Passa ai contenuti principali

Palloncini

I tre giorni d'estate della festa di paese, li ho sempre apprezzati e anche in quell'anno, decisi di farmi un giro.

I colori, la musica, le risate allegre, tutto era al posto giusto. I musi lunghi della routine lavorativa settimanale si rilassavano scacciando via i problemi e i pensieri che appesantivano la mente.

Quella sera non avevo compagnia. Molti dei miei colleghi di lavoro erano in vacanza, lontani da lì ed io decisi di rimanere nel mio paese, un po' per problemi di soldi e un po' per godermi la pace lontano da tutti.

Dopo aver comprato un po' di zucchero filato, decisi di vagare per le bancarelle tra le solite magliette economiche e le cover cinesi dei telefoni. Non mi interessava nulla, ho sempre preferito comprare roba online. Proseguii per il viale giungendo in mezzo al frastuono delle giostre, nel piccolo parcheggio della piazza.

Sciami di ragazzini saettavano da una parte all'altra, tra un giro sull'autoscontro e uno sui seggiolini del calcio in culo; le musiche sparate dalle casse dei giostrai si mischiavano per dare vita ad un frastuono senza senso e senza ritmo.

Tutti gli anni le solite giostre, le solite bancarelle, ma quella sera avevo notato qualcosa di nuovo.

Sin da ragazzino avevo vissuto quei giorni di allegria in quel paese altrimenti grigio e monotono ed ero sicuro di non aver mai visto un personaggio così strano.

Era il classico venditore di palloncini, un po' stonato in mezzo all'epoca moderna di smartphone e giocattoli hi-tech. Non era contemplato da molte persone, anzi, ad osservarlo bene nessuno se lo filava.

Incuriosito e lievemente affascinato da quell'essere che sembrava uscito dal passato, decisi di avvicinarmi a dare un'occhiata.

Difficile non notare il suo strano modo di vestire. Aveva indosso una giacca azzurra con un monocolo appeso all'occhiello, dal taschino gli spuntava un piccolo fiore arancione ormai rinsecchito, sotto la casacca si poteva notare una camicia bianca consumata sui bordi del colletto, quest'ultimo abbellito da un papillon blu scuro. I pantaloni giallo ocra, larghi di almeno due taglie in più, avevano stampati dei quadrati rossi, mentre le scarpe erano semplicemente verniciate di nero lucido.

Mi fissava con i suoi grandi occhi scuri e la bocca larga contornata da labbra rosse, ferma in un sorriso quasi inquietante.

I capelli neri, lisci e per nulla pettinati, erano maldestramente nascosti da due piccoli cappelli: una bombetta rossa a destra ed un cappello di paglia giallo sulla sinistra.

Dietro di lui svolazzavano una dozzina di palloncini, legati ad un peso, mentre davanti, sospeso da bretelle rosse, si poteva notare una scatola colorata completamente chiusa con alcuni palloncini disegnati e sulla sommità erano presenti tre grossi buchi; un invito che bisognava pescare qualcosa.

“Salve signore.” Esclamò con quel sorriso che ora mostrava denti perfettamente bianchi.

Salutai di rimando.

“Vuoi un palloncino per il tuo figliolo?” domandò gentilmente.

“Non ho figli, grazie.” dissi sorridendo. Mi voltai, cercando di distogliere l'attenzione su di me e ripresi a camminare.

Mi voltai nuovamente, in mezzo a quel frastuono e quell'uomo era sparito.

“Impossibile!”.

Guardai meglio tra la folla che mi copriva la visuale, quasi a farlo apposta.

Pensai che forse ero solo stanco. L'uomo lo avevo visto, ci avevo parlato, probabilmente però, mentre camminavo, mi ero allontanato e le persone che si erano ammassate mi avevano tolto la visuale.

Probabilmente era così.

Ritornai sul viale delle bancarelle, allontanandomi dalle luci e dai suoni di quel piccolo luna park. Mi fermai nel bar della via e presi una birra fresca.

Percorsi nuovamente la via per tornare a casa e passai nuovamente per la piazzetta delle giostre, ma di quell'uomo nessuna traccia. Guardai l'ora e in effetti, a mezzanotte passata, bancarelle e giostrai se ne erano andati; non aveva modo di rimanere lì.

Tornato a casa e posato la testa sul cuscino, mi addormentai all'istante.

Il mattino seguente andai a fare colazione al bar. Molti parlavano della sera prima, di chi avevano incontrato, dei figli che non volevano scendere dalle giostre e altri si ergevano come eroi per aver vinto il peluche più grande del tiro a segno.

Nessuno però, parlò del venditore di palloncini.

Che poi a pensarci, perché qualcuno avrebbe dovuto parlare di un venditore di palloncini.

Eppure a me sembrava così fuori posto, così strano e più ci pensavo e più quell'uomo appariva insolito.

D'un tratto, un urlo acuto e stridulo echeggiò nel parco poco più avanti.

Io e altri due ragazzi andammo a vedere cosa poteva essere successo.

Un piccolo gruppo di bambini stava giocando a calcio, molti se la stavano dando a gambe, soltanto uno era rimasto impietrito, con il pallone sotto al braccio, davanti a qualcosa, ma da quella distanza non si poteva capire cosa ci fosse effettivamente.

I due ragazzi insieme a me non rimasero lì un minuto di più: “Sono solo bambini, avranno combinato qualcosa e ora scappano via.”

Io decisi di rimanere e mi avvicinai al ragazzino.

Passo dopo passo mettevo a fuoco “l'oggetto” che il bambino stava fissando paralizzato.

Avvicinandomi, i dubbi si dileguarono. Quella era una testa mozzata.

Rimasi pietrificato anche io, ovvio, ma cercai di tranquillizzare inutilmente il bambino. Gli chiesi cosa fosse successo.

Il ragazzino non piangeva, ma aveva gli occhi sgranati, immobili. L'espressione del viso era una maschera di terrore. Cominciò a balbettare qualche sillaba. Io rimasi davanti a lui, cercando di nascondergli quella macabra visione.

Disse che stavano giocando a pallone e come pali delle porte avevano trovato due secchi di latta già posizionati nel punto esatto. Nulla di strano visto che in molti bazzicavano quella zona e ogni tanto, anche i più grandi, andavano a tirare qualche calcio al pallone.

Disse che dopo pochi minuti un suo amico colpì il secchio, rovesciandolo e facendo uscire una testa che cominciò a ruzzolare per qualche metro.

Ovviamente chiamai subito i Carabinieri della zona a cui spiegai ciò che mi aveva detto il ragazzino ancora sotto shock.

Il giorno seguente non si parlava d'altro in paese. Venne fuori che la testa apparteneva ad uno dei giostrai, ma il corpo non era ancora stato ritrovato.

Pensai involontariamente a quell'inquietante uomo dei palloncini.

La sera, nonostante il fattaccio, la gente era in giro per la via principale, ma parte della piazza che ospitava le giostre era stata chiusa al pubblico per indagini.

Passai di lì per andare in centro. L'aria era diversa, il cielo era diverso, sembrava tutto più freddo nonostante fosse pieno Agosto.

Da lontano vidi dei palloncini svolazzare tra la folla nella via principale.

Lui era lì, in mezzo a tutta quella gente a distribuire palloncini colorati a grandi e piccini.

Era felice, sorrideva a tutti, ma il suo volto era inquietante, mi metteva i brividi.

Avanzai tentennando un poco e non sapevo il perché, ma quella persona mi dava davvero fastidio. Mi faceva paura.

Si voltò verso di me, quasi come se sapesse che ero lì.

“Salve signore!” Disse con festosità.

Rimasi un attimo impietrito, ma di nuovo salutai di rimando.

“Buonasera a lei.” Ero abbastanza nervoso ed impacciato. Insolito.

Si avvicinò e mi fece segno di infilare la mano in uno dei tre buchi presenti sulla sua scatola colorata.

Non ero per niente d'accordo. Quella cosa mi inquietava assai.

“Forza. Non avere paura.” Mi incoraggiò esponendo quel suo sorriso largo e perfetto, così finto da sembrare di plastica. Le sue iridi, grandi e scure, sembravano due buchi tetri.

Pensai che se dei ragazzini avevano pescato da quella scatola senza problemi, perché io mi stavo flagellando con tutte quelle preoccupazioni?

“Al diavolo!” Dissi.

Infilai velocemente una mano nella scatola.

Sentii solo il fondo ruvido di legno che mi grattava le dita. Tastai ancora e adesso sentivo dei fili, un ammasso di fili, di spaghi. Allungai le dita più in là, sentii qualcosa di liscio, di soffice e poi qualcosa di freddo e solido. Palpai cercando di capire cosa fosse. Plastica, vetro. Soffice, freddo, rugoso; solido, freddo e liscio. Una...bocca? Dei denti?

Mi si raggelò il sangue quando trovai quella che sembrava una lingua. Andai ancora verso quelli che sembravano fili. Capelli. Mollai la presa, cercai di tirare fuori la mano, ma la mano non usciva.

“Alla scatola non piace se te ne vai a mani vuote.” Quell'uomo cominciò a ridacchiare, una risata flebile e malsana.

Nonostante la situazione fuori dal normale, presi coraggio, tirai su ciò che avevo trovato.

In mano avevo un palloncino verde.

Rimasi di stucco. Era tutto un trucco o c'era davvero qualcosa di strano.

L'uomo aprì la mano pallida e mi sorrise nuovamente. “Dai qua che lo gonfio.”

Porsi il palloncino e cominciò a soffiarci dentro. Il pallone si gonfiò e si gonfiò.

“Basta o scoppierà...” Dissi. Lui non mi ascoltava e continuava a soffiare dentro quella gomma verde.

Il palloncino era gonfio, parecchio gonfio.

Finalmente mi porse l'oggetto satollo d'aria. Era legato ad un filo colorato e svolazzava. Come poteva se non era stato gonfiato ad elio? Parecchio strano.

“Ecco qua.” Mi legò il filo al polso. “Così non vola via.”

Ma c'era qualcosa di ancora più strano e apparve dietro al palloncino.

Un volto, contorto, deformato da quella gomma verde appena trasparente che non mi dava modo di vedere. Scostai il palloncino ma non vidi nulla dietro ad esso.

Intanto il venditore di palloncini si era dileguato.

Osservai meglio quella grossa palla verde. Il volto era ancora lì.

Mi avvicinai, lentamente, per capire cosa fosse. Macchie? Rifrazioni? Riflessi?

Nulla di tutto questo. Andai più vicino con lo sguardo e il palloncino scoppiò all'istante, rivelando una testa di un cadavere.

Una testa marcia, putrida e pallida che mi guardava con occhi sbarrati, senza palpebre, il setto nasale scoperto. Le labbra assenti mostravano una bocca appena aperta adornata di denti gialli e scuri.

Non riuscii nemmeno ad urlare. La testa svolazzava appesa a quel filo per poi spiattellarsi a terra ed esplodere come una zucca marcia.

Mi accorsi che tutta la gente che avevo attorno poco prima si era volatilizzata. Era buio e guardando l'ora vidi che erano le due e un quarto di notte. Come era possibile? Ero rimasto lì per tutto quel tempo?

Corsi via come un fulmine. Il mio sguardo percepì un movimento alla mia destra, in mezzo al parco che portava al piccolo torrente, dove era stata trovata la testa il giorno prima. Vidi chiaramente l'uomo dei palloncini che attraversava il piccolo ponte che portava alle campagne.

Decisi di seguirlo e in pochi minuti mi trovai nel mezzo di un campo vuoto e arido.

Al centro del campo vidi una casetta di legno, vecchia e abbandonata.

Mi avvicinai e non fui sorpreso nel notare alcuni palloncini colorati appesi ai davanzali.

In un ceppo era conficcata un'ascia, decisi di prenderla. Probabilmente ne avrei avuto bisogno se mi fossi trovato faccia a faccia con quell'uomo.

La porta d'entrata era aperta, dentro era buio. Camminai per il lungo corridoio, avevo paura, ma dovevo scoprire cosa si nascondeva dietro a quel macabro uomo.

Il corridoio terminava in un'ampia stanza piena zeppa di palloncini di ogni colore che svolazzavano a mezz'aria, legati ad un filo.

Mi feci spazio tra quegli involucri d'aria colorati che leggeri si scostavano al mio passaggio, aprendo la strada ad altri palloncini.

Sentii uno scoppio in fondo alla stanza: uno era andato. Un altro scoppio, ma questa volta fu seguito da un tonfo sordo.

Non volevo pensare a cosa fosse, ma purtroppo mi ero fatto un'idea.

Ne scoppiò un altro e poi un altro ancora alternato da quel macabro tonfo.

Gli scoppi erano sempre più vicini e nella penombra cominciavo ad intravedere ciò che causava quei dannati tonfi. Di nuovo teste.

Come per magia, o forse meglio dire stregoneria se non peggio, tutti i palloncini scoppiarono rivelando teste deformi che ruzzolavano qua e là. Non riuscii più a proseguire. Il cuore tamburellava come un assolo di batteria in un concerto metal. La testa cominciò a girarmi, pensai di svenire, ma rimasi in piedi solo perché in fondo alla stanza, seduto su una vecchia poltrona, era accomodato l'uomo dei palloncini che rideva come una matto con gli occhi fissi su di me. Mi montò una rabbia fuori dal normale e l'impulso di ucciderlo fu più forte di me.

Strinsi l'ascia con tutte le mie forze correndo come un folle verso quel pazzo assassino.

Con un urlo e prima che finisse la frase “Prendi un palloncino”, lo colpii dritto al collo staccandogli la testa di netto.

Non uscì nemmeno una goccia di sangue. La stanza si coprì di una nebbia scura e densa. Mi sentivo soffocare, persi i sensi.

Sognai di essere in un luna park, in mezzo a tanti palloncini colorati e musica, mentre ballavo sopra un tappeto di corpi putridi e decapitati.

Mi risvegliai di colpo, ma non ero più in quella stanza. Era notte, ero nel luna park ed era l'ultimo giorno di festa del paese. Ero lì che guardavo i ragazzini correre tra una giostra e l'altra.

Mi si avvicinò un bambino con la propria mamma. Il piccolo mi guardò: “Mi dai il palloncino blu?”

Ero stranito, ma il mio corpo stava agendo da solo. Presi il palloncino blu e lo porsi al bambino che se ne andò felice.

Urlavo dentro quel corpo che non era il mio, urlavo fino a piangere, ma nessuno mi sentiva. Continuavo soltanto a chiedere ai passanti: “lo vuoi un palloncino colorato?” con quella bocca larga e orrenda che non era la mia.

 

 





 

Commenti

Post popolari in questo blog

La Fine dei Racconti Malsani

Terra. Seconda era post apocalittica. Anno: imprecisato, ormai la razza umana ha perso il conto. Mari prosciugati, pianure ormai aride. Le guerre hanno spazzato via gran parte di ciò che c'era di bello e sano nel mondo; tuttavia, un po' di razza umana era sopravvissuta...per l'ennesima volta.   Spedizione Populus, Pianure Aride del nord Italia. Un gruppo formato da tre persone si fa strada tra la sabbia e la cenere. Il vento caldo sferza i visi protetti da grossi occhiali scuri e sciarpe scolorite, mentre gli spessi stivali solcano le piccole dune formate dal vento. Uno dei tre tizi inciampa su qualcosa di solido, ma non è una roccia. Incuriosito, l'uomo si china per osservare l'oggetto per metà coperto da sabbia e cenere. Stupito del ritrovamento lancia un urlo agli altri del gruppo. “Ehi ragazzi! Guardate qui.” I due si erano fermati poco più avanti e si voltarono leggermente seccati. L'uomo si avvicinò e mostrò l'oggetto in questione. La ragazza...

Quel Pollaio al di là del Cimitero

Un'altra faticosa giornata di lavoro nei campi stava volgendo al termine in un piccolo paese del nord Italia. Stanco, ma soddisfatto, il vecchio Doriano se ne tornava a casa con il suo trattore modello vintage. Il tramonto colorava di rosso il cielo spalmato sullo sfondo di campagne e colline; erano gli ultimi giorni roventi d'estate e Doriano ne era felice. Un po' per il troppo caldo che ormai non apprezzava più come quando era giovane, ma soprattutto per quel gruppo di ragazzini con le moto da cross che scaricavano gas tossico e rumori infernali proprio sulla strada vicino a casa sua. Per non parlare di quella volta che hanno deciso di fare moto cross proprio nel suo campo appena arato. “Bastardelli!” Disse ad alta voce. Poco più avanti, sul ciglio della strada, una persona poco più giovane di lui se ne stava seduta sulla riva di un fosso. Doriano lo riconobbe subito, era Aristide, il classico scemo del paesello, soprannominato da tutti “Il Filosofo”. Appena vide il...

La Befana senza scopa

5 Gennaio, anno imprecisato. “Dolcetti pronti, carbone dolce c'è, il carbone per i bimbi balordi è pronto, qualche giocattolo...” La signora Befana stava finendo i preparativi per le consegne del 6 Gennaio. “Direi che è tutto pronto. Ora collaudiamo la scopa.” Scese in garage, accese le luci e andò verso la scopa o meglio, dove avrebbe dovuto essere. Il velivolo magico ultraleggero a reazione non c'era più, era sparito. La Befana rimase sconcertata. La scopa non poteva di sicuro andarsene via da sola. “E questo cos'è?” Si chinò appena vide in terra un foglietto di carta. Lo lesse nella mente. “La scopa me la sono presa io, così ci faccio qualche giretto. Se la rivuoi indietro porta tutti i dolcetti e balocchi sul tetto del Royal Palace al centro della città. Ha-Ha-HA! Firmato Mister .” La Befana rimase a bocca aperta per qualche istante in mezzo a quella stanza semi vuota senza fare nulla. “Chi sarà questo Mister? Ma poi Mister chi?” Pensava ad alta voce mentre ri...