un'altra parte per uscire dal bosco e si posizionarono al meglio per sfoltire le fila nemiche.
“Francamente mi aspettavo molti più soldati...” Disse Coreg contando una trentina di nemici.
Dulcolax sorrise “Ok Sectral, tocca a te. Scatena la tempesta.”
Sectral si sfregò le mani ossute, aprì il grosso libro sulle magie e lesse la formula per scatenare un'enorme tempesta sui soldati nemici.
Intanto l'elfo scoccava frecce su frecce, mentre Coreg e Biaxin si lanciavano sul campo di battaglia.
In poco tempo, tutti i soldati furono sconfitti. Maveral rimase stupefatto da quel che era successo.
“Dannati bastardi! Ve la farò pagare!” Urlò quella frase gettandosi verso Coreg che lo colpì di violenza con lo scudo sulla faccia. Maveral cadde a terra massaggiandosi la mandibola.
“Non ve la caverete! Xanax vi farà a pezzi!”
“Che ci provi!” Disse Dulcolax con l'arco colpito dai raggi del sole. “Finirà come in passato, verrà sconfitto.”
I quattro eroi proseguirono verso la montagna nera dove si trovava il castello nero di Xanax.
La strada era tortuosa tra campi di fiori colorati e alberi in versione primaverile. Nelle terre di Xanax le stagioni non esistevano, era sempre e solo primavera.
I quattro eroi si stupirono nel vedere tutta questa natura colorata.
“Diamine!” Esclamò Coreg “Si è proprio rammollito il vecchio balordo. Ricordate i lapilli infuocati che uscivano dalle pozze di lava, la terra secca cosparsa di ossa e il cielo rosso come il fuoco?”
Gli altri annuirono. “Eh, la vecchiaia è così. Non sai mai cosa ti aspetta...e poi ti cambia nel profondo.” Rispose Sectral mentre il suo sguardo si meravigliava dinnanzi a quello splendore.
Biaxin raccoglieva fiori, come solo un goblin sapeva fare. Intanto Dulcolax rimaneva guardingo; nonostante lo splendore di quella vallata, la montagna nera si stagliava in lontananza, minacciosa con quell'enorme arcobaleno multicolore che gli faceva da corona sotto gli splendidi raggi del sole primaverile.
Xanax sentiva che stavano arrivando, era pronto, era eccitato.
Aprì una porta nell'oscurità, non aveva luce in quel maledetto castello.
“É ora di farsi una doccia e poi via, verso la battaglia!”
--Capitolo IV - Fine dell'Avventura--
“Sicuri che sia questa la strada giusta?” a Biaxin sembrava un po' troppo strano quel posto. Prati verdi pieni di fiori colorati, unicorni, alpaca variopinti dal pelo soffice e torrenti di acqua cristallina.
Lo stregone Sectral ci pensò un attimo su, ma il percorso da fare era proprio quello, se lo ricordava ancora dall'ultima volta.
“Si, sono sicuro. Le indicazioni che ci hanno dato portano proprio alla montagna oscura.”
Camminarono per un paio d'ore con il cuore colmo di felicità e leggerezza, non sembrava nemmeno di dover andare a salvare il mondo in mezzo a quel paradiso naturale.
Coreg era nauseato da tutto quel bellissimo paesaggio che contrastava orribilmente con l'anima di quel balordo di Xanax rinchiuso nell'oscurità del suo castello.
Ormai mancavano pochi passi alla montagna e da lì si poteva vedere il castello nero incastonato tra le rocce, in attesa del loro ingresso.
“Ebbene, miei prodi!” Cominciò Dulcolax, “Siamo qui, ora, per salvare le Terre di Torisel...”
Coreg cominciò subito a borbottare e a sbuffare; non sopportava quei discorsoni prima di una battaglia, era più pratico con ascia e scudo.
Sectral stava ripassando i suoi incantesimi migliori perché all'interno del castello non avrebbe avuto molto tempo per leggere e lanciare le magie. Mentre Biaxin rimaneva sempre estasiato dai discorsi dell'elfo che gli infondeva il cuore di coraggio.
Dulcolax, intanto, aveva quasi terminato. “...Ed è così che le prove e le avventure passate ci hanno forgiati per arrivare a questo punto. Tutto era già scritto nel nostro destino.”
L'elfo salì su una roccia, guardò il castello con sguardo truce. “Ora sigilliamo la parola vittoria nel nostro destino!”
Quasi tutti esaltati da quelle parole, cominciarono a salire il sentiero che portava all'entrata del castello. Ai lati della strada vi erano immensi alberi carichi di frutti prelibati e le api instancabili lavoravano il prezioso miele nei loro alveari.
“Che posto magnifico...” Biaxin non aveva mai visto un luogo così incantato e perfetto.
“Già!” Rispose Dulcolax “Troppo magnifico per un balordo depressone come Xanax. Stiamo in guardia.”
Arrivati alle porte del castello, videro che le porte erano aperte.
Entrarono senza fare rumore in quel buio avvolgente e freddo.
Xanax sapeva già che i quattro avventurieri erano lì; li stava aspettando nella sua stanza buia, da solo. “Venite...” bisbigliò “vi sto aspettando da tanto tempo ormai.”
Dulcolax si voltò verso il mago.
“Sectral, accendi qualche luce...qui non si vede una mazza!”
Lo stregone pronunciò una frase sconnessa e in pochi secondi la stanza si illuminò di una luce calda e rassicurante.
“Ottimo!” Esclamò l'elfo.
“Era ora!” Esclamò Coreg “Nemmeno io, che sono un nano nato sotto terra, potevo vedere qualcosa in quella dannata oscurità!”
La stanza era immensa e Biaxin notò subito i tesori sparsi qua e là. Oro, pietre preziose, armi leggendarie.
“Guardate là!” Biaxin era eccitato e puntava il dito verso una grossa spada dorata e intarsiata di disegni e rune splendenti. “Quella è la leggendaria Kukident, la spada che accompagna gli eroi più valorosi.”
Anche Coreg e Sectral erano abbagliati da tutta quella ricchezza e già si stavano immaginando un nuovo equipaggiamento da eroe e magari una cavalcatura epica.
“Non siamo qui per i tesori.” Disse schietto Dulcoalx “Siamo qui per estirpare il male.”
Gli altri tre furono inevitabilmente demoralizzati da quelle parole e proseguirono verso il piano superiore guidati dall'elfo.
Sectral schioccò le dita e accese i candelabri appesi ai muri così da poter illuminare il lungo corridoio.
Nel castello c'era un silenzio allarmante. Nessun suono, nessun mostro o guardia. Niente di niente.
“Ma che razza di castello è questo?” Domandò spazientito il goblin “Diamine! Non c'è avventura qui!”
Una voce arrivò da una stanza lontana, in fondo al corridoio.
“Ci sono io qui. E vi sto aspettando.”
Sectral trasalì e per poco non gli cadde il bastone dalle mani. “Quella e l'inconfondibile voce del Signore delle malefatte, Xanax!”
“Forza!” Intervenne Dulcolax e tutti e quattro cominciarono a correre verso quella stanza.
La porta era aperta invitandoli ad entrare in un buio freddo e molto scuro, insomma come prima al piano terra.
Dei passi echeggiarono sempre più vicini a loro. La Compagnia del Sassofrasso era pronta a combattere con le armi sguainate.
Sectral pronunciò un incantesimo e accese le luci della sala.
Xanax era davanti a loro. Sciupato, vecchio, ricurvo, senza capelli e con le borse sotto agli occhi.
“Ma che orrore!” Esclamò Biaxin “Come ti sei conciato vecchio mio?”
Xanax rimase frastornato da tutta quella luce e si commosse rivedendo il volto dei suoi vecchissimi compagni di avventure.
“Già. È passato molto tempo.” Rispose con voce tonante e roca.
“Ora la facciamo finita, caro Xanax.” Dulcolax non era indulgente con quel vecchio manigoldo.
Coreg era pronto ad attaccare e Sectral già allineato con la sua mente in attesa di lanciare incantesimi vari.
Biaxin si voltò verso l'elfo, appoggiando la mano rugosa sul braccio che tendeva l'arco. “Credo che non serva, Dulcolax. Guardalo, non ha più la forza di attaccare.”
L'elfo guardò quel vecchio decrepito. In effetti ormai faceva solo compassione e sembrava essersi arreso alla battaglia e alla vita.
“Hai ragione, Biaxin. Non avrebbe senso continuare contro di lui.” L'elfo abbassò l'arco e ripose la freccia nella sua faretra.
“Cosa? Tutto qui? Non facciamo a botte?” Domandò Coreg deluso.
“Grazie.” Disse Xanax “Io volevo solo rivedere i miei vecchi compagni, ma se non giungevo nuovamente in grande stile, come solo i cattivi sanno fare, voi non mi avreste mai considerato.”
“Grande stile?” Disse Coreg “Alpaca e unicorni colorati ti sembrano “grande stile”?”
“Cosa farai adesso, Xanax?” Chiese Sectral.
Xanax sorrise, un sorriso splendido grazie alla sua nuova dentiera. “Io starò qui, nella mia valle incantata. Voi mi avete ridato la luce...”
I quattro eroi erano felici di questo e videro che Xanax stava riprendendo colore e forza. Sembrava piano piano ringiovanire. A Sectral e a Dulcolax tutto questo puzzava alla grande.
Xanax cominciò a ridere di gusto, una risata malefica ed insopportabile.
La stanza si oscurò nuovamente e tutti caddero nel buio più totale.
“Dannazione! Lo sapevo!” Dulcolax si arrabbiò con se stesso per essere caduto in quel tranello.
Sectral provò ad usare gli incantesimi per fare luce, ma non funzionava.
“Bastardo! Mi hai spezzato il cuore!” Biaxin quasi, quasi stava per piangere, ma trattenne le lacrime e sfoderò le lame.
Coreg era pieno d'ira, si può dire che ormai era in berserk. “Ora assaggerai la forza di un nano!”
Xanax si stava divertendo come una matto, anzi era proprio matto. “Ora vi faccio vedere io di cosa sono capace!”
La voce del boss finale era cupa, profonda e tuonava su tutta la valle che adesso era avvolta nell'oscurità sotto una terribile tempesta.
“Questa volta siamo fritti, ragazzi!” Non erano pronti ad un tale potere.
Sectral creò una barriera dorata attorno a loro, appena in tempo prima che migliaia di fulmini la colpissero, dissolvendola in pochi istanti.
“E' troppo potente! Qui ci serve solo e soltanto un tiro fortunato!” Esclamò Sectral nell'impeto della tempesta che intanto aveva scoperchiato il castello.
Xanax era diventato enorme, un gigante oscuro e terribile pronto ad uccidere chiunque, specialmente loro quattro.
“E ora...” Disse Xanax “...vediamo cosa viene fuori!” Fece uno strano movimento della mano e quello che ne uscì fuori fu disarmante.
“Per gli Dei!” Esclamò Coreg “E' un D20!”
“Basta così ora!” Una voce fuori campo echeggiò per la vallata.
Xanax si fermò proprio mentre stava per lanciare un incantesimo devastante.
I quattro eroi si guardarono intorno spaesati.
“Forza...” Diceva la voce “è ora di cena!”
“Ma che diavolo!” imprecò Gregorio (Coreg).
“Niente parolacce qui!” L'infermiera giunse al tavolo dove i cinque anziani stavano finendo la partita a Dungeons and Dragons.
“E dai! Ci mancava così poco!” Gregorio era alquanto scocciato.
“Ah certo, come no!” Esclamò l'infermiera “So benissimo che da lì passano altre due ore prima di finire la partita.”
“Va bene ragazzi, finiamola qui.” Il master (Antonio/Xanax) mise in pausa la partita. “Riprenderemo domani...”
Damiano (Dulcolax) ci pensò su. “Domani c'è la musica e si balla qui al Sassofrasso, non ricordi?”
“Giusto!” Disse Edoardo (Sectral) “Almeno muoviamo queste quattro ossa.”
Intervenne Alberto (Biaxin): “Ma si, se non è domani, sarà dopo domani. Avete da fare, scusate?”
Tutti e cinque si misero a ridere (stile finale de “La Signora in Giallo”) e si diedero appuntamento il giorno dopo l'indomani.
Ora la cena era pronta nella casa di riposo del Sassofrasso, e ruolare, specialmente a quell'età, mette una fame pazzesca...e molta sete a chi lancia incantesimi.

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