Saltellava tra un posto e l'altro, felice di aver trovato un oggetto assai raro.
“Questa pallina brilla che è una fava!” Ripeteva gozzovigliando insieme a quella biglia rossa, lucida e lucente.
La guardava con quegli occhi color aragosta ormai vecchi e consunti, ma ancora vivaci e galeotti.
Andò di corsa, per così dire, vista la veneranda età di 98 anni, verso la Somma Baracca del Gran Capo Salmadibue.
“Capo Salmadibue, Capo Salmadibue!” urlò svegliando tutte le baracche del circondario. “Guardi cosa ho trovato!”
Gli porse la biglia vicino ad un occhio, così vicino che il Gran Capo non poteva vedere nulla.
Salmadibue stava facendo colazione con Plasmon e Peroni, il cibo dei loro Dei, in pratica era una sorta di rito propiziatorio verso la giornata che li aspettava.
“Ma che bertuccia fai, Mastro delle mie balle!” Rimproverò il Gran Capo.
Rododendro si spaventò per quell'enfasi nella voce e arretrò di due passi, mostrando sempre la biglia lucida.
“Cos'è quel marchingegno che ti porti appresso tra pollice e medio?”
Il Mastro rise beffardo, sembrava quasi un belar di capra.
“Si, Gran Capo, si! Guarda che bella questa robetta qui!”
Salmadibue non ci capiva un beneamato ceppo, ma osservava lisciandosi la barba ispida e bionda.
“Dunque, questa cosa...che cos'è o mio placido Mastro?” Chiese stranito il Capo.
Il Mastro ridacchiò ancora, attirando la gente del villaggio fuori dalla Somma Baracca.
“Questa pallina dura è il marchingegno che stiamo cercando per sconfiggere i prodi Guerrieri di Pezzentia delle baracche ad ovest.” Lo disse tutto impettito, come se fosse ad un comizio di politicanti.
“Ah!” Esclamò il Gran Capo. “Bene, Mastro Rododendro. Lascia qui questo...ehm...marchingegno che voglio osservarlo per bene. Te lo riporterò in mattinata, così potrai studiarlo a dovere.”
Il Mastro annuì svelto e felice, salutò ed uscì dalla Somma Baracca, in mezzo alla gente.
Le persone che abitavano al Villaggio Cencio erano tutti guerrieri e fabbricanti d'armi, erano forti e scoraggianti, ma non riuscivano a sgominare l'ultimo clan rimasto, il clan del villaggio di Pezzentia.
Come mai? Perché la gente di Pezzentia aveva un suo modo di combattere.
In primis si lavavano molto poco e questo fungeva da scudo contro gli avversari.
In secundis sfornavano figli su figli (puzzolenti) e li mandavano, appena erano pronti a camminare, contro i guerrieri nemici; questi non avevano il coraggio di ferirli e quindi spesso tornavano a casa con l'onore sotto i piedi.
E quindi una biglia cosa potrebbe mai risolvere?
Semplice. Assolutamente nulla, ma Mastro Rododendro è vecchio e pazzo e quindi non sa nemmeno quello che fa.
Torniamo dal Gran Capo che con il Sommo Rutto aveva appena terminato la colazione.
Guardò la biglia, la osservò e d'un tratto vide...vide...nulla, non vide nulla, era solo una semplice biglia.
La prese e se la mise in tasca.
Uscì dalla Somma Baracca dopo aver salutato sua moglie Orfanotrofia che amava abbastanza da avere due figli gemelli: Pasol e Sudocu. Due nomi azzeccatissimi visto che era complicato capire cosa dicevano e, all'età di 14 anni, era un bel problema.
Il Gran Capo era ben accolto dalla plebe e dai guerrieri che lo salutavano sempre calorosamente tra abbracci forzuti e rutti fortificati da litri di birra.
Ma non era il tempo di abbracciare o emettere flato dalla bocca, era tempo di guerra e tra due giorni ci sarebbe stata la battaglia definitiva contro il Clan dei Pezzentia.
Salmadibue si recò nella baracca del veggente Flaturenzo, cieco dalla nascita, ma un vero asso nello scrutare il futuro, meglio di chiunque altro.
Appena il Gran Capo entrò nella baracca, il Veggente lo salutò con buon umore: “Salve Gran Capo, vuoi sapere qualcosa sulla battaglia di dopodomani?”
Salmadibue annuì, ma poi pensò che quello era cieco e quindi rispose: “Si, grazie.”
Si sedette vicino al vecchio orbo che subito con una bella flatulenza, riempì la piccola stanza di odore e gas colorato.
Il peto che aleggiava sopra le loro teste, prese forma. Salmadibue vide lui stesso e il Capo dei Guerrieri nemici, Carneguasta, soprannominato così per via del suo forte e pungente odore. Erano faccia a faccia, ma questa volta i bambini non c'erano, li vedeva lontani, giocare a terra con qualcosa di tondo e rosso. “La biglia!” Disse tirandola fuori dalla tasca. “Basterà quella?”
Aveva quel prode marchingegno a portata di mano e non poteva immaginare il suo immenso potere.
Poi, però, al Gran Capo venne in mente una domanda: “Come posso combatterlo faccia a faccia, senza scappare dal suo potente miasma?”
Il Grande Veggente rimase immobile e in silenzio, rispondendo solo dopo pochi attimi.
“Troverai la risposta da tua moglie, che è tosta. Lei ha il mezzo giusto per toglierti olfatto e gusto.”
Il Gran Capo annuì con gli occhi nel vuoto, a pensare a quella frase.
“Perché ti sei messo a parlare in rima, vecchio balordo?”
Il veggente ci pensò su. “Mah, mi sembrava ganzo, visto che sono veggente...”
“Scordatelo!” Esclamò Salmadibue “Solo gli oracoli parlano in rima, tu fai già abbastanza anche senza rime.”
Detto questo il Gran Capo se ne andò.
Tornò a casa pensando a quelle parole, intanto la notte passò e giunse il mattino.
La notte fu piena di sogni tormentati e frasi contorte.
Giunta la mattina, ecco arrivare Pasol, ci mancava solo lui dopo la nottata.
Pasol rimase sull'uscio della porta a guardare il padre. Era inquietante.
Disse una frase, ma il padre non capì una mazza, come sempre e quindi non mi metto nemmeno a scriverla perché sarebbe inutile.
“Tutto bene?” Chiese Orfanotrofia al marito. “Cosa ti turba?”
Salmadibue scrollò la testa e si pettinò la barba con una forchetta. “Eh, non ho dormito molto bene, pensavo alle parole del vecchio veggente. Sono così intricate.”
La moglie sorrise. “Non ti preoccupare, sono sicura che sgarbuglierai quelle frasi contorte.”
La giornata passò veloce e il sole era in procinto di tramontare. L'indomani sarebbe stato il giorno fatidico.
“Beh, almeno ho la biglia e ci togliamo dalle biglie quei piccoli guerrieri che sanno di pattume.”
Poi però, mentre era nel giardino, vide una cosa che lo fece pensare e pensare.
Pasol e Sudocu stavano aiutando la madre a recuperare la biancheria e vide con che cosa erano appese quelle dannate vesti.
“Pinze per vestiti!” Urlò alzandosi dalla sedia, distruggendola per la foga e rovesciandosi la birra sulla faccia.
La sua famiglia si voltò, guardandolo come se fosse pazzo. Salmadibue corse via ridendo a squarciagola.
“Tornerò subito! Faccio il giro delle baracche per dare indicazioni sulla battaglia di domani.”
Disse a tutto il villaggio di come usare le pinze da bucato, di mettersele sui loro forzuti nasi per disattivare il senso dell'olfatto.
Andò a dormire felice e sereno.
Il mattino dopo, tutti erano pronti ad andare verso il villaggio di Pezzentia.
“Questa volta, quei Pezzenti, troveranno pane per i loro denti!” Esclamò il Gran Capo mentre marciava davanti a si suoi uomini.
“Hai fatto la rima, Capo!” disse uno dei guerrieri.
Il capo si voltò con occhi di brace. “Fatti gli affari tuoi e campi altri dieci anni!”
Arrivati a Pezzentia furono accolti da un gruppo spropositato di piccoli Pezzenti puzzolenti.
Salmadibue sorrise, prese la biglia e la lanciò alla sua destra. I piccoletti non poterono resistere a cotanta sbrilluccicheria e corsero dietro a quella pallina rossa e lucida, finendo in una grossa buca e restando lì.
“Forza guerrieri Pezzenti, venite qui, vi stiamo aspettando!” Urlò Salmadibue sprezzante.
La grossa porta di legno del villaggio si aprì e uscì un folto manipolo di guerrieri.
“Bene!” Esclamò Carneguasta. “Ti stavo aspettando. Finalmente siamo io contro di te. I miei 21 uomini contro i tuoi 57. Vediamo chi la spunta!”
Nel frattempo, i guerrieri del villaggio Cencio posizionarono le pinze da bucato sui loro tosti nasi che ora erano protetti da quel puzzo malsano.
Carneguasta arretrò solo un attimo. Non poteva crederci. La sconfitta era imminente.
Guardò quelle piccole armature sul naso che luccicavano nel sole mattutino. Incantevole quanto brutale.
Gli uomini di Pezzentia non vollero arrendersi e decisero di buttarsi contro i loro nemici, senza pensarci e urlando come scalmanati.
La battaglia durò poco, molto poco. Non ci fu speranza.
Di quei 57 uomini ne rimasero soltanto 10 e dall'altra parte pure. Parità.
“Ora che siamo pari, è più divertente!” Disse Carneguasta al Gran Capo dei Cenci.
“Vieni avanti e ti faccio vedere come si combatte!” Salmadibue sfidò il capo dei Pezzentia che subito gli corse incontro a spada tratta.
Peccato che inciampò su un grosso sasso e ruzzolò tra i suoi compagni, facendoli cadere come birilli.
Caddero in battaglia così, senza potersi più rialzare. Non avevano imparato che il pesante scudo non doveva essere tenuto sulla schiena per tutto il tempo.
La vittoria sudata era del clan dei Cenci.
I bambini di Pezzentia furono costretti a gettarsi in una pozza piena d'acqua fresca e sapone profumato.
Ne uscirono più sereni, più forti, ma soprattutto più profumati e di un colore diverso.
Gli ultimi rimasti del villaggio furono costretti a rimanere lì, con i loro figli che gli insegnarono l'igiene. Roba straziante per quelle persone.
Salmadibue e i restanti guerrieri tornarono al loro villaggio, felici di aver vinto quell'estenuante battaglia. Festeggiarono per tutta la notte con birra e camogli e il giorno dopo costruirono una statua in onore di quel glorioso giorno.
Per onorare quella intrepida battaglia, fu scolpita una statua di pietra grigia raffigurante un' enorme pinza da bucato posta su un grosso naso di pietra scura.
Rododendro era felice e Salmadibue gli raccontò come aveva usato quel poderoso marchingegno sferico.
Il Mastro, felice di aver sentito quella storia, se ne andò fiero e nessuno lo vide mai più.
Il suo spirito vagò in lungo e in largo per secoli e secoli finendo per riposarsi dentro ad una biglia rossa e lucente, immagazzinando energia e potere.
Quella biglia fu ritrovata scavando una buca da un vecchio pazzo di 98 anni che saltellava qua e là per la vallata.
Il vecchio la fece girare tra le dita: “Questa pallina brilla che è una fava!”

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